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ZFoto volantino Ordine disordineAlzi la mano chi non ha mai sentito il proprio genitore sbraitare, da una stanza all’altra della casa, di mettere in ordine tutto quel disordine in camera, intimando anche una punizione esemplare in caso contrario.

Escludendo a priori, in questo contesto, il disordine e l’ordine patologico, ossessivo, possiamo certamente affermare che vi sono molte persone che apprezzano l’ordine ed altre che invece sono disordinate; sono quelle persone a cui non sembra davvero rilevante tenere le cose in ordine. Questo però non significa necessariamente che siano anche persone inclini alla sporcizia, anche se a volte è implicito; il disordine può derivare sia da una mancanza di tempo (cosa alquanto tipica in questi decenni) che da una mancanza di voglia, oppure semplicemente dal fatto che si possa pensare vi siano cose ben più importanti e interessanti dell’organizzare tutto in un “determinato modo”. Entrando un po’ più nello specifico si potrebbe affermare che l’ordine, ad esempio, non segue un modello prestabilito, non esiste una formula scientifica con cui poter valutare se una stanza è in ordine o no; viene considerato ordinato tutto ciò che per la stramaggioranza delle persone “funziona” in maniera organizzata, con lo scopo ultimo di trovare uno spazio, una collocazione ad ogni elemento al fine di potersene eventualmente avvalere in un secondo momento in maniera pre-determinata e anche abbastanza celermente. Quindi, potremmo esemplificare tale concetto con un esempio pratico: una serie di libri, potrebbe non essere catalogata in ordine alfabetico, bensì per un termine di significato fondamentale ed utile per il detentore dei libri stessi, quindi ad esempio per genere letterario, per colore di copertina, per tematica trattata, questo non equivarrebbe ad una libreria disordinata, semplicemente ad una libreria con un ordine differente dalla media, originale, personalizzata. Stessa cosa vale per quelle persone che sostengono fermamente di essere disordinate, eppure, riescono a scovare ogni singolo appunto di carta nel loro disordine. La risposta sta nel fatto che, pare esista una cosiddetta variante al disordine per come lo si generalizza, un disordine considerato ortodosso o ordinato. In questa specie di disordine apparente agli occhi della maggioranza, tutto viene trovato senza alcuno sforzo e senza troppa perdita di tempo, dall’autore di tale disordine. Il problema si innesca nel momento in cui una terza persona interviene e decide di “organizzare tutto quel marasma”, la persona “disordinata ortodossa” di cui parlavamo prima, si vedrà totalmente neutralizzata nel ri-trovare le cose, poiché il suo “ordine disordinato” le è stato alterato in maniera definitiva. Questo, in conclusione, ci indica che l’ordine (escludendo quello patologico), è soggettivo. Così come sono differenti le persone, i loro sistemi di classificazione mentale, le loro personalità, anche il sistema organizzativo è differente. Vi sono priorità e modi di vivere distinti, non escludendo che ciò che funziona per una persona debba funzionare per un’altra. Quindi, imparare a tollerare e rispettare chi è organizzato e organizza le cose attorno a se in maniera differente dal nostro non sarebbe affatto una cattiva abitudine, anzi, potrebbe essere l’inizio di un nuovo modo di accettare un punto di vista differente dal nostro, una grande chance, dalla quale si potrebbe anche imparare a conoscere molto di più di se stessi. Parola di Counselor!

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