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Adolescenti condivisione audioOggigiorno è molto più rapido e semplice il processo di condivisione delle nostre attività quotidiane, degli incontri che ci capitano e ancor più delle emozioni, positive o negative, provate in determinate circostanze piuttosto che in altre.

Riusciamo a condividere le nostre vite praticamente in tempo reale. Eppure siamo davvero così onesti con noi stessi e con gli altri nel condividere i nostri insuccessi, le nostre tristezze, paure? In tale circostanze tendenzialmente proviamo a nasconderci dalla vista degli altri e molto spesso da noi stessi. Tutto quello che ci appartiene ma che non fa sorridere, applaudire e ricevere un trilione di “mi piace” dagli altri, tutto questo va celato, camuffato come si fa con un livido che si tenta di coprire con del trucco. La sofferenza e la tristezza vengono percepiti da noi stessi in primis e dagli altri come un virus letale che potrebbe contagiare il resto dell’umanità e soprattutto che ci potrebbe rendere meno attraenti e piacenti agli occhi altrui. Ecco che a fatica condividiamo il nostro personale dolore, col rischio di percepirci sempre più soli e isolati dalla realtà sociale circostante. Mai nulla di più errato poiché il dolore condiviso ed esternato non solo riesce in buona parte ad essere eliminato ma a far percepire intorno ad ognuno di noi la presenza empatica degli altri che potrebbero comprenderci, sostenerci e ancor di più raccontarsi a loro volta, in una sorta di scambio, nel quale ognuno ha qualcosa da prendere e imparare. La condivisione di vissuti, aneddoti, esperienze personali, lavorative o relazionali creano della vera e propria intimità autentica tra noi e gli altri poiché in questi momenti di condivisione tendiamo a deporre le nostre maschere e a mostrarci fragili e autentici per come davvero siamo. Imparare ad esprimere le proprie emozioni, i propri pensieri, le proprie esperienze personali ci insegnano a comunicare e ad ascoltare non solo gli altri ma noi stessi, le nostre parti più celate, permettendoci di approfondire la conoscenza reciproca e anche facendo tesoro dei punti di vista altri, distanti avvolte dal nostro mondo autoreferenziale. Condividere equivale a mettere in comunione, adagiare al centro della tavola imbandita qualcosa di noi che potrebbe essere di supporto a qualcuno distante da noi e renderci liberi di poter scegliere se “abbandonare” o meno quello che mettiamo alla mercé di chi crediamo ne sia degno. Solo nel confronto sviluppiamo nuove prospettive e punti di vista che potrebbero forse un giorno tornarci utili. Parola di Counselor! Per scrivermi, per pormi domande e per approfondire i temi che affronto: This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it.
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