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Bambini tiro alla fune famigliaIn questo periodo storico e sociale nel quale il gap generazionale tra genitori e figli si è molto allargato, ci si dimentica spessa di un dettaglio non da poco, e cioè che lo stravolgimento ormonale dei figli, spesso coincide anche con quello delle madri e dei padri.

Secondo un’indagine del 2010, il 22% di tutte le persone con figli tra i 12 e i 17 anni ha più di cinquant’anni e il 46 % più di 45. Biologicamente parlando, questo significa che un elevato numero di mamme si trovano in una condizione di menopausa o pre-menopausa nel periodo in cui i loro figli e figlie si affacciano al magico mondo dell’adolescenza o della pre-adolescenza. Una mera bomba ad orologeria. Molte donne attraversano questa fase senza particolari problemi, proprio come i loro figli attraversano tranquillamente la pubertà, ma altre lottano tra malinconia e irritabilità, vedendo inconsciamente nella loro situazione lo specchio rovesciato dei loro figli, che stanno entrando, a differenza loro, negli anni più fertili. Ma andiamo a sottolineare che la cosiddetta età di mezzo e l’adolescenza hanno in comune il cambiamento, un doppio passaggio familiare che spesso va a impattare maggiormente sulle mamme che sui figli stessi, i quali vivono un senso di disorientamento passeggero e fisiologico, a differenza degli scompensi ormonali delle mamme over, le quali inoltre risultano il triplo coinvolte rispetto ai loro partner nel quotidiano dei loro figli. Mamme più stanche fisicamente, costrette a dover combattere tra orari di rientro serale e compiti di scuola da dover sollecitare dei propri figli ormai sulla soglia della giovane età adulta. In tutto questo un vero e proprio fortissimo divario generazionale nell’utilizzo della tecnologia, nel modo di comunicare e vestire. Ma la domanda che ci poniamo spesso è: per crescere è davvero necessario lo “scontro” generazionale? Uno scontro che avviene maggiormente tra mamme e figli o meglio tra mamme e figlie poiché la figura paterna è percepita dagli adolescenti meno conflittuale, meno “restrittiva”. Ovviamente ogni storia va da sé. Generalizzando, gli adolescenti “sentono” che la relazione materna offre maggiori difficoltà verso l’autonomia, dal momento che c’è una maggiore dipendenza affettiva, mentre il padre viene percepito come favorevole all’autonomia, al lasciar andare per esplorare il mondo. Ecco che il ruolo materno risulta spesso ambivalente poiché da un lato infonde sicurezza, calore, mentre d’altro canto rende indipendenti. In questa fase si instaura così un processo di idealizzazione caratterizzato da eccessi che spesso si alternano con fasi svalutative, sottoponendo la madre come un vero “bersaglio di queste aggressioni”, la quale spesso se ne lamenta e se ne rattrista, ancor più se già scompensata ormonalmente dalla sua fase “maturativa” di menopausa o pre-menopausa. Ma allora non vi è nessuna ricetta assoluta e perfetta per gestire al meglio tale fase familiare. Le grandi teste esperte in tale tematiche ci insegnano alcuni piccoli accorgimenti più o meno pratici tra i quali la metafora del “tiro alla fune” tra genitori e figli: "Il genitore potente che tende a tirare sempre la fune dalla sua parte, ci dice Pellai, esperto in età evolutiva, obbliga così il figlio a essere solo ubbidiente, non lo lascia mai giocare la sua partita e, quindi, neppure diventare grande. A un comportamento del genere il figlio reagisce spesso covando, piano piano, rabbia e ostilità. In più, tra divieti, regole e paletti, il ragazzo non riesce a fare esperienze (necessarie per crescere) e non si costruisce una adeguata muscolatura emotiva”. Ma se tirare sempre con forza la fune non va bene, altrettanto scorretto è l'atteggiamento del mollarla subito. In questo modo, il figlio tira e si trova allo sbando perché non c'è più nessuno dall'altra parte a giocare con lui. Vince, insomma, senza fatica. Ecco che il genitore dovrebbe essere disponibile a “giocare la partita” con il figlio, calibrando la forza con cui tira la fune. Molto importante è anche il fatto di non cedere a tutte le richieste dei figli, “costringendoli” invece a negoziare con il genitore le proprie richieste, il quale (genitore) dovrebbe assumere una funzione di contenimento, da filtro alle svariate richieste del figlio. In fine, ricordiamo che ogni problematica del figlio adolescente, richiede e merita la giusta attenzione, guai a svalutare quelli che per i ragazzi vengono percepiti come insormontabili problemi, si rischierebbe di far vacillare maggiormente la loro autostima, già così tanto minata di suo in questa delicata fase del ciclo della loro vita. Evitiamo, se possibile, di fare gli “amiconi”, i figli si aspettano un genitore in grado di porsi in maniera matura e accogliente che non screditi la loro voglia di autonomia e soprattutto evitiamo di fare dei continui paragoni con la nostra vita passata da adolescente appartenente a contesti stoici e sociali differenti da quello odierno. Nulla di semplice ovviamente ma neppure di totalmente impossibile e insormontabile. Inoltre non dimentichiamo mai che la possibilità di partecipare a gruppi di supporto, di crescita e di sostegno sia per i genitori che per i figli durante questa delicata fase di maturazione per entrambe le fazioni esistono e possono essere una valida base di appoggio e di confronto esperienziale. Parola di Counselor!
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