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Scarponi Rotti mappa sentieri apricaI palinsesti televisivi si riempiono sempre più di programmi incentrati sulla sopravvivenza nella natura selvaggia: essi puntano molto sull’enfasi, su uno stile giornalistico sensazionalista, su contenuti con poche informazioni vere ed uno scarno filo logico.
Capisco che ci siano anche programmi o documentari piuttosto soporiferi, ma questo non ci esime dal rigettare le informazioni un tanto al chilo, spesso grossolane e alquanto autocelebrative.
Diciamocelo! Non ci troveremo mai su un’isola alla Cast Away e manco avremo una vita alla Hugh Glass, dalla quale si sono ispirati per girare il film “Revenant”. Sarà molto più probabile una storia tipo “Noi uomini duri”, indimenticabile cult con Pozzetto e Montesano. Perciò cerchiamo di trovare una via di mezzo tra il macho masochismo delle serie tv e lo spaccone-caciarone-imbranato di alcuni film, naturale modificazione genetica del “medioman” della commedia all’italiana, e sforziamoci di raccontare davvero come si debba affrontare un’ escursione.
Chi partecipa alle uscite organizzate da Guide con patentino deve innanzitutto seguire tutte le informazioni da loro date: sono persone esperte, le loro indicazioni sono motivate.
E’ molto importante affrontare la natura senza paura, ma ponendosi delle domande, soprattutto verso noi stessi. Le escursioni sono uno sforzo fisico e mentale, è bene partire da questo assunto: se ci concentriamo solo sull’aspetto affascinante e gratificante dello stare in un bosco o dell’attraversare un ruscello, potremmo trovarci nei guai inspettatamente. Mentre progettiamo l’uscita è quindi molto importante chiedersi: “sono in grado d’affrontare quel percorso? Ho informazioni adeguate su com’è il sentiero? In questa stagione come si presenta; fangoso, ghiacciato, impraticabile per altri motivi? Ci sono punti ristoro (anche delle fontane, che d’estate sono fondamentali)?”.
Possono sembrare domande banali, ma gli imprevisti in una gita nella natura sono i più svariati, non necessariamente legati al fattore meteo: immaginiamo di percorrere un sentiero a primavera e di trovarlo difficile per l’eccessivo fango che rischia a più riprese di farci scivolare. Decidiamo quindi di ritornarci con la bella stagione, pensando di non avere problemi a parte i colpi di sole. Il caso vuole che il nostro sentiero passi in una zona utilizzata per il pascolo, e che ci possiamo trovare di fronte un cane da guardiania per il gregge. Occorre restate calmi, immobili: quando il cane è certo che non rappresentiamo un pericolo per il gregge possiamo allontanarci senza fretta. Esistono tante variabili, occorre esserne consapevoli.
Ritornando alla nostra capacità di sforzo fisico vi do un consiglio: prima di scegliere un obiettivo è bene prendere in mano una cartina della zona, i vari punti informativi turistici le hanno. Prima di partire è opportuno scegliere il percorso migliore per raggiungere la nostra meta. Se possibile seguiamo i sentieri tracciati dal CAI, che sono numerati e lungo il percorso accompagnano con la loro segnaletica. La cartina va tenuta a portata di mano, ci servirà per orientarci e si rivelerà la nostra migliore amica. Sulla stessa cartina troveremo simboli e linee: essi indicano fontane, corsi d’acqua, strade, ruderi, ecc. Le linee, che saranno fondamentali nella progettazione e sono chiamate “curve di livello” o “linee isoipse”, aiutano a capire la morfologia del territorio: all’inizio possono sembrare “strane” perché sottili, a volte vicine a volte lontane tra di loro, non sembreranno regolari e ogni tanto saranno affiancate da un numerino che segnala la quota: molto grossolanamente, indicano la conformazione del terreno, se esso sia pianeggiante o ripido, se incontreremo una conca o una valle, e via dicendo. Più le linee saranno vicine e più il sentiero si troverà in un punto scosceso. Quindi sta a noi, conoscendo le nostre capacità, decidere se prendere il sentiero che ci porterà su salite faticose o stancanti saliscendi, se rinunciare o se escogitare un “piano B” ( che spesso c’è, anche se meno diretto).
