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Cibo pescecane pinna disgustosoSembra inverosimile, eppure molti squali muoiono annegati. Stiamo parlando del cosiddetto finning, una pratica che consiste nel catturare gli squali, issarli a bordo dei pescherecci e a quel punto, ancora vivi, tagliano loro di netto le pinne, dopodiché, sempre vivi e coscienti, gli animali vengono ri-gettati come mere carcasse, praticamente menomati, in mare, agonizzanti e destinati ad una morte lenta e dolorosa. Il tutto per potersi cibare di zuppa di pinne di pescecane, davvero una orribile dimostrazione di inumanità estrema. Non solo le tavole dei palati più feroci, utilizzano tali parti di squalo, bensì anche l’industria farmaceutica di talune nazioni vende le pinne di squalo come stimolatore della potenza sessuale e la cartilagine come rimedio contro il cancro e l’artrosi. Farmaci notoriamente inutili. Senza contare il commercio di macabri souvenir (denti, mascelle, pinne essiccate) e la cattura accidentale di molti esemplari. Vorrei darvi qualche dato statistico: per soddisfare questi mercati, in un anno vengono massacrate circa 730 mila tonnellate di squali (dati FAO). In Asia, in particolare in Cina, la zuppa di pinne di squalo è ritenuta tradizionalmente simbolo di ricchezza e di lusso ed è servita ad eventi come matrimoni e banchetti. Il commercio delle pinne di squalo in Cina ha provocato la diminuzione di alcune popolazioni di squali fino al 98 per cento negli ultimi 15 anni. Tutto ciò è davvero rischioso per la sopravvivenza della specie in sé visto che gli squali hanno dei meccanismi riproduttivi molto delicati e sono animali vulnerabili poiché impiegano molti anni per raggiungere la maturità sessuale, hanno lunga gestazione e producono un numero di piccoli per volta assai ridotto. Nonostante la FAO abbia segnalato più volte la necessità di istituire piani di regolamentazione della pesca dei pesci cartilaginei, solo pochi Paesi al mondo hanno delle leggi in merito. Tale macabra pratica di finning è attualmente proibita in Stati Uniti, Europa, Canada, Brasile, Australia e Oman. L'Italia non lo pratica, ma più volte son stati recuperati pescherecci che trasportavano e facevano contrabbando di pinne di squali pescati in mari non italiani. Ma qualcosa, finalmente, sta cambiando, dal rapporto stilato dall’organizzazione conservazionista WildAid, la vendita di pinne di squalo sono diminuite del 50-70 per cento. A Guangzhou, ritenuto il centro di questo tipo di commercio in Cina, sono diminuite addirittura dell’82 per cento. Questa inversione di tendenza è stata possibile grazie alla campagna di austerità del governo cinese, il quale ha vietato di servire le costose pinne durante gli eventi statali nel 2012, assieme alla sempre più crescente sensibilizzazione della popolazione, in particolare dei più giovani. Non solo, alcune grandi catene alberghiere, pare che abbiano smesso di servire questo macabro piatto e in tutto il mondo una sessantina di compagnie aeree ha deciso di non trasportare più pinne di squalo, in qualsiasi forme esse siano. Eppure, non possiamo affatto gridare vittoria, difatti è ormai noto che un quarto degli squali del mondo è minacciato di estinzione. Risulta essere la Thailandia la vincitrice della maglia nera del massacro allo squalo, esportando, tra il 2012 e il 2016, secondo quanto riportato da WildAid, il maggior quantitativo di pinne di squalo, addirittura si sono calcolate cifre pari alle 22.467 tonnellate. Il divieto assoluto del taglio delle pinne degli squali e il successivo rigetto della carcassa in mare, è previsto dalla normativa Ue e si applica a tutti i pescherecci europei e in tutti i mari. Non solo, la normativa Ue ne vieta anche la detenzione, il trasbordo e lo sbarco da pescherecci europei. Cosa fare a riguardo di tale atrocità? Evidentemente oltre a non mangiare zuppa di pinna di pescecane, sarebbe fantastico non mangiare affatto nessun pesce o animale altro e soprattutto essere informati in merito e tenere sempre alta l’attenzione pubblica, evitando di fare “spallucce” e voltar il capo agli squali solo perché non pelosi morbidosi e dagli occhietti languidi. I mari e gli oceani ci appartengono e se uno dei suoi abitanti verrà a mancare, ne risentiremo ad ampio spettro, tutti. Lasciamo le pinne ai dovuti proprietari e mangiamo minestrone di verdure e cereali.

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