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Uomo siesta sombreroIl filosofo R. W. Emerson asseriva: “ è pigro l’uomo che può far di meglio”. In parte concordo con lui ma d’altro canto sono una sostenitrice della pigrizia positiva, quella che concede attimi di riposo mentale e fisico e soprattutto che ci permette di ricordarci che esistiamo e che necessitiamo di cure (intese come mere coccole).

Va ovviamente però dato un taglio più energico a tutti colori i quali soffrono terribilmente di senso di colpa per il loro sentirsi o meglio ancora, definirsi, “pigri mentali”. Persone che lamentano dei momenti di passività in cui cercano di evitare ogni minima fatica. Non stiamo trattando nella maniera più assoluta la tematica della depressione in questo preciso contesto, tanto per essere puntigliosi. Ma passiamo subito al focus dell’argomento odierno, le cause della nostra pigrizia potrebbero avere differenti spiegazioni: il non voler affrontare situazioni impegnative per la paura di errare ed essere giudicati (ci risiamo con l’autostima minata); il voler evitare incontri noiosi; la semplice svogliatezza che potremmo imparare a giustificare semplicemente ammettendo che siamo umani e che possiamo avere dei momenti di “downitudine”. Ecco allora una serie di espedienti che potrebbero esserci molto utili. Partiamo da Morfeo, la divinità del sonno. Dormire troppo, dormire troppo poco sono entrambi estremi radicali che non ci permettono una regolarità del ciclo sonno - veglia. Avrai spesso testato su te stesso che sia tu faccia le ore piccole, sia che resti a “fare la panata” girandoti e rigirandoti nel letto per una intera mattinata, proverai quasi sempre un senso di spossatezza che ti impedirà di svolgere al meglio le attività della giornata e inevitabilmente ti farà percepire il tuo agito come pigro. Un’altra buona pratica sarebbe quella di divedere le attività incombenti, frustranti, noiose e apocalittiche, in attività più piccole, ma meno impegnative. Per esempio se dobbiamo pulire la casa non spaventiamoci per il gran lavoro. Organizziamoci dividendo il lavoro per stanze, così l'impegno ci sembrerà meno insormontabile. Questo equivale a visualizzare l'obiettivo prefissatoci, obiettivo realizzabile, pensando ai benefici che avremo dall'aver svolto e non rimandato gli impegni (una maggiore autoefficacia percepita ci potrebbe essere di grande aiuto in questo). Concediamoci delle pause di ristoro fisico e mentale. Bastano anche soli 10 minuti di relax. Non tiriamo troppo la corda e chiediamo aiuto se non ce la sentiamo di fare tutto da soli, chiediamo aiuto a familiari o amici. Evitiamo di rimandare a domani quello che potremmo fare oggi (detto popolare sempre valido). Ritardare i nostri impegni ci porterà ad accumulare impegni su impegni creandoci stress da ansia e molti problemi organizzativi. Piuttosto organizziamo i nostri impegni della giornata e della settimana (impariamo a gestire il nostro tempo). Preparare una scaletta degli impegni giornalieri o settimanali, per avere bene a mente ciò che vorremmo fare e quanto tempo abbiamo a disposizione per organizzarci, potrebbe essere un ottimo piano d’azione. Se proprio non ne possiamo più, infialiamo le scarpette ginniche e facciamo un po’ di moto all’aria aperta, stimolando così sia il corpo che la mente e ricaricandoci di energia nuova. In conclusione, proviamo a riflettere alle conseguenze del nostro non agire. Decisamente è faticoso ed impegnativo e comporta anche una certa dose di assunzione di responsabilità da parte nostra l’agire e il portare a termine i propri compiti, però il non agire può portare a conseguenze spesso ancor peggiori. Pensiamo ogni tanto a queste conseguenze per motivarci ed evitare così di cadere in letargo. Non scordiamo mai però che non siamo dei robot e che non vi è nulla di male nell’oziare ogni tanto semplicemente per stare bene con noi stessi e regalarci attimi di totale relax tra mente e corpo. Spazziamo via il senso di colpa dettato dal fare, fare, fare ad ogni costo e ad ogni prezzo. Vivremo meglio noi e chi ci sta vicino. Parola di counselor!
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