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ZFoto WhatsApp Image 2018 10 03 at 12.40.19La sala stampa della Procura di Parma era piena zeppa: giornalisti, cameramen, fotografi, Carabinieri e soprattutto lui, il Procuratore capo Alfonso D’Avino, alle prese con la prima grossa inchiesta dall’assunzione del ruolo.

E d’altronde la situazione è piuttosto narrativa del nostro territorio e del quadro etico attualmente in essere: per la seconda volta la nostra Università, fronte “medico-sanitario”, viene coinvolta in uno scandalo che mescola gli interessi di case farmaceutiche e quelli imposti dalla deontologia medica ( PER APPROFONDIRE LEGGI E VAI A RITROSO NEI LINK ).

 

ZFoto WhatsApp Image 2018 10 03 at 13.12.16Sono certamente sacrosante due considerazioni fatte in conferenza stampa, cioè che “l’Università è una struttura sana all’interno della quale si sono riscontrate singole responsabilità” e “non siamo qui a condannare delle persone: dobbiamo dare conto di un’inchiesta della Procura cui risponderanno le difese delle persone coinvolte”, ma quando due inchieste mettono in luce uno “schema” comportamentale che riconduce a vertici apicali denari illeciti e macchiati di sangue (nel senso reale del termine), allora un problema c’è, ed esso è strutturale. A Paolo Andrei, Magnifico Rettore dell’ateneo parmigiano, il compito di individuare quanto profondo sia esso ed approntare le soluzioni.
Se nella prima inchiesta è stato investito il professore Fanelli, in questa a finire agli arresti è stato il professor Franco Aversa, direttore della Struttura complessa di Ematologia. Con lui la sua interlocutrice economica, Paola Gagliardini, imprenditrice nel ramo della mediazione con le case farmaceutiche nell’organizzazione di convegni medici.
ZFoto WhatsApp Image 2018 10 03 at 13.13.27Questi ultimi risulterebbero essere, sostanzialmente, un paravento per l’incetta di sponsorizzazioni “fortemente consigliate”: chi accettava, a sentire gli inquirenti, vedeva i propri prodotti finire nei prontuari medici ed utilizzati nelle prescrizioni, chi si rifiutava subiva ritorsioni pesantissime. In conferenza stampa è stato riferito di intercettazioni telefoniche dai contenuti piuttosto espliciti, pesanti ed offensivi, verso chi non si piegava a questo sistema di “sponsorizzazioni consigliate”. I due però non agivano in splendida solitudine, ma capeggiando una “banda” che ha coinvolto altre figure: sono 9 le misure cautelari interdittive applicate a medici e rappresentanti di farmaci, con altre 36 persone interessate da indagini. Le 7 aziende coinvolte non hanno sede a Parma e in molti casi hanno dimensioni definite “internazionali”. Le multinazionali del farmaco, in altre parole.
Da sottolineare come Aversa sia un luminare del comparto “cellule staminali”: stiamo quindi parlando di trapianto di midollo osseo, di oncoematologia. Il fatto che un farmaco sia finito nel Prontuario non in quanto valido ma in virtù dell’accettazione di un metodo essenzialmente estorsivo è una ipotesi che fa accapponare letteralmente la pelle.
ZFoto WhatsApp Image 2018 10 03 at 12.41.40Le indagini hanno preso il via nel 2015, e hanno subito prefigurato due filoni di reato distinti: da un lato quello sopra descritto, di raccolta di denaro in cambio di benevolenza verso il prodotto farmaceutico, dall’altro quello del “confezionamento” di borse di studio a medici che dovevano vincerle, che fossero i migliori per il ruolo o meno. Altro aspetto moralmente aberrante della vicenda (dato che a curare sarebbe meglio fossero i più capaci, e non quelli più vicini e fidati di un professore), che è costato ad Aversa una serie di altri grattacapi. Tra le accuse, tanto per non farsi mancare nulla, anche quella di truffa aggravata, che si deve anche allo svolgimento di attività professionali a dispetto di un contratto di esclusiva con la nostra struttura sanitaria cittadina.
A dare il via all’inchiesta la denuncia di un medico, che ha “snasato” irregolarità un po’ differenti da queste, ma che con la propria voglia di dire “no” ha avuto il grande merito di mettere i Carabinieri sulla giusta strada.
Va detto che molte delle considerazioni che avete letto, se da un lato sono certamente il frutto di quanto affermato da una delle parti (l’accusa) dall’altro riflettono il testuale delle intercettazioni telefoniche: il nome stesso dell’inchiesta deriva da una delle frasi ripetute nelle conversazioni degli arrestati.
"Poco importa – si legge ad un certo punto sul maxi-schermo allestito in sala stampa - il contenuto tecnico del farmaco, conta il 'conquibus' cioè quello che può essere intascato". Una frase dal senso inequivocabile.
A dare il via all’operazione, dicevamo, la denuncia di un medico. Trattandosi di ematologia, viene da esclamare che il sistema ha espresso il proprio anticorpo a quei patogeni maligni. Il tema però che due eminenze di temi tra i più delicati, quali le cure palliative (Fanelli) e i trapianti di midollo (Aversa), pare abbiano mercificato il corpo dei pazienti resta assolutamente intatto sul tavolo.
Tre gli episodi contestati di indebita induzione più una tentata, cinque episodi di corruzione, numerosi abusi d’ufficio raccontano un quadro che non si può nuovamente soffocare con una serie di messe in suffragio.

