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ZFoto volantino xxxxMolto spesso sento parlare di persone che si identificano un po’ come dei “capretti sacrificali” per amore o per chiunque ricordi lentamente questo sentimento.

La domanda che vorrei vi facciate sta nel capire se sia davvero giusto sacrificarsi per una persona a cui teniamo e fino a che punto sia sano sacrificarsi. Quando si crea una relazione che sia di coppia o amicale, dovrebbe essere scontato appoggiarsi sulle solide fondamenta di scambio e reciprocità. Nonostante questo sembra essere scontato, sono solita ad imbattermi in persone che si sacrificano troppo, che si annullano completamente per il partner, mettendo da parte loro stesse, rischiando pertanto, di costruire le basi per una relazione che soffoca e strumentalizza l’altro. Certo, mantenere un rapporto di coppia significa anche fare sacrifici e concessioni, addirittura ci sentiamo in dovere di fare un passo indietro, limitando così la nostra libertà per decidere in due. Questo è del tutto normale, ma è anche normale che quando arriva il momento di sacrificarsi sorgano alcuni interrogativi tipo: perché dovrei farlo? L’altro lo farebbe per me? Verrò ringraziato per questo sacrificio? Inoltre, il sacrificio include anche un problema di potere. Non va tralasciato il fatto che se si sacrifica sempre lo stesso soggetto, la cosa può divenire dannosa per il rapporto che, alla lunga, non potrà fare altro che arrecare infelicità e risentimento. Pertanto, anche se i sacrifici possono essere utili e permettono il consolidamento di un rapporto, è fondamentale sapere quali sono i limiti e quando arriva il momento propizio per dire no, per dare spazio alla propria assertività. Ma perché siamo così portati a sacrificarci fino allo stremo delle nostre forze, fino ad annullarci? Forse dovremmo provare a riflettere con l’idea svalutante che abbiamo di noi stessi, e di conseguenza se vi sia o meno una problematica nell’area della nostra autostima. La paura di essere abbandonati in amore molto spesso porta a vivere le relazioni affettive in maniera distorta, al punto tale da annullarsi per far felice l’altro. Se si ama e si è amati in modo “sano” l’altro o l’altra non chiederà di rinunciare a se stessa. Ricordiamoci inoltre che se non sappiamo amare noi stessi non riusciamo ad amare nessun’altro. Ecco perché sarebbe opportuno porsi alcune domande per capire se il nostro sacrificio sia o meno davvero eccessivo. Chiediamoci se davvero la persona per la quale ci stiamo sacrificando ne valga la pena, se trattasi di un rapporto relazionale sano e con delle proiezioni a lungo termine. Andrebbe ricordato a noi stessi di chiederci se l’altro o l’altra sarebbe disposto a sua volta a rinunciare a qualcosa per noi, se sarebbe o meno disposto a impegnarsi e investire nella relazione. Chiediamoci se gli altri stanno comprendendo che ci stiamo sacrificando per la relazione, che vi sia da parte loro del riconoscimento. Forse varrebbe anche la pena capire se potrebbe esistere una differente e migliore soluzione grazie alla quale nessuno debba rinunciare eccessivamente a qualcosa. Evidentemente nessuno dovrà imporci tale sacrificio, dovrebbe venire spontaneo con il consenso di entrambe le parti, all’interno di uno spazio per trattare una via di mezzo che renda felici tutte le parti in causa. Tutti questi quesiti dovrebbero farci intendere se stiamo pensando alla nostra felicità o solo quella degli altri, se siamo così accomodanti non per una strategia risolutiva ma semplicemente per allontanare il problemi o per mantenere una sorta di controllo ricattatorio sugli altri. Non dimentichiamo che ci sono sacrifici che generano felicità, ma ce ne sono altri che sono solo dei grandi errori. Parola di Counselor! Per scrivermi, per pormi domande e per approfondire i temi che affronto: This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it. .
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