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zFoto Sacco e VanzettiChiunque abbia frequentato il canto popolare, di lavoro, di protesta, sa una cosa per certa: che Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti sono stati giustiziati il 23 agosto. Potranno vacillare sull'anno (era il 1927), ma di certo non sul giorno: l'incipit del canto “Sacco e Vanzetti” si imprime nella memoria, e non si dimentica più: “Il ventitrè di agosto / a Boston in America / Sacco e Vanzetti / van sulla sedia elettrica”. Condannati per un duplice omicidio, avvenuto durante una rapina. L'accusa però risaliva a sette anni prima, formalizzata proprio nella data di oggi, il 15 aprile 1920.
Sacco e Vanzetti erano due migranti italiani, andati lontano per trovare possibilità lavorative migliori. Erano attivisti politici, di fede anarchica. La loro fede politica libertaria mal si coniugava col comune sentire che aleggiava più o meno in tutti gli Stati Uniti, fortemente radicati fin dalle proprie origini sul concetto di proprietà privata. Concetto che da qualche anno era messo a forte rischio dalla vittoria della rivoluzione in Russia, e dalle tante rivendicazioni che il movimento operaio internazionale avanzava con decisione in quegli anni. Inoltre, durante la Grande Guerra i due migranti, di profonde convinzioni pacifiste oltre che anarchiche, si erano rifugiati in Messico, per evitare di essere arruolati: tutti fatti che non li mettevano in buona luce presso una giuria.
L'essere migranti, anarchici, pacifisti, furono colpe che i due italiani pagarono con la vita. Sì, perché il duplice omicidio di cui erano accusati non era stato commesso da loro: nel 1925 uno dei veri colpevoli, Celestino Madeiros, già detenuto per altre ragioni, aveva confessato, di fatto scagionandoli. Ma la condanna era stata ormai emessa. A nulla valsero gli appelli, le petizioni, le richieste di grazia: i due innocenti vennero giustiziati la sera del 23 di agosto del 1927.
All'epoca erano anche gli italiani, lontani in terra straniera, a pagare per i crimini commessi da altri, a essere accusati prima di tutto per la loro provenienza, a essere additati dai cittadini dei paesi ospitanti come una minaccia alla propria cultura. Erano anche vicini gli anni di Gaetano Bresci e Giovanni Passannante, quindi c'era pure il dubbio che questi due anarchici italiani tanto pacifisti alla fin fine non fossero mica.
La storia è tragica, come la è ogni storia di condanna a un innocente. Per noi ne consegue la necessità di ricordare Sacco e Vanzetti, non tanto come martiri di un ideale quanto come paradigma di ciò che un uomo può subire in virtù del pregiudizio. La memoria è un'attività costante, da svolgere senza soluzione di continuità. Possiamo usarla in molti modi: uno dei più importanti è quello di rapportarla alla nostra quotidianità, riconoscendone analogie e differenze. E dunque, anche chiederci chi è che oggi si trova automaticamente sul banco degli imputati, e quante volte siamo proprio noi per primi a condannarlo senza uno straccio di prova.

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