0
0
0
s2smodern

Morte tombaQuando parliamo di senso di impotenza “appresa” ci riferiamo a quelle situazioni nelle quali apprendiamo che non può essere fatto nulla per controllare o migliorare una certa determinata situazione, per cui tendiamo a non provarci nemmeno.

Vi siete mai chiesti il motivo per cui alcune persone sembrano non avere mai difficoltà, mentre altre sembrano bloccate nei loro problemi, in un ciclo senza fine e senza uscita di emergenza? Chi conosce questo stato d’animo, che porta a dirsi in maniera molto arrendevole e stanca: “tutto è inutile”, “non ci provo nemmeno”, “oramai so già come andrà a finire”, tenderà ad identificarsi con le cause degli eventi negativi, sentendosi un incapace oppure troppo vecchio (la colpa sarà la sua), le cose difficilmente potranno cambiare e inoltre si considererà un incapace in generale, non in riferimento ad una specifica situazione. Viceversa, la persona che penserà: “probabilmente dovevano dare il posto a qualcun’altro”, spiegherà l’evento negativo in maniera: esterna (dal momento che la causa non è imputabile a lui), instabile (dal momento che non è detto che in futuro debba ripetersi la stessa situazione), e specifica (dal momento che si riferisce al quello specifico episodio). Mentre quest’ultima modalità di pensiero è un potente scudo contro gli eventi negativi, la prima modalità è tipica delle persone che si sentono perennemente impotenti, abbattute, prive di autostima, in una sola parola, pessimiste. Inoltre lo stile di pensiero pessimistico tende col tempo ad auto-alimentarsi e ad aumentare i suoi effetti negativi sulla persona, al punto da attivare una sorta di profezia che si auto avvera. Come possiamo quindi provare a gestire i sentimenti negativi indotti dall’impotenza appresa? Partiamo innanzitutto col concentrarci su un’area specifica della nostra vita che vorremmo cambiare. Non proviamo altri cambiamenti finché non saremo sicuri di fare progressi in quell’area specifica, proviamo a credere maggiormente nel fatto che noi stessi, in prima persona, possiamo fare la differenza, smettiamola di criticarci ogni tre per due, ricordiamoci che gli errori, gli intoppi, fanno parte della vita di tutti noi, fare degli errori non equivale ad essere idioti o incapaci. Iniziamo a regalarci più complimenti. Diversi studi a riguardo hanno dimostrato che complimentarsi con noi stessi per le cose andate bene aumenta la capacità di pensare in maniera più ottimistica. Cerchiamo di circondarci il più possibile da persone ottimiste creando così un nostro habitat positivo. Se continuiamo a circondarci di persone negative, che ci buttano giù, non facciamo altro che aumentare i nostri pensieri pessimistici. Concentriamoci seriamente sulle cose che davvero possiamo controllare, è davvero inutile spendere le proprie energie nel tentativo di cambiare cose che, di fatto, non sono sotto il nostro controllo. Diamoci una ricompensa anche per i piccoli miglioramenti. Tutti questi consigli hanno a che fare con il cosiddetta “pensiero positivo”. Naturalmente non tutti gli esseri umani reagiscono con un senso di impotenza agli eventi negativi: la reazione dipende molto da come interpretiamo gli eventi stessi. Ognuno di noi ha delle competenze che possono permettergli di eccellere in talune aree piuttosto che in altre, quindi pensare di essere “scarsi” è un pensiero falso e non funzionale. Sbagliare non piace a nessuno, lo sappiamo, ma fa parte del gioco. Anzi, spesso sono proprio gli errori a farci da “test” e a darci la possibilità di capire come poter fare meglio. “Fare degli errori non equivale ad essere degli stupidi, significa semplicemente che stai testando come NON fare” (come disse Edison al 10.000° tentativo per la creazione della lampadina). Siamo talmente presi dai numerosi impegni della quotidianità che ci dimentichiamo di quello che già abbiamo. C’è un Monaco Buddista, Thich Nhat Hanh, che con le sue Campane della Consapevolezza, ricorda ai suoi allievi di fermarsi ogni tanto per qualche secondo per chiedersi: Dove sono? Cosa sto facendo? Perché lo sto facendo? Quali sono i miei talenti? Li sto usando? Di cosa sono grato? Un utile esercizio che mi sento di suggerirvi è il seguente: prendete il vostro telefono e imposta una sveglia a caso, quando suonerà, interrompete cosa state facendo, fate qualche respiro profondo e ponetevi le stesse domande del Monaco Buddista. Provate per valutare. Parola di Counselor!
Per scrivermi, per pormi domande e per approfondire i temi che affronto: This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it. 
LA MIA PAGINA E' QUESTA
PER ISCRIVERTI AL GRUPPO FACEBOOK
PER APPROFONDIRE LEGGI E VAI A RITROSO NEI LINK

Sostieni Rossoparma con una donazione