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Uomini maschi invidiosiDavide mi scrive: “io non capisco se le persone attorno a me sono geloso o invidiose. Personalmente non credo di essere geloso di nessuno, forse un tantino invidioso delle persone che lavorano poco e guadagnano molto e non devono far grossi sacrifici alla fine del mese. Decisamente sì, quelle persone le invidio davvero molto. Sarò mica l’unico al mondo!?”.

Le somiglianze tra le due emozioni, gelosia e invidia, sono molte e spesso hanno una derivazione sociale e non personale. Alla base potrebbe essere celata una mera “crisi” di autostima a livello di confronto sociale. La gelosia è in noi presente sin dalla prima infanzia, viene spesso accettata maggiormente rispetto all’invidia, poiché giustificata come l’altra faccia dell’amore: gelosia da bambini verso le proprie figure genitoriali, verso oggetti particolarmente significativi, sino ad arrivare alla gelosia provocata da eventi che minacciano la propria vita di coppia. Alla base della gelosia vi è la paura di perdere il possesso, che esso sia un bene, un oggetto o una persona a noi cara. E proprio come le altre emozioni, anche la gelosia può essere attivata da pensieri inerenti circostanze esterne e/o immagini mentali e ricordi. Per eccellenza conosciamo la cosiddetta gelosia romantica, quella provata per una persona che si ama e che si teme di perdere, la quale si sviluppa in un triangolo a tre: il Sé (la persona gelosa), la Persona Amata e il Rivale. Secondo D’Urso (2013), tale tipologia di gelosia si innesca per via di determinate convinzioni: 1) la convinzione che alcune relazioni si configurino come oggetto di possesso e diano il diritto di richiedere o vietare determinati comportamenti (persino di vietare, in modo paradossale, sentimenti e desideri); 2) Il timore che il Rivale voglia o possa insidiare il possesso e il godimento della Persona Amata provocandone la perdita parziale o completa; 3) la previsione che se ciò dovesse accadere la persona gelosa ne avrebbe un danno, una sofferenza per la perdita dell’oggetto d’amore o della sua esclusività, e una ferita all’immagine di sé. Questo tipo di gelosia è, molto spesso, accompagnato da paura, tristezza, rabbia, vergogna e da un calo dell’autostima. Vi sono però anche altri tipi di gelosia, quelle rivolte ai figli, ai fratelli, agli amici, tutte verso un soggetto, una persona d’amore a noi cara. Dicevamo inizialmente che la gelosia però, viene maggiormente tollerata rispetto all’invidia, un’emozione anch’essa complessa che fa riferimento ai valori e all’immagine di sé. In particolare, alla base dell’invidia si riscontrano sentimenti di mancanza, di rivalità e senso di inferiorità. Si può quindi definire l’invidia come un sentimento di malessere verso un’altra persona, o un gruppo di persone, le quali, dal punto di vista dell’invidioso, posseggono qualcosa che lui non ha e che vorrebbe ad ogni costo. È quindi “necessaria” la componente della rivalità con l’altro per il possedimento di un oggetto o una condizione, senza la quale ci si sentirebbe inferiori, minacciati nella propria immagine personale e sociale. Ma quindi, provare invidia, denota aspetti positivi o negativi? Secondo diverse ricerche (Castelfranchi e Parisi 1988), l’invidia ha come fulcro l’ostilità: chi non consegue uno scopo desiderato soffre vedendo che gli altri invece sono in grado di raggiungerlo e prova ostilità per chi gli causa questa sofferenza. Le emozioni correlate all’invidia possono variare da: il disprezzo, la rabbia, l’ammirazione, la svalutazione di sé, l’indignazione, e la vergogna. Essa può indurre ad azioni aggressive espressamente dirette a danneggiare la persona invidiata. Viceversa, vi può anche essere un atteggiamento passivo in cui si rinuncia a lottare per il bene invidiato e prevale un generale senso di sfiducia in se stessi e di autocommiserazione. Tuttavia, secondo altri autori, vi sarebbero accezioni positive dell’invidia, una invidia cosiddetta “buona” che porterebbe la persona ad auto migliorarsi a seguito della percezione della propria mancanza nel confronto con l’altro. Ricapitolando, gelosia e invidia sono entrambe emozioni spiacevoli, a tratti penosi che implicano una diminuzione dell’autostima. Nello specifico: la gelosia è più frequente quando nel confronto sociale una nostra qualità viene minacciata; l’invidia è più frequente quando l’individuo si confronta con chi possiede in maggiore grado una qualità, un bene o una condizione rilevante per l’individuo invidioso; la gelosia nasce frequentemente nell’ambito dei rapporti affettivi, essenzialmente per timore di perdere la totalità o l’esclusività di un legame affettivo, mentre l’invidia riguarda prevalentemente il rapporto con i beni o con condizioni di successo, di potere, di status; la gelosia è spesso accompagnata da stati mentali di sospettosità, sfiducia, auto svalutazione, paura, ansia e rabbia, ipersensibilità alle frustrazioni ma anche amore e desiderio verso la persona di cui si è gelosi; l’invidia invece, nasce dalla percezione di una mancanza nei confronti dell’altro, ed è spesso accompagnata da senso di inferiorità, acuto senso di possesso, desiderio di danneggiare l’altro, anche se può essere presente ammirazione e una spinta positiva a emulare chi si invidia. Ora, sta a noi decifrare le nostre emozioni ed imparare a gestirle, accettandole al fine anche di tramutarle in qualcosa di positivo e costruttivo per il nostro progetto di maturamento personale.
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