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Ambiente animali cavallo abbattutoNon è una novità che la dignità degli animali viene messa sempre all’ultimo posto soprattutto se a trarne beneficio sono turisti e commercianti. Quest’oggi parleremo della sciagura dei cavalli da traino che tirano turisti in giro per le città di mezzo mondo finché non muoiono. Purtroppo la lista degli animali è davvero lunga, per rendere onore ad ognuno di loro e divulgare una coscienza migliore mi vedo costretta a dedicare un articolo singolo a molte situazioni inimmaginabili: dai cammelli agli asini sovraccarichi di peso, ai palii con animali vivi, ai delfini a cui vengono strappati via i denti affinché non mordicchino i turisti che desiderano tanto nuotare con loro e molto altro ancora. Questa rubrica avrà un senso quando non avrà più tematiche da raccontare. Ad Acapulco, per esempio, nello Stato di Guerrero, sulla costa pacifica del Messico, i cavalli vengono adoperati come veicoli da traino per trasportare turisti. Cosa che succede anche nella nostra civilizzata Italia, basti pensare a città come Firenze, Roma (le famose “botticelle”) e Palermo per citarne alcune, così come in tante località balneari, dove i cavalli sono tenuti fermi nelle piazze per ore, sotto il sole cocente, o spronati a trainare pesanti carrozze su e giù per le vie senza sosta, senza essere sufficientemente abbeverati. Ma in Messico, il numero di queste vittime ammonta a centinaia, avete letto bene, sono centinaia i cavalli che muoiono continuamente per la troppa fatica. Le carrozze adoperate, note anche come calandrias, possono arrivare a pesare fino ad una tonnellata, con cavalli denutriti e privi delle adeguate cure mediche di cui necessitano. Gli animali, da mattina a sera sono costretti a lavorare con qualsiasi temperatura e senza mai una sosta, spinti al limite fino a quando non cadono e muoiono sulla strada. L’Animal Welfare Act ricorda la legge N.141 sui cavalli, vieta l’uso di animali come mezzo per i veicoli a trazione e trasporto, entrambe i divieti devono essere osservati nelle strade asfaltate e nelle aree urbane. Tuttavia, questa legge è stata totalmente snobbata e ad oggi, 2018, le calandrias sono ancora in uso. Pare che il benessere dei cavalli non preoccupi nemmeno le orde di turisti che salgono sulle carrozze, nonostante vedano gli animali stremati e troppo spesso feriti dalle imbracature che per l’intenso peso tirato, lacerano loro la pelle fino a farli dissanguare. E che problema c’è? Morto un cavallo sulle strade, dopo qualche anno, se ne rifà immediatamente un altro che rivivrà lo stesso atroce trattamento. Si trova in rete una petizione che chiede esplicitamente all’Ufficio di Stato di Ecologia di Guerrero di fermare l’uso dei cavalli per il traino e il trasporto dei turisti. I cavalli non beneficiano in alcun modo dei profitti del “turismo”, anzi al contrario, i turisti in qualche modo li uccidono. Ma le cose non cambiano in altre parti del mondo: in Egitto ad esempio non di rado i cavalli muoiono nel deserto, non per stenti, ma per la fatica cui sono sottoposti, tanto che spesso sono costretti a lavorare su tre zampe. E cosa dire, qui solo un accenno polemico a riguardo, dei Palii, dove i cavalli sono forzati dall’uomo a correre forsennatamente contro la loro volontà, con corse che molto spesso terminano con cavalli che cadono stramazzati al suolo, morti o feriti per poi essere soppressi. Certamente il turismo non è l’unico settore dove questi meravigliosi animali sono sottoposti a una silenziosa schiavitù, ci sono anche le corse clandestine, le corse negli ippodromi, le giostre medievali e chi lo può sapere, forse c’è anche dell’altro. Il mio messaggio, dunque, è quello di evitare di aderire a tutte quelle gite ed escursioni con cavalli, muli, cammelli, dromedari, mucche costretti a trainare carrozze o che in alcuni Paesi trasportano centinaia di turisti su e giù per le mulattiere. Questi animali sono soggetti a estenuanti turni di lavoro sotto il sole, senza né acqua né cibo per moltissime ore. E cosa dire in merito alle aziende o alle associazioni che organizzano escursioni a cavallo con principianti che essendo per l’appunto principianti magari tirano troppo le redini, senza sapere che possono provocare danni irreparabili alla bocca dell’animale. Senza dover ricordare di evitare l’utilizzo di frustini e speroni. Sono i turisti a dover penalizzare lo sfruttamento e il maltrattamento degli animali disincentivando con i soldi queste attività, denunciando pratiche dannose per loro, escludendo quindi tour operator che li indirizzano ad escursioni in cui vengono adoperati gli animali. La nostra libertà sta nel ricordare e difendere il diritto di ogni animale, poiché essi non appartengono all’uomo. Non dimentichiamolo mai e insegnamolo ai nostri bambini. Basta allo sfruttamento dei cavalli e di tutti gli altri animali.

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