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ZFoto zona alice 20162 1L’imminente decisione sulla capitale italiana della Cultura 2020 porterà, come ogni competizione, delusione o soddisfazione. Ci auguriamo ovviamente che il premio di un milione di euro e le facilitazioni amministrative connesse possano arrivare alla nostra città.
Temiamo che poco muterà per le biblioteche comunali di Parma.

Sì, di fronte allo svilimento che da molti anni avvolge i principali servizi culturali dedicati alla popolazione, il fatto stesso che ci si metta a competere per il titolo di “Capitale di qualcosa” ci lascia perplessi, ma capiamo che possa essere emozionante.

Le valutazioni sull’operato del ministro Franceschini (durante il suo mandato è nato il concorso) riguardano temi di scala nazionale, ma leggere le classifiche che vedono l’Italia in coda a quasi tutti i paesi UE per le spese destinate alla cultura ci dà la misura di quanto siano folkloristiche e pubblicitarie competizioni come quella di questi giorni.

Tornando a Parma, facciamo alcune considerazioni sullo stato delle biblioteche, come utenti interessati al loro sviluppo. Troviamo, in un allegato al recente Documento Unico di Programmazione, queste parole: “Dopo aver SNELLITO e OTTIMIZZATO il sistema bibliotecario comunale, attivazione di nuove biblioteche in modo che nel medio e lungo periodo ogni quartiere possa avere la propria” (DUP 2018-2020, nota di aggiornamento, p. 185).
Ci sentiamo, assieme a numerosi utenti, di smentire questa versione della storia. Le biblioteche a Parma scontano un decennio di ritardo rispetto alle realtà limitrofe. Il budget per abitante è la metà di Reggio, un terzo rispetto a Modena; il numero di prestiti in provincia di Reggio è quasi il quadruplo, quello interbibliotecario sei volte tanto. Il numero di biblioteche è maggiore.
I prestiti a Parma città sono in calo: aver accorpato nel conto quelli del Centro Cinema (dal 2014) non serve a celare il dato statistico negativo. Ci pare più uno svilimento che uno snellimento quello che è capitato all’Emeroteca Comunale, declassata di fatto a spazio riviste della Civica.
Ci preoccupa il destino delle biblioteche specializzate in scienze agrarie “Bizzozero” e in storia e scienze politiche “Balestrazzi”, anch’esse accorpate alla Civica.

Le recenti rassicurazioni sul destino della biblioteca di Alice al quartiere Pablo, dopo il flop della procedura di leasing in costruendo, ci trovano dubbiosi. Ci chiediamo ancora una volta se non sia possibile trovare una sede nel già costruito, invece di cementificare una delle poche aree verdi.
Auspichiamo che sorga al più presto, nel cuore del quartiere San Leonardo, il centro culturale di cui si inizia a parlare grazie alla meritoria azione degli Amici della Biblioteca San Leonardo. I 4 anni posti come prospettiva dall’assessore ai Lavori Pubblici ci paiono una data troppo lontana, considerando la disattenzione decennale riservata a questa zona.

ZFoto volantino lavori in civica 1Di fronte a un bilancio per il sistema bibliotecario che non muta di molto la situazione, sia nelle risorse economiche che nei numeri del personale, le parole chiave paiono essere DECLINO e IMMOBILITÀ, con qualche speranza.

Il Centro Cinema “Lino Ventura” minacciato di chiusura ai tempi della Ferraris, attende che le buone intenzioni manifestate dall’assessore Guerra lo scorso 25 ottobre si traducano in fatti concreti: il rilancio del Lino Ventura porterà un beneficio per il quartiere e per la città.
I lavori di restauro nell’Ospedale Vecchio comportano e comporteranno interruzioni e chiusure della Civica almeno per un anno e mezzo. Perché questa tempistica? Non diamo la colpa solo all’attuale amministrazione, che raccoglie il frutto di quasi 15 anni di interruzione della manutenzione ordinaria sull’edificio. Dobbiamo ringraziare soprattutto le giunte Vignali e Ubaldi per questo disastro.
“Qualsiasi bibliotecario abbia patito la sventura di veder chiusa la sua biblioteca per catastrofi volute dalla natura o dagli uomini (ivi compresi i benintenzionati) sa che una biblioteca chiusa è come morta” (da Biblioteche a Parma, 1989).
Ed è dunque apprezzabile lo sforzo di mantenere l’apertura, anche parziale, della Civica. Pensiamo che l’inevitabile calo dei prestiti e delle presenze debba essere compensato da serie e costanti proposte culturali, anche piccole, sfruttando al massimo gli spazi disponibili e attraverso una campagna di sensibilizzazione dei cittadini su tutti i media a disposizione.

Fondamentale, in misura forse maggiore rispetto al problema delle strutture, è l’aspetto umano e professionale: il lavoro del bibliotecario deve essere rispettato, occorre aumentare il personale, investire sulla formazione, invertire la tendenza decennale all’esternalizzazione.
Auspichiamo il ritorno, nella città da cui scriviamo, dello spirito entusiasta che permeava, prima di anni di vera e propria ondata punitiva, le biblioteche pubbliche.
I bibliotecari svolgono un lavoro importante per tutti, anche nei suoi risvolti sociali, in quartieri attanagliati dai problemi della miseria e della solitudine. Rimettere le biblioteche al centro del discorso sulla cultura porterà vantaggi per l’intera comunità.

VERSO UN POLO BIBLIOTECARIO EMILIANO
Avanziamo a partire da oggi una proposta che, lontana da aspetti spettacolari e competitivi, potrebbe generare importanti benefici.
Dopo diversi anni di attività e analisi, ci pare giunto il tempo di un’onesta valutazione: Parma da sola non ce la può fare.
I limiti, le arretratezze della rete bibliotecaria parmense, derivano in primo luogo da una classe politica locale che crede poco alla sua importanza. In alcune occasioni (si dice il peccato…) sindaci, assessori o consiglieri comunali hanno mostrato di non conoscere nemmeno l’ubicazione di alcune biblioteche comunali!

Come strategia di superamento di questa crisi, proponiamo all’attenzione delle Amministrazioni Comunali, delle Province, della Regione Emilia Romagna, delle Università emiliane lo sviluppo di una riflessione sull’opportunità di fondere i Poli Bibliotecari di province diverse, a partire da Parma, Reggio e Modena.

Questo passaggio amministrativo, già attuato nelle province marchigiane di Macerata, Fermo e Ascoli col Polo Bibliotecario Marche Sud, potrebbe consentire la circolazione di pratiche virtuose, modelli organizzativi, informazioni, nel rispetto dell’autonomia e delle peculiarità territoriali, e potrebbe aumentare gli standard nelle zone meno avanzate.
Le recenti notizie riguardo alla collaborazione tra città vicine in materia di turismo ci fanno ben sperare in tal senso.

Comitato utenti Biblioteche Leggere tra le ruspe

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