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Uomo panorama scelte difficiliLa domanda che molto spesso ci affligge è se sia o meno meglio fare qualcosa e pentirsi di averla fatta o non farla per niente e poi magari rimuginare su cosa sarebbe successo se l'avessimo fatta.

Insomma, in breve: meglio avere rimorsi o rimpianti? Partiamo col fare chiarezza sul significato dei due termini: il rimorso è un pentimento per qualcosa che in passato si è fatto o detto e che invece non avremmo mai voluto fare o dire; il rimpianto invece è una forma di dispiacere per non aver potuto o voluto deliberatamente fare o dire qualcosa. L’unica cosa certa ad oggi è che attraverso un rimorso possiamo decisamente imparare una lezione di vita, mentre vivere per sempre col rimpianto di qualcosa che non siamo riusciti a dire e fare, forse, non ci permetterebbe di vivere serenamente. Senza parlare del fatto che chi vive nel rimorso ha almeno provato a vivere a pieno la propria vita, al contrario, chi vive nel rimpianto, forse, ha lasciato che la vita si facesse vivere da altri, dal destino o da chiunque all’infuori di se stesso. Non c’è ombra di dubbio che il rimpianto, molto più che il rimorso, è strettamente collegato alla capacità di scegliere, di riflettere sulla consapevolezza dell’errore commesso. Il rimpianto invece è una sorta di non scelta e di un vissuto perennemente nel dubbio di ciò che poteva essere e non è stato, legando così indissolubilmente il proprio presente al proprio passato con un continuo rimuginare su cause, colpe, per eventi che, di fatto, non esistono più, sono trascorsi. Eppure, un dato di fatto è che commettere errori è nella natura umana, il problema sta nel non essere in grado di convivere con la consapevolezza dei nostri errori, del nostro essere fallibili. La consapevolezza dell'errore, che trattasi di rimpianto o di rimorso, è frutto di una scelta del fare o non fare e di essere capaci di immaginare di tornare indietro e trovare in quella determinata situazione, in quel preciso contesto, una possibile decisione differente, la e allora non vista, non intuita, immaginando così un presente altro. Il paradosso sta nel fatto che proviamo un rimpianto o un rimorso più forte quando pensiamo di essere stati vicinissimi a quella desiderabile e giusta scelta, dell'essere stati lì lì per farcela e per un niente aver mancato l'obiettivo. Ci tedia questa “sconfitta” e non nell'immediato soltanto, bensì si insinua condizionando scelte, desideri, sogni, persino le nostre relazioni interpersonali future. Riflettere "a freddo" su come consapevolizzare di aver commesso un errore può darci un risvolto positivo, può regalarci la chance di osservarci attentamente e imparare a riconoscere i nostri limiti e le nostre fragilità. Rimpiangiamo e siamo pieni di rimorsi per non aver imparato di più a scuola, per non aver scelto la giusta università, per non aver avuto la carriera che avremmo potuto costruirci, per non aver utilizzato al meglio il nostro tempo libero. Ecco perché è fondamentale la consapevolezza positiva, che accresce la nostra persona, che può regalarci l'opportunità di andare oltre il banale errore, di immaginare e realizzare scelte più vicine al nostro ideale di vita. Parola di Counselor! Per scrivermi, per pormi domande e per approfondire i temi che affronto: This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it. 
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