Abbiamo scelto il sentiero? Ora pensiamo a come prepararci, non lasciando nulla al caso. In primis un vestiario adeguato all’ambiente dove andremo e alla stagione, quindi bastoncini per il trekking, che ci aiuteranno nella camminata, e un buon zaino che ci distribuisca efficacemente il peso evitando di rovinarci la schiena o spaccarci le spalle. Nel precedente articolo della rubrica la mia collega ha parlato degli scarponi, quindi compriamoci scarponi che ci fascino la caviglia, per evitare storte, e con la suola scolpita. Io consiglio d’avere un occhio di riguardo per gli indumenti, perché ci aiuteranno nello sforzo attraverso la termoregolamentazione: capisco che il materiale tecnico è costoso e ci sono negozi a buon mercato, ma si abbassa la qualità e non è proprio il caso. Se le nostre escursioni sono rare è comunque accettabile anche il materiale dell’outlet. In ogni caso, facciamoci amico il negoziante di articoli da escursione: conoscendoci ci potrà consigliare su cosa sia meglio per noi in base alle nostre caratteristiche ed esigenze. Un po’ come il bottegaio di fiducia, se vogliamo.
Primo consiglio, vestirsi sempre a strati. Secondo consiglio, mai mettere a contatto con la pelle una maglietta di cotone (specialmente d’inverno): della bontà di questo suggerimento vi accorgerete quando vi fermerete per fare pausa, sarete sudati e la maglietta bagnata si raffredderà...non sarà una bella sensazione. Terzo consiglio, non andate a fare una sfilata di moda in vetta o in qualsiasi rifugio, quindi non esibitevi in strani abbinamenti o in sfoggio di marche per sembrare finti abitanti delle Ande. E’ più probabile sembriate comparse dei primi film di Vacanze di Natale, e sarete scomodi nel camminare e poco protetti.
Pronti psicologicamente e con gli indumenti? Riempiamo lo zaino (sto parlando di brevi escursioni) con vestiti di ricambio, impermeabile se necessario, un cappellino, cibo o delle barrette energetiche e una borraccia di almeno un litro (consiglio acqua e non altro), fondamentale per evitare la disidratazione che porta all’affaticamento e a importanti complicazioni. Nello zaino mettiamo anche un kit di primo soccorso. Dai lo state pensando quello che sto per scrivere: la cartina. Oltre ad orientarvi, servirà in caso di chiamata dei soccorsi (mi raccomando: il numero è il 118): saprete così indicare dove vi trovate individuando una zona con un areale limitato. Un esempio? “Guardi, abbiamo passato il Monte X stavamo andando verso il monte Y, abbiamo attraversato il ruscello X e siamo sul sentiero numero N, siamo al bivio tra due sentieri numerati”. Quando si è nei guai sono indicazioni che possono fare la differenza tra disavventura e incidente serio.
Ora siete pronti per evitare d'emulare Brancaleone da Norcia. Buona escursione!

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Scarponi Rotti Francesco Salton di profiloFrancesco Salton - Guida Ambientale Escursionistica ER 594
Fissare chi sono in queste righe è difficile, avrete il piacere di conoscermi volta per volta leggendo i miei articoli su questa rubrica e vedendomi in escursione, sono scorrevolmente in mutamento come un torrente. Mi evolvo, osservo, incamero e trasformo, mi butto all’arrembaggio in nuovi progetti. Anche se credo convintamente nelle mie idee e nei miei principi. Adoro farmi contaminare e contaminare chi mi sta attorno, tenendo un filo rosso che unisca i miei passi. Chi mi conosce bene mi descriverebbe con l’aforisma Panta Rhei, tutto scorre.
Ho lavorato per anni in fabbrica come operaio, le mie basi scolastiche sono legate all’Istituto “Solari” per l’agricoltura e l’ambiente di Fidenza. Ora lavoro da anni come Operatore Socio Sanitario in un centro residenziale di disabili. Le persone di questo centro mi hanno dato la possibilità di crescere sotto tutti gli aspetti.
La volontà di diventare Guida Ambientale Escursionistica nasce dalla voglia di inserire un ulteriore tassello nei miei progetti di vita, avendo la possibilità in questo modo di trasmettere mie passioni e sensibilizzare su tematiche per me centrali come l’ambiente e il rapporto (confronto/scontro) dell’uomo con la natura. Lo sento visceralmente mio questo tema, sin da bambino, provenendo la mia famiglia da un paesino di montagna dell’Appennino parmense. Territorio che ha vissuto secolarmente la contraddizione del rapporto dell’uomo con l’ambiente. Sono in me impliciti il rispetto e l’ammirazione della natura.
E il modo migliore per scoprire geograficamente (nel vero senso più ampio) un territorio è la cucina. Ma questa però è un’altra storia….
P.S. faccio outing, ho letto il libro de “Il Signore degli Anelli” tredici volte. Quando mi incontrerete chiedetemi a quante volte sono arrivato.

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