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Ambiente animali rapaci gufoNon è sicuramente facile osservare un rapace notturno in natura. Per forza! - direte voi – Sono animali notturni! Avete ragione per certi versi, ma per altri vi sbagliate.

Allocco, civetta, assiolo, barbagianni, gufo e altri loro “parenti” hanno abitudini prettamente notturne, ma non è raro osservali in attività o comunque vigili anche di giorno. Il vero problema nell'osservazione di questi uccelli è la loro alta capacità mimetica, unita al fatto che tendono a nidificare in zone boschive. Questa tendenza s'è nel tempo modificata a causa dell'antropizzazione delle zone rurali, portando alcune di queste specie ad un forte adattamento agli ambienti antropici. Non è raro infatti udire il metallico chiù dell'assiolo all'interno di centri urbani (per esempio, in alcuni tratti del “Lungo Parma”, per un orecchio attento, è chiaramente distinguibile tra i rumori del traffico notturno), osservare Barbagianni planare dai campanili delle chiese di campagna (anche in questo caso, una coppia stabile è a cinque minuti a piedi da Parma, entro l'anello della tangenziale), avere un nido di civetta nel sottotetto o negli anfratti dei muri del casale abbandonato, di fianco a casa (in questo caso potrei fornirvi innumerevoli indicazioni su dove trovarle) o, infine, ritrovarsi in inverno un roost di gufi nel pino del proprio giardino condominiale (anche qui, ho in mente una situazione specifica in territorio parmense che chi mi ha seguito nelle recenti escursioni ha ben presente). Cos'è un roost? È un assembramento/dormitorio di gufi comuni che, con l'arrivo della stagione fredda, compiono una migrazione verticale (da quote alte a quote più basse) alla ricerca di temperature più miti e di maggior cibo, accettando la convivenza con altri conspecifici, quando solitamente esibiscono invece una forte difesa del proprio territorio.
Spesso li sorprendiamo appollaiati su di un posatoio, sia esso un ramo o un palo di una recinzione, in riposo o in ascolto di una potenziale preda; diversamente dai rapaci diurni, infatti, che cacciano prevalentemente in volo, irapaci notturni preferiscono un appostamento statico, basandosi principalmente sull'udito nell'individuazione della preda anziché sulla vista, anziché una caccia attiva. Vi sono in questo caso alcune eccezioni, può capitare, infatti, di giorno, di scorgere un barbagianni in volo a pochi metri di altezza sopra un prato o una civetta zampettare e saltellare sul terreno in cerca di lombrichi ed altre prelibatezze che si nascondono sotto terra; anche l'assiolo ed il gufo reale non disdegnano la caccia in volo, che resta invece l'esclusiva modalità di caccia del gufo comune.
Ma qual è il periodo migliore per l'osservazione? La maggior parte di questi rapaci, sul nostro territorio, è stanziale e quindi, in teoria, possiamo sempre ricercarne le tracce sul terreno e provare a scorgerli ed osservarli con discrezione senza disturbarli troppo; è però anche vero che il periodo di maggiore attività e responsività alla tecnica del playback (utilizzata per il monitoraggio e censimento delle specie e che consiste nel riprodurre i versi del rapace e poi restare in attesa di una eventuale risposta) è il periodo degli accoppiamenti, della cova e della cura dei pulli. In base alle differenze fra le varie specie, si va da febbraio a giugno. Questo è anche però il periodo più delicato, le loro risposte al richiamo sono aggressive, di difesa del territorio e del nido da un rivale o predatore e quindi fortemente stressanti per la coppia. È bene quindi non eccedere con questo tipo di attività. Più discreta ma forse più divertente, piò essere la ricerca delle tracce a terra. Durante una passeggiata in un bosco o in un parco o nei dintorni di casa dopo aver sentito il canto di un rapace la notte precedente, possiamo osservare il terreno alla ricerca di penne o piccoli bozzoli simili a palle di pelo, le borre. Queste ultime altro non sono che rigurgiti del rapace che in questo modo scarta quanto non commestibile del suo ultimo pasto, per es. il pelo e lo scheletro di un'arvicola. Aprendo le borre è quindi possibile capire la dieta degli strigiformi e ipotizzare, anche in base al luogo ed alla altitudine in cui ci troviamo, se si tratti di un allocco o di un assiolo (condividono la stessa nicchia ecologica ma, rispettivamente, sono uno quasi il doppio dell'altro e quindi avranno prede e borre tendenzialmente di dimensioni differenti), di un barbagianni o di una civetta (idem come sopra, a parte il fatto che quella del barbagianni è unica, in quanto di un tipico color nero lucido, mentre le altre sono grigie, il bianche o marroni). Per le penne il riconoscimento è più complesso, poiché spesso i colori e le sfumature sono simili non solo fra rapaci notturni ma anche a quelle dei rapaci diurni che vivono nella stessa nicchia ecologica. Brevemente e semplificando, la penna del rapace notturno presenta nella parte superiore una frangiatura a pettine, mentre quella degli altri uccelli presenta una lamina dal bordo liscio; si procede poi a valutarne la lunghezza unitamente alle caratteristiche del luogo di ritrovamento per ipotizzare a quale specie appartenga.
Prima di concludere e darvi appuntamento all'ultimo articolo sui rapaci notturni, è importante sottolineare un aspetto importante riguardo alla cova ed alla schiusa delle uova e all'accudimento dei pulli: raramente, se dovessimo incappare in un pullo a terra, questi è abbandonato. Essi, infatti, divengono ben presto troppo grandi per il nido e, sebbene ancora incapaci di volare, si spostano in un punto vicino al nido, zampettando tra i rami o sul terreno, continuando ad essere nutriti e protetti dai genitori, finché non saranno in grado di volare. È buona prassi, quindi, cercare di interagire quanto meno possibile con questi animali che già troppo devono convivere con l'uomo e spesso a loro svantaggio. Se infatti, gli edifici rurali hanno sosituito i filari di gelsi nell'offrire riparo alle civette, strade e fili spinati sono divenuti un ostacolo mortale per molti rapaci notturni, che, di notte, finiscono investiti dalle auto o aggrovigliati alle recinzioni mentre inseguono in volo le falene per cibarsene.
Tanto ci sarebbe da scrivere su questi affascinanti uccelli e tutto in questi tre articoli non si può affrontare, così, nel prossimo, tra il serio ed il faceto, vedremo i “record” delle specie presenti sul nostro appennino, congedandoci dai Signori della Notte.

