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Lavoro medicinaCari amici, ma soprattutto care amiche di Rosso Parma, questa domenica parliamo di salute. In particolare parliamo di chi la nostra salute la dovrebbe tutelare e verificare, anche sul luogo di lavoro.
Non so voi, ma ogni volta che mi reco da un medico io, spero di affidarmi ad un professionista serio, ed è con questa consapevolezza che mi “metto nelle sue mani”. Purtroppo può accadere che queste ultime puntino a qualcosa di diverso dai nostri linfonodi!
La storia di oggi riguarda un gruppo di operaie che hanno realizzato lentamente di essere molestate dal loro medico aziendale. Paradossalmente, il tutto si svolge in uno stabilimento di eccellenza dove il personale viene regolarmente sottoposto a controlli medici.
Il fatto (come sempre assolutamente vero nella propria trama) viene riportato con l’augurio che un tale personaggio non eserciti più.
La vostra Matta, come sempre, vi esorta a riferire ai vostri superiori o a chi di dovere qualunque episodio leda la vostra tranquillità di persone e lavoratori. La vostra azienda deve avere come priorità assoluta la vostra protezione fisica e psicologica. Un caro saluto a tutti Voi e alla prossima Domenica.
M.H.

All’epoca dei fatti, l’organico della fabbrica comprendeva oltre duecento elementi e quindi le visite venivano effettuate da due medici contemporaneamente, per accelerare i tempi. Da qualche mese però, giravano strane voci e in particolare capitava che certe lavoratrici manifestassero un imbarazzo eccessivo a farsi visitare dal più anziano dei due. Questi era un uomo dall’aspetto tutto sommato simpatico, a cui piaceva “scherzare”, soprattutto con gli operatori di sesso femminile. Inizialmente negli spogliatoi si accennava a semplici battutine e ad apprezzamenti un po’ al limite nei confronti delle operaie, soprattutto se giovani. Alcune di esse ne erano imbarazzate mentre altre, almeno all’inizio, erano quasi divertite da questo comportamento. Il fenomeno non suscitò quindi particolare clamore, almeno nel primo periodo. “E’solo un po’ Don Giovanni”, si diceva. Con il passare dei mesi però, si diffusero sempre più storie riguardanti la condotta del medico e, le lavoratrici donne, cominciarono a manifestare in modo più o meno evidente un certo disagio nel saper di dover essere visitate da lui. I fatti riportati in maniera più o meno imbarazzata dalle operaie assunsero progressivamente un contorno inquietante. Non si parlava più di battute al limite, ma di apprezzamenti piuttosto espliciti sulla silouette femminile e, c’era anche chi riferiva di palpeggiamenti più o meno involontari. Le visite col “vecchio dottore” avevano sempre una durata maggiore rispetto a quelle fatte dal collega e numerose operaie giovani riferirono di essere state invitate a spogliarsi della biancheria senza una evidente necessità.  Le giovani, badate bene, non le più "attempate". Col passare del tempo, dato il ripetersi degli episodi, la teoria del “fraintendimento” cominciò a vacillare. Le operaie, confrontandosi tra loro, realizzarono lentamente che il loro disagio era ben più che giustificato. Capirono di essere in un qualche modo vittime di molestia e, attraverso un confronto nato tra spogliatoio e reparto, i fatti vennero alla luce più chiaramente.
A quanto pare le lavoratrici ricevevano complimenti estetici sul loro corpo, venivano interrogate sulla loro vita intima in maniera nient’affatto collegata all’esame clinico effettuato.
Venivano fatte spogliare completamente solo per l’auscultazione dei polmoni o per un semplice elettrocardiogramma. Durante la spirometria (esame in cui è necessario soffiare con forza all’interno di un cilindro), il medico pareva divertirsi moltissimo a dare giudizi su certe “potenzialità” della ragazza in questione. Infine, un altro episodio che risultò verificarsi frequentemente riguardava i prelievi di sangue. Sembra infatti che molte giovani operatrici venissero fatte sdraiare sul lettino, così in via preventiva. “Sarà stato per prevenire svenimenti”, penserete voi. Il dubbio era meno accentuato tra le operaie, giacché il camice bianco procedeva a effettuare l’iniezione con una tecnica tutta particolare, ovvero tenendo fermo il braccio della paziente e appoggiando “involontariamente” i suoi genitali sessantenni sulla mano della sventurata.
Fortunatamente, forse utilizzando come “scusa” l’avanzata età, il buon dottore venne allontanato dallo stabilimento e probabilmente avviato alla pensione. Le operatrici a tutt’oggi non sono sanno bene che fine abbia fatto.

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