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ZFoto giudice interioreQuanti di noi non hanno mai commesso un errore e per salvaguardia personale si sono giustificato alla meno peggio? Molti altri invece, probabilmente, non accettano di fare passi falsi e quindi non ammettono assolutamente di aver sbagliato. Infine, ci sono alcuni, tra noi, che sono ipercritici verso loro stessi, fustigandosi e accollandosi ogni sorta di piccolo sgarro. A metterli in evidenza, i nostri errori e non solo quelli, ci pensa il dito puntato instancabile del nostro giudice interiore, vigile quasi perennemente delle nostre esistenze. Molti miei clienti affermano di identificare il giudice interiore come una enorme figura ingombrante che li vorrebbe perfetti. Alcuni di loro mi dicono di ascoltarlo, altri che lo alimentano e che si lasciano da lui condizionare l’intera esistenza. Darci la colpa nel momento in cui commettiamo un errore, come prima reazione, è un meccanismo normale che ci consente di imparare, se restiamo entro i limiti della autocritica. In caso contrario potrebbe talvolta innescarsi un desiderio più o meno consapevole di autopunirsi. Quando proviamo vergogna o ci sentiamo sviliti, è perché il giudice interiore sta puntando il dito contro di noi. Ma allora di cosa stiamo parlando? Di un amico o di un nemico? Partiamo dal presupposto che non per forza trattasi di una figura abominevole uscita dagli inferi. Il giudice interiore amico, elabora e dà un feedback coerente e incoraggiante, cerca di innescare migliorie allineate con le nostre reali esigenze e affini alle nostre capacità. Un giudice interiore amico ci rende propositivi, forti, pronti a progredire e autoconsapevoli delle nostre capacità reali. Per contro, il giudice interiore nemico ci dà standard improponibili e difficili (se non impossibili) da rispettare. Nei casi più estremi è pronto a puntare il dito sul nostro operato senza badare né a circostanze né alla fattibilità dei suoi standard. Così ci ritroviamo a pensare a un miliardo di: “DEVO fare più attività fisica, DEVO studiare di più, DEVO essere più preparata, DEVO fare di meglio.” In poche parole, un giudice interiore nemico ci fa sentire vittime delle vita e delle circostanze, può renderci aggressivi, ricchi di pregiudizi verso noi stessi e gli altri, prevaricatori, colpevolizzanti ma anche auto-punitivi e costantemente insoddisfatti di noi. Ma allora come si potrebbe trasformare questo nemico in un mero alleato e per giunta di fiducia? Innanzitutto va riconosciuta la sua presenza e il suo ruolo in noi stessi e nelle nostre vite, dopodiché impariamo a capire e ad accettare che la costante auto-condanna o auto-recriminazione che la si voglia chiamare, non è utile per nessuno e può portare all’interno a dei buchi neri dai quali potrebbe risultare, alla lunga, molto difficoltoso risalire. Quindi fomentiamo la nostra autostima, inversamente proporzionale alla severità del nostro giudice interiore. Più alta sarà la nostra autostima e più complice e amico sarà il nostro g.i.. Lavoriamo quindi sulla cura dell’autostima. Un altro aspetto fondamentale da tener bene in mente è quello di imparare ad assumere prospettive e punti di vista del tutto nuovi e differenti dal nostro abitudinario schema mentale sull’agito. Il punto di vista che abbiamo su noi stessi corrisponde, spesso e volentieri, a ciò che pensa il nostro giudice interiore, nonostante egli non sia il depositario della verità assoluta. Se proprio risulta così difficile assumere autonomamente un differente punto di vista su noi stessi, parlarne con un amico o con un professionista potrebbe essere un ottimo compromesso. Un’altra buona strategia consiste nell’immaginare che dentro di noi alberghi un bambino molto piccolo da curare tramite il dialogo interiore evitando di dire qualcosa che potrebbe ferire quel bambino; esercitiamo la nostra auto-compassione, ad essere gentili con noi stessi. Gestiamo i sensi di colpa con la consapevolezza l’accettazione del fatto che in un determinato momento, un determinato errore, potrebbe essere stato dettato da conoscenze e circostanze del “là ed allora”, mentre dovremmo focalizzarci sul “qui ed ora”, sul presente attivo. Robetta non da poco, ma del tutto fattibile anche grazie a dei piccoli esercizi di meditazione guidata rivolti a imparare a familiarizzare con sensazioni, percezioni, impulsi, emozioni, pensieri, parole, azioni e relazioni. Bisognerà lavorare molto sulla autoconsapevolezza, grazie alla quale possiamo capire realmente il nostro valore e il valore reale dei nostri errori. Infine, un po’ di autocritica non guasta mai, anzi potrebbe risultare essenziale per poter migliorare, basta fare in modo che sia sempre costruttiva e non auto-colpevolizzante. Ricordiamo che l’autocritica distruttiva non fa altro che abbassare ulteriormente la nostra autostima e irrigidire il nostro giudice interiore che è sempre in agguato, pronto a riprendersi scettro e trono ma i re e le regine delle nostre vite siamo noi e noi soltanto. Parola di Counselor! Per scrivermi, per pormi domande e per approfondire i temi che affronto: This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it. 
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