In coda, lascio il link al precedente articolo sui rapaci, per chi lo avesse perduto: LEGGI 

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Scarponi Rotti Alessandro Bazzini foto presentazioneAlessandro Bazzini

Guida Ambientale Escursionistica e Accompagnatore Turistico di Parma, membro del gruppo Guide Val Cedra e socio AIGAE – Associazione Italiana Guide Ambientali Escursionistiche dal 2015. Psicologo ed educatore appassionato, amante della montagna, dei Paesi scandinavi e nordici in generale e dell’incontro con differenti culture, ho sempre cercato di far coincidere questi miei interessi. Nei miei viaggi ed escursioni in solitaria, ho sempre cercato di scoprire la bellezza dell’infinitamente piccolo attraverso la contemplazione dell’infinitamente grande e viceversa. Ho sempre scelto l’immersione in una cultura e natura a me estraneee, la lenta scoperta di ciò che un territorio ha di bello, la sua storia e cultura, le sue tradizioni e leggende popolari e cerco di trasmettere queste passioni, interessi ed entusiasmo nelle escursioni nel nostro Appennino, nei viaggi all’estero, nelle attività con le scuole e con i grest, nei progetti con la neuropsichiatria adulta e infantile, con i Sert.
Alessandro Bazzini

Guida Ambientale Escursionistica e Accompagnatore Turistico di Parma, membro del gruppo Guide Val Cedra e socio AIGAE – Associazione Italiana Guide Ambientali Escursionistiche dal 2015. Psicologo ed educatore appassionato, amante della montagna, dei Paesi scandinavi e nordici in generale e dell’incontro con differenti culture, ho sempre cercato di far coincidere questi miei interessi. Nei miei viaggi ed escursioni in solitaria, ho sempre cercato di scoprire la bellezza dell’infinitamente piccolo attraverso la contemplazione dell’infinitamente grande e viceversa. Ho sempre scelto l’immersione in una cultura e natura a me estraneee, la lenta scoperta di ciò che un territorio ha di bello, la sua storia e cultura, le sue tradizioni e leggende popolari e cerco di trasmettere queste passioni, interessi ed entusiasmo nelle escursioni nel nostro Appennino, nei viaggi all’estero, nelle attività con le scuole e con i grest, nei progetti con la neuropsichiatria adulta e infantile, con i Sert.

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