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ZFoto Statler and waldorf caxton street 740 486 s c1Inizierei con dare una delimitazione letterale al termine criticismo, con il quale si intende un atteggiamento di rimprovero ripetitivo e pervasivo, in cui chi rimprovera mostra il proprio disappunto o disapprovazione a qualcuno, in modo che questi possa correggere il suo errore o ravvedersi.

Tale condizione presuppone una valutazione negativa di un comportamento o atteggiamento, che viene ritenuto sbagliato. I motivi per cui le persone si sentono in diritto di rimproverare possono davvero essere i più svariati e guidati da scopi differenti. In maniera particolare, attraverso differenti ricerche sociali, si è potuto notare che il rimprovero viene agito principalmente con l’obiettivo di cambiare il comportamento altrui ritenuto scorretto e ottenere così una sorta di “risarcimento” dell'eventuale percezione, o meno, del danno subito. Ma non si limita a questo, difatti può essere anche un modo, del tutto scorretto e diseducativo, aggiungerei personalmente, per sfogare la propria rabbia più o meno repressa, la propria frustrazione o per porsi in una situazione di superiorità (di “Giudice Interiore”) mettendo l’altro in situazione di inferiorità o “debito” morale e mentale. Come ho già evidenziato nel titolo: il rimprovero è da considerarsi dannoso quando viene espresso in maniera ripetitiva e pervasiva. Alla base delle persone fortemente “criticone” sembra vi sia una mancata presa in considerazione dei bisogni e dei desideri altrui, dei punti di vista alternativi al proprio. Non dimentichiamoci però che molto spesso noi siamo i peggiori e più acerrimi rimproveratori di noi stessi, non sempre ci accontentiamo del rimprovero altrui nei nostri confronti, bensì siamo del tutto autonomamente in grado e anche in maniera egregia, di buttarci addosso valanghe di spergiuri e giudizi negativi. Ovviamente non si può evitare di evidenziare una forte mancanza di autostima e di esagerato senso di colpa, in scenari simili. Facciamoci qualche domanda in merito. Quanto, siamo noi stessi a permettere agli altri di emanare una sentenza negativa verso la nostra persona, il nostro operato? Quanto poco crediamo in noi stessi al punto da farci letteralmente schiacciare dal giudizio esterno? Necessitiamo di un parere estraneo a noi per sentirci gratificati o per sprofondare nella desolazione del sentore di nullità, di uno zero assoluto? Evidentemente siamo “aniamali sociali” e in quanto tali condividiamo molta parte del nostro tempo con gli altri e ci confrontiamo con essi, questo è del tutto normale e positivo ma nel momento in cui gli altri diventano una specie di dipendenza assoluta sul quale soppesare la nostra immagine, il nostro essere, allora forse dobbiamo rimetterci a lavorare sulla nostra capacità di sentirci migliori di ciò che crediamo e di sviluppare maggiori capacità di auto-efficacia percepita, autostima, assertività e anche magari nella scelta delle persone delle quali ci circondiamo. Tornando agli effetti della eccessiva critica: potrebbe sviluppare la tendenza al senso di colpa, del giudizio verso se stessi come un individuo cattivo e dannoso per se e gli altri. Potrebbe portare tristezza, debolezza, fragilità, ansia da prestazione e minare la propria sensibilità in maniera da frantumarla. Non solo, l’eccesso di critica può portare al “disorientamento personale”, vale a dire al non sapere quali siano in effetti le proprie preferenze, opinioni, capacità. O qualora lo si sappia, si potrebbe giungere al considerarle non idonee, insufficienti, sbagliate. Ecco che potrebbero derivare una mancanza di fiducia in sé stessi e una continua messa in discussione delle proprie scelte (Avrò sbagliato qualcosa anche questa volta? Ma avrò fatto bene?). Ancor peggio si potrebbe rischiare di andare alla continua ricerca dell’approvazione esterna. In ultimo, potremmo rischiare una eccessiva scarica di rabbia verso gli iper critici, reagendo in maniera oppositiva, ribelle, aggressiva, innescando così un circolo vizioso di malessere reciproco. Detto ciò, visto che non siamo addetti al mutamento degli altri bensì siamo responsabili del nostro maturare e accrescere la conoscenza di noi stessi, impariamo a soppesare non solo il giudizio altrui ma anche quello personale e proviamo ad essere onesti con noi stessi chiedendoci quanto potremmo lavorare sul rafforzare la nostra autostima. Parola di Counselor!

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