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ZFoto tartaruga plasticaLa tartaruga marina comune (Caretta caretta) è anche essa, ahinoi, cari aMici del giovedì di Rosso Vivo, una tra le troppe specie in via di estinzione. Faremmo forse prima a citare gli animali che ad oggi non sono a rischio di scomparsa dal pianeta Terra.

Questa tartaruga, assieme ad altre sette specie marine, è diffusa sia nelle acque degli Oceani Atlantico, Indiano e Pacifico, sia nel bacino del nostro amato Mediterraneo e del Mar Nero. In particolare, nel Mediterraneo, i siti di deposizione delle uova sono localizzati soprattutto nella parte orientale corrispondente agli stati di: Grecia, Turchia, Cipro, Libia, mentre nella parte occidentale le nidificazioni sono da ritenersi eccezionali. In Italia, se i nidi deposti ogni anno sono solo alcune decine di unità (contro le 7 mila dell'intero Mediterraneo), i mari attorno alla nostra penisola rivestono comunque grande importanza per le popolazioni del bacino. Come spesso accade a molti altri animali, anche le tartarughe sono seriamente minacciate dall'uomo, tra le quali cause: il disturbo del turismo nelle aree di riproduzione e la pesca “accidentale”, le reti a strascico, gli ami dei palangari e le reti fisse. Si stima che ogni anno circa 150 mila tartarughe marine finiscano catturate negli attrezzi da pesca nel Mediterraneo e che di queste oltre 40.000 muoiano. Sono decine le tartarughe ferite che vengono soccorse e accolte nei Centri di Recupero WWF (Policoro, Molfetta, Lampedusa e Torre Guaceto) dove vengono curate per poi essere nuovamente liberate nelle profondità dei mari. Cosa dire in merito all'inquinamento da plastica, al cambiamento climatico e all'erosione delle coste, anche essi fattori che minacciano gravemente e inesorabilmente la vita delle tartarughe nei nostri mari. “Le tartarughe sono animali importanti non solo dal punto di vista ecologico. Esse ci collegano al mare: il fatto che vivano gran parte della loro vita in mare aperto, ma tornino poi sulla costa per nidificare è una caratteristica importante, che le aiuta a essere testimoni del valore del mare”. Così Isabella Pratesi, responsabile della conservazione di Wwf Italia, riassume in una frase l’importanza della salvaguardia di questi animali nei nostri mari. Enunciamo alcuni dati importanti che spesso rendono maggiormente l’idea della gravità della faccenda. Sono molti gli esemplari vittime del cosiddetto bycatch, cioè che vengono pescate accidentalmente da ami e reti: ogni anno nelle reti dei pescatori del Mediterraneo, destinate alla pesca di altre specie, vengono catturate 150.000 tartarughe. Di queste, 40.000 muoiono, nella maggioranza dei casi, la morte avviene perché l’animale viene riportato troppo velocemente dalle profondità marine alla superficie. Eppure, negli ultimi anni è aumentato il numero di nidi che i volontari trovano lungo le spiagge di Sicilia, Campania, Calabria, Sardegna, Puglia, Lazio e Toscana. L’aumento del numero dei nidi non coincide purtroppo con la crescita delle popolazioni delle tartarughe marine, vuol dire invece che ci sono sempre più volontari coinvolti nella ricerca dei luoghi di deposizione di questi animali e quindi una maggiore sensibilizzazione sulla tematica della salvaguardia. Altri numeri: otto milioni di tonnellate di plastica vengono scaricate negli oceani ogni anno, plastica che altera il delicato equilibrio ecologico dell’ecosistema marino; molti animali marini, tra cui anche le nostre tartarughe, si cibano di plastiche perché le scambiano per meduse, calamari o altri organismi di cui solitamente si nutrono, va da se che questi animali si riempiono le pance di finto cibo fino a morirne. Cosa dire in merito alla cementificazione e alla erosione costiera: secondo uno studio di Legambiente pubblicato nel 2015, oltre la metà delle coste italiane è stato trasformato dall’urbanizzazione. Dei quasi quattromila chilometri di paesaggi costieri appartenenti alla penisola del nostro bel paese, oltre duemila ha subito processi di cementificazione, arginamento o è stato interessato dallo sviluppo di infrastrutture ovviamente illuminate, con il risultato che quando le piccole tartarughe escono dal nido, anziché venir guidate verso il mare dal suo stesso bagliore notturno esse vengono erroneamente indirizzate sempre più spesso verso le luminarie di case o strade, condannandole evidentemente a morte certa. Qualche nota positiva sta nella continua ricerca e studio su tale specie e dalla sempre più crescente sensibilizzazione da parte di molte persone che permettono, ancora in maniera troppo blanda purtroppo, attività di conservazione, di protezione dei nidi e del recupero degli animali feriti. Le tartarughe sono animali antichissimi, che raggiungono la maturità a soli trent’anni: ognuno di questi esemplari strappato alla morte ha un valore enorme per il nostro ecosistema. In merito a ciò, l’Europa ha deciso di lanciare un nuovo progetto nell’ambito del programma Life. Si tratta di Euroturtles (2017-2022), un progetto che coinvolge alcuni paesi attivi nel valutare o meno la presenza di tartarughe marine nelle proprie acque, tra questi paesi vi sono: Croazia, Cipro, Grecia, Malta, Slovenia e Italia. Inoltre Euroturtles prevede una serie di azioni mirate, che vanno non solo dal monitoraggio dei siti a quello delle zone di riproduzione, ma anche e soprattutto per la creazione delle aree protette e il coinvolgimento delle comunità. Il progetto sperimenta per la prima volta delle tecnologie innovative per il monitoraggio dei nidi e delle zone di alimentazione, evitando così di disturbare il meno possibile gli stessi animali.

Verranno adoperati dei droni per tenere sotto controllo le aree interessate, e un’applicazione potrà essere adoperata dai pescatori per segnalare il ritrovamento degli eventuali esemplari. In questo modo, e solo così, i cittadini potranno trasformarsi in preziosi alleati per la conservazione della specie. Agire sta alla base. Bisbigliare o fingersi ciechi non è e non sarà mai una valida soluzione per nessuno.

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