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Ambiente Api per traspoare pesticidiEccoci ritrovati con l’autunno in casa e l’appuntamento mensile con Rosso Vivo. Ormai si è parlato spesso e a vari livelli della tematica dell’importanza degli insetti impollinatori, prime tra tutte le api.

Tutti simpatizzanti di Ape Maya eppure poi spesso e volentieri confondiamo api con vespe, uccidiamo senza ritegno alcuno sia le uno che le altre per paura di choc nafilattico, fastidio e anche per ribrezzo di alcuni, eppure, le api in via di estinzione, e non siamo noi di Rosso Vivo ad asserirlo, bensì gli esperti del settore a livello internazionale, sono causa di innumerevoli rischi ambientali. Se scomparissero le api, ci sarebbero gravi conseguenze per il pianeta. Sembra quasi di citare una delle pestilenze bibliche eppure: carestie, perdite economiche, raccolti in rovina, sono solo alcune delle gravi conseguenze provocate da un’eventuale e definitiva moria delle api (aggiungiamo anche farfalle, bombi e insetti impollinatori altri). Tutto questo perché, per chi non lo sapesse ancora, è grazie alle api che le piante e i fiori possono riprodursi assicurando raccolti e conseguentemente sfamare la popolazione mondiale e ovviamente regolare anche gli introiti economici. Negli ultimi anni l’Unione Europea ha subito una riduzione pari a circa il 50% degli alveari, cifra che in Italia raggiunge una percentuale del 20-30%. Le api contribuiscono da sole alla riproduzione di circa 39 specie vegetali sulle 57 più comuni e remunerative, un danno economico che negli Stati Uniti arriverebbe ad una cifra pari ai 15 miliardi di dollari. Ecco perché l'Ue ha deciso quest’anno di vietare l'uso di tre neonicotinoidi dall'agricoltura, i pesticidi che colpiscono la specie. Da questi insetti, secondo la Fao, dipende il 90% dell'alimentazione mondiale. All’origine del problema vi sono fattori svariati, tutti ahinoi riconducibili a cause umane. Si parte dal cambiamento climatico, il relativo innalzamento delle temperature che ovviamente altera gli equilibri di flora e fauna, provocandone anche la conseguente estinzione. L’uso troppo spesso indiscriminato di pesticidi utilizzati per allontanare insetti e parassiti cosiddetti nocivi per i raccolti, finiscono alla stregua per danneggiare anche gli impollinatori, essenziali invece per i raccolti e tutti quei cosiddetti insetti amici. Tutto ciò provoca danni sia alle colonie di api selvatiche, le cosiddetta apoidee, che costituiscono la maggioranza delle api viventi al mondo, sia gli esemplari da apicoltura, destinate anche alla produzione di miele. Alcuni studiosi hanno notato che la presenza di alveari e habitat naturali a poca distanza da coltivazioni ed aziende agricole, ne incrementa fortemente la produzione, arrivando anche all’80% in più del normale. Perdere questo potenziale in seguito a un’eventuale e preoccupante estinzione, significherebbe dover rinunciare al settore tra i sempre più prolifici per l’economia di molti paesi: l’agricoltura. Decenni fa già il Grande fisico Albert Einstein affermò che: “Se le api si estinguessero, all’uomo non resterebbero che quattro anni di vita”; una frase forse estremista o forse neanche troppo. Pensiamo alla diminuzione della produzione agricola che avrebbe una ovvia ricaduta sui mercati e i negozi di alimentari che in breve sarebbero drasticamente svuotati, con la conseguenza che le popolazioni che vivono di agricoltura rischierebbero la povertà e le grandi aziende potrebbero chiudere i battenti, conseguente disoccupazione…giusto per elencare un paio delle innumerevoli probabili conseguenze. La preoccupazione più grande di agricoltori ed apicoltori, tuttavia, è il rischio d’estinzione dell’Apis mellifera, molto diffusa in Europa, Asia ed Africa. Questa specie è impiegata non solo per l’impollinazione, ma anche e soprattutto per la produzione di miele. Sta anche a noi consumatori e abitanti di questo Pianeta e non di un pianeta altro (non siamo in affitto a breve termine sulla Terra anche se a vedere i comportamenti di taluni forse ne paiono convinti) prendere delle importanti decisioni ad impatto ambientale il più possibile pari a zero. Una riflessione immediata fra tutte che potremmo fare è che oltre a condurre uno stile di vita improntato al rispetto dell’ambiente, sarebbe utile se non addirittura indispensabile che all’interno delle città e nei vari contesti urbani (anche terrazzi e balconi di casa propria) si realizzassero piccole zone utili a preservare la biodiversità, aree verdi in cui gli insetti impollinatori possano riprodursi e ritrovare il loro equilibrio naturale. A voi la scelta finale ma poi non diteci che non vi avevamo ragguagliati in merito. Al primo giovedì di novembre con la prossima uscita di rosso Vivo.

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