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Ambiente mani con insetti vivere bio in toscanaNon di rado si parla delle estinzioni animali, a ragion veduta aggiungerei, eppure,troppo poco si è aggiornati sulle piante a rischio di estinzione sul nostro Pianeta. Una tipologia di pianta su cinque, in pratica il 21 per cento nel mondo, è a rischio estinzione secondo le analisi globali effettuate sulla vita vegetale. Il rapporto dello “State of the World’s Plants’‘: scritto da ottanta esperti del Royal Botanic Gardens (RBG) di Kew, a Londra, registra in totale l’esistenza di 391mila tipi di piante note alla scienza, dalle piccole orchidee agli alberi giganti di sequoia. La cosa positiva, derivata da questa ricerca è che molte nuove piante vengono scoperte periodicamente, con una media di un totale di duemila nuove specie ogni anno. All’interno di questo elenco, che troverete nella home page del RBG, vengono menzionate piante utilizzate come cibo, carburante e medicina. La cosa negativa è che assistiamo ogni anno un forte cambiamento sia climatico che morfologico, in molte parti del pianeta Terra, soprattutto a causa dell’abbattimento delle foreste tropicali per far posto a fattorie, attività agricola intensiva e urbanizzazione priva di controllo alcuno. Gli esperti sostengono con estrema certezza ormai da anni che sono rimaste pochissime zone geografiche attualmente riconoscibili per le importanti piante che comprendono, a causa della loro scomparsa più o meno forzata,direttamente o indirettamente per opera dell’uomo. Fondamentali le piante e la vegetazione delle aree di conservazione, determinanti per gli uccelli ma non solo. Dobbiamo ricordare che le piante fondamentalmente rappresentano il benessere per l’umanità e l’ecosistema nel quale esso è immerso. I giardini botanici sparsi nelle varie nazioni purtroppo, contengono solo una piccola parte di ciò che esiste veramente sulla Terra. Un esempio: fiori come la Nymphaea thermarum (pianta acquatica, in particolare della specie più piccola al mondo della misura di una moneta e che genera un minuscolo fiore, era stata data per estinta sei anni fa dal suo habitat naturale nel sud-ovest del Rwanda mentre un esemplare era stato salvato due anni fa e da allora era custodito in una serra del giardino botanico che porta il nome del principe di Galles), sono attualmente in via di estinzione. Chi dovremmo allora portare su di una ipotetica Arca di Noé vegetale odierna? Sicuramente i Karomia gigas (anche noti come Chinese Hats), sull’orlo dell’estinzione a causa di un eccessivo utilizzo nel settore delle costruzioni e presenti unicamente in Tanzania con soli 6 esemplari. Ma anche il Loulou delle Hawaii, l’Albero della Gomma di Santa Helena (anche simbolo dell’isola), il Mgpingo sempre della Tanzania e l’albero del Drago di Capo Verde. Compilare la lista delle specie arboree richiede un costante impegno titanico, uno sforzo scientifico nella realizzazione di una mera banca dati quale ottimo strumento, sempre da aggiornare, per comprendere come conservare al meglio tutti questi alberi, rallentandone o persino, se sarà possibile, evitandone la scomparsa dalla faccia della Terra. Informati sempre un po’ di più, per coscienza e responsabilità del nostro habitat mondiale.

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