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ZFoto giardino zenQuanti professionisti in questo periodo dell’anno sono stressati per via dell’avvicendarsi dei mille impegni e le repentine scadenze. Insegnanti, commercialisti e molti altri, allora, aMici del giovedì di Rosso Vivo, perché non provate a condividere con loro queste poche righe dalla lettura distensiva e curiosa, affinché possano trovare spunti di riflessione nella realizzazione di un semplicissimo giardinetto Zen.

I giardini Zen sono tipici della cultura orientale, nello specifico di quella giapponese, considerati dei luoghi in cui è possibile ritrovare il proprio benessere circondandosi di elementi naturali, essenziali/minimalisti e pieni di simbologia. La tipicità del giardino Zen sta nella sua mutazione ciclica e stagionale, creando un mero paesaggio e dove ogni elemento utilizzato, acqua, piante, pietre o sabbia rappresentano gli elementi dell’universo circostante. L’acqua ad esempio viene utilizzata non solo per il suo continuo scorrere vitale ma anche per il suono che essa produce, un suono che dovrebbe aiutare a rilassarsi. La pietra invece, rappresenta non solo montagne e piante, ma simbolicamente rappresenta tutte le cose del mondo naturale. La sua apparente disposizione casuale, a volte solitaria e distante dal resto, altre volte stretta ad altre pietre, indica la tipica attitudine umana ad essere talvolta incapace di relazionarsi col resto del mondo o che di proposito cerca una solitaria ricerca interiore di sé, mentre in altri momenti può mostrarsi un uomo capace di interagire col cosmo anche nella ricerca di spazi vuoti ed apparentemente a se stanti. Una tipica propensione non solo Zen ma anche gestaltica di una visione in cui il Tutto non risulta evidentemente solamente la somma delle parti, bensì è molto altro. In tutto ciò quale sarebbe il compito del curatore del giardino di roccia? Semplicemente fare le righe con il rastrello e fondersi con l’intima musicalità delle pietre. Pare che il giardino di ghiaia nello specifico, è stato creato per offrire ai monaci un posto dove meditare, ed è riconosciuto per il suo effetto calmante. La ghiaia rappresenta l’oceano, le pietre le isole del Giappone, le rocce rappresentano una mamma tigre con i cuccioli che nuota verso un drago, le rocce formano una immagine subliminale di un albero. Secondo alcuni ricercatori, queste immagini non possono essere percepite in maniera conscia nell’osservarle, ma pare che il subconscio della mente sia in grado di vedere una sottile associazione tra le pietre ed è proprio questo l'effetto calmante del giardino. Ma se non tutti abbiamo la possibilità di creare un nostro spazio Zen esterno, potremmo tentare di replicarne uno in scala all’interno della nostra abitazione, il Bonseki. Lo scopo di quest’ultimo è identico al giardino Zen su vasta scala, raggiungere la pace interiore attraverso il tempo investito nella meditazione di questo piccolo spazio tutto per voi. Ricercare il semplice e l’armonico dentro noi stessi, senza troppe distrazioni e sfarzosità frivole. Quando e se proverete a costruirne uno, ricordate di aggiungere un elemento o modificare semplicemente l’orientamento della sabbia, affinché tali gesti vi aiutino a rilassarvi penando alla tranquillità e alla vastità degli oceani. La sabbia utilizzata non dovrà essere quella delle spiagge bensì granito o marmo schiacciato e di tonalità uniformi: bianco, bianco sporco, beige, di circa 2 millimetri di diametro. Non utilizzate grani multicolori. Scegliete molto accuratamente le rocce da posizionare nel giardino Zen, poiché le isole sono il fulcro della meditazione e rappresentano l’immortalità, la longevità e la salute. L’operazione di rastrellare la sabbia va fatta in modo continuo, senza mai fermare il rastrello. Dovete creare percorsi visivamente uniformi e senza interruzioni che percorrono per la sua lunghezza il giardino e ruotano armoniosamente intorno alle isole. Si possono aggiungere dei ponticelli che simboleggiano il passaggio attraverso il mare per raggiungere un punto di vista alternativo che altrimenti non sarebbe visibile. È un modo diverso di contemplare la vita, valutare le cose da prospettive differenti, quasi a voler dire che tutto può accadere solo attraversando quel ponte. Ogni medaglia ha una faccia altra oltre a quella che siamo soliti osservare, allora perché non provare a contemplare le infinite possibili soluzioni offerteci, senza far ristagnare le nostre menti in un abisso ormai a noi conosciuto. Provare ad accettare la ciclicità degli accadimenti, così come il repentino mutare delle stagioni, del dì e della notte….osservare profondamente quello che può sembrare vuoto e scarno, scoprendo la vastità di luce di cui tale vuoto è pregno. Rosso Vivo vi ha dato un suggerimento, sta a voi incuriosirvi oltremodo e sperimentare, ricordando sempre di farlo con divertimento e senza giudizio di perfezionismo o simili. Siate leggeri e respirate. A giovedì prossimo e:
どうもありがとう, Dōmo arigatō, grazie mille!

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