PER APPROFONDIRE LEGGI DEI PROVVEDIMENTI NEL LORO COMPLESSO

LA NOTA DIFFUSA DA PAOLO ANDREI, MAGNIFICO RETTORE DELL’UNIVERSITÀ DI PARMA:
“In relazione alla “Operazione Conquibus”, condotta dai Carabinieri-NAS di Parma, sono profondamente colpito e attonito per quanto messo in luce – come cittadino ancor prima che come Rettore – pur nella consapevolezza che i fatti dovranno essere accertati nelle sedi competenti.
Desidero ribadire profonda fiducia negli inquirenti e assicurare la piena disponibilità mia e dell’Ateneo a collaborare con la Magistratura per l’accertamento dei fatti.
Resto comunque fiducioso nella professionalità e integrità di tutti coloro che operano nella Comunità universitaria di Parma, e ribadisco il fortissimo impegno dell’Ateneo verso la cultura della legalità e il rispetto dell’integrità. Questo episodio non fa che aumentare la nostra attenzione verso questi principi, per noi imprescindibili”.

LA REAZIONE DEI VERTICI DELL’OSPEDALE MAGGIORE: “FATTI INACCETTABILI”
In relazione alle indagini condotte dai NAS di Parma interviene il direttore generale dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria. “Comportamenti come quelli emersi dalle indagini non possono essere tollerati. L’Azienda Ospedaliera garantisce la continuità assistenziale dei pazienti dell’unità operativa di Ematologia”

“I fatti emersi sono sconcertanti e inaccettabili. I comportamenti messi in luce dall’indagine infangano la professione medica e fanno violenza ai principi e ai valori del Servizio sanitario nazionale. Non possono e non devono essere tollerati, in alcun modo. Stiamo adottando i conseguenti provvedimenti di sospensione dall’incarico, anche in applicazione della recente normativa regionale in materia, a conferma della nostra netta determinazione già dimostrata in passato”. Così Massimo Fabi, direttore generale dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria dopo le indagini dell’operazione Conquibus condotte dai NAS – Carabinieri di Parma e coordinate dalla Procura della Repubblica di Parma.
“Le attività dell’unità operativa di Ematologia e Centro Trapianti Midollo Osseo – precisa Fabi - proseguono con regolarità e la direzione sanitaria assicura la piena continuità assistenziale e di cura dei pazienti in carico al reparto. L’Azienda sanitaria – conclude il direttore del Maggiore - attende fiduciosa la conclusione delle indagini e metterà in atto azioni a tutela dei professionisti dell’Ospedale Maggiore e dei pazienti in cura che quotidianamente ripongono fiducia e speranza nel Servizio sanitario”.

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