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Ambiente animali mulo sofferenteEppure nel presepe, molti cosiddetti cristiani, allestiscono il proprio Presepe con un bel bue e un asinello a scaldare la mangiatoia abitata da un neonato degno di nota, questo però non ha permesso a circa 112 milioni tra asini, cavalli e muli di evitare di condurre una vita al limite della sopravvivenza, costretti a sopportare pesi e volumi inimmaginabili. Non sono pregiati esemplari da gara, da compagnia o da cortile, ma sono animali costretti a una vita di solo duro lavoro e atroci violenze. Trasportare carichi troppo pesanti: bidoni d’acqua, mattoni, legname e spesso persone è per loro la dura quotidianità. Ma anche trascinare carretti e attrezzature lungo strade difficili da percorrere, solitamente in luoghi lontani e dispersi. Sono animali che non vengono ritenuti degni di attenzione per nessuno. La loro è una vita ai margini, anonima, spesso piegata dal lavoro forzato e dalle violenze gratuite. Sono considerati delle vere e proprie macchine di fatica, oggetti che destano poco interesse ma che le associazioni animaliste cercando di preservare e curare nonostante le difficoltà. Tra queste vi è The Brooke, che da tempo opera per il benessere degli equini, focalizzando l’attenzione in territori come la Cina, il Messico, l’Etiopia e in particolare il Pakistan, Paesi nei quali questi animali vengono utilizzati per trasportare il carbone dalle profondità delle miniere, da cui riemergono spesso zoppi, feriti, con evidenti difficoltà respiratorie. Ma l'uomo si sa, cerca sempre di soccorrere l'animale che gli è indispensabile a livello produttivo o lavorativo e quindi a molti di questi animali, al fine di aiutarli a respirare meglio, viene solitamente praticato un taglio sulle narici un maltrattamento gratuito dovuto a credenze ed ignoranza estrema. L’associazione The Brooke nello specifico presta il suo supporto direttamente nei territori coinvolti cercando di rendere meno dolorosa la vita di queste povere creature dall'indole tra l'altro dolcissima, non a caso sono animali consigliati anche per la pet-therapy. Ma secondo Petra Ingham, di The Sanctuary Brooke, l’utilizzo di questi equini da lavoro risulta sfortunatamente comunque tristemente in aumento. Queste povere creature conducono un’esistenza di fatica, sofferenza e dolore, al limite della sopravvivenza, una vita che quasi sempre si conclude con una morte per mero affaticamento o per orribili ferite da sfruttamento estremo. Questi cosiddetti “lavoratori invisibili”, spesso unica risorsa per famiglie disagiate, subiscono sui loro corpi il peso fisico e morale del disinteresse generale di una umanità intera. Rispetto per ogni creatura è d'obbligo se vogliamo davvero considerarci una specie superiore alle altre.

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