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Musica strumenti a manticeMentre il sito di Rosso Parma è ancora sotto attacco informatico, il nostro coraggioso editore Cristiano Antonino ha deciso di continuare con l'attività del giornale direttamente sui social. Sta pubblicando e condividendo gli articoli usando la funzione “note” di facebook; e questo mi ricorda un esempio di eroismo a fumetti, materia dunque più dell'amico Francesco. Nella magnifica storia “Topolino giornalista”, opera del 1935 del grande autore di casa Disney Floyd Gottfredson, Topolino ha un suo giornale; rifiuta coraggiosamente di pagare il pizzo a una banda di gangster, che per contro gliene giocano di tutti i colori. Ma lui, coraggiosamente, continua a pubblicare il suo giornale. E lo fa anche quando i gangster gli mettono fuori uso la rotativa per stamparlo: con un vecchio ciclostile, stampa un'edizione di un solo foglio, in cui denuncia tutto ciò che i gangster stanno facendo per mettere a tacere la sua voce. Ecco, Rosso Parma, e soprattutto Cristiano, ha questo tipo di approccio: non importa quanto ci si guadagna o ci si perde, non lo metteranno a tacere.
È quindi, al di là del solito piacere, un onore che diventa un dovere etico portare avanti la mia rubrica su Rosso Parma. E lo farò restando nella norma di Cromatismi, portando cioè avanti il discorso sugli strumenti musicali: se questi fetecchioni che attaccano il sito vogliono sconvolgerci, è bene reagire lavorando nella più assoluta normalità.
Oggi vorrei cominciare a parlarvi degli strumenti a mantice. C'è un motivo particolare per cui ho deciso di farlo: la scorsa settimana, mentre lavoravamo alla preproduzione di un disco, io e un collega abbiamo deciso di acquistare (a un buon prezzo) un armonium indiano che avevo visto in vendita il mese scorso.
Che cos'è un armonium? Si tratta, per l'appunto, di un organo a mantice. Ne esistono di numerose tipologie, l'armonium “classico” è delle dimensioni di un pianoforte a muro e il suo mantice viene azionato da dei pedali – oppure, da qualche decennio, da un motore elettrico. Esiste poi un tipo di armonium detto “indiano”, la cui caratteristica principale è quella di essere portatile. Nasce infatti dall'esigenza dei missionari cristiani in India, che vivevano in perenne movimento e avevano bisogno di uno strumento facile da trasportare con cui eseguire le musiche liturgiche. È a questa esigenza che risponde l'armonium indiano, che ha una tastiera di dimensioni ridotte, e un'estensione di poche ottave (il “nostro”, che è molto ridotto, non ha che due ottave). Si suona con la sola mano destra, mentre la sinistra ha il compito di azionare il mantice, che nel nostro caso è nascosto all'interno della cassa di legno. Ovviamente il nome di “armonium indiano” non indica per forza un'origine indiana del particolare esemplare: l'armonium indiano trovato da noi è in realtà francese, della ditta Kasriel, che a quanto ho scoperto ha fabbricato questi oggetti (di varie dimensioni) da metà '800 fino agli anni '60 del '900. Avevano un impiego principalmente didattico, venivano usati per accompagnare i cori e gli studenti di canto – da qui il nome con cui questi armonium venivano commercializzati, ossia “guide-chant”, guida voce.
Lo strumento a mantice più conosciuto invece è senz'altro la fisarmonica. Il suo mantice è centrale, e alle sue estremità si trovano le casse armoniche, su cui sono montate le ance e i tasti che le azionano. Avvicinando e allontanando le mani, il mantice incamera ed espelle aria. Uno strumento che riunisce in sé un'estensione mostruosa, nonché una varietà sonora stupefacente per uno strumento meccanico (i “registri” della fisarmonica corrispondono a varie file di ance, e alle loro varie combinazioni). La mano sinistra ha una funzione principalmente d'accompagnamento. Aziona i bassi, presenti come singole note (la seconda fila di tasti sono i “bassi sciolti”, la prima fila i “contrabbassi”, una terza sopra i bassi sciolti) o accordi già formati (maggiori, minori, maggiori con settima, diminuiti). La mano destra invece esegue il canto. I tasti della mano destra possono essere in forma di pianoforte, oppure a bottoni, disposti su cinque file (ma due sono ripetute). Forse l'unico svantaggio della fisarmonica è il suo peso: essendo costruita per larga parte con elementi metallici, raggiunge facilmente i dieci-quindici chili, il che la rende scomoda da trasportare e anche da reggere, specialmente se lo strumentista la suona in piedi.
La fisarmonica ha dei “cugini” meno sofisticati, fra i quali il più noto è senz'altro l'organetto, che in Italia ha una forte tradizione popolare. Si tratta di uno strumento diatonico, in grado cioè di riprodurre una scala diatonica (a volte due, a seconda dei modelli). È limitato anche nei bassi: ne ha due, quattro oppure otto, a fronte dei 120 di una fisarmonica – senza le possibilità di combinazioni armoniche che offre quest'ultima. Possiede comunque un suono caratteristico e offre ottime possibilità all'esecutore preparato. Più che un cugino, lo si può considerare il padre della fisarmonica, dato che la sua invenzione è precedente. Una caratteristica che crea un'ulteriore grande differenza tra i due strumenti è che l'organetto è bisonoro. Ovvero, ogni tasto genera una nota se il mantice è in apertura, e una nota diversa se il mantice è in chiusura.
Esiste poi anche la concertina, uno strumento minuscolo e molto simpatico a vedersi: la sua forma esagonale la rende inconfondibile. Ma di lei parleremo la prossima volta. Per ora vi saluto, e vi do appuntamento alla prossima puntata di “Cromatismi”.

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