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Rocco Rosignoli suona violinoCari amici di Cromatismi, colgo l'occasione di questo articolo per comunicarvi che, in accordo con il nostro editore Cristiano Antonino, ho deciso di bisettimanalizzare l'appuntamento con questa rubrica. Per fortuna negli ultimi due anni i miei impegni si sono moltiplicati di parecchio: purtroppo però questo comporta una minor disponibilità di tempo... e la cadenza settimanale non perdona. Ultimamente mi sono trovato a saltarla più volte di quelle che avrei voluto. Da qui la decisione: meno articoli, ma con una cadenza che mi permetta di mantenere una qualità decente e di non arrivare sempre a scrivere l'articolo nella notte del giovedì con l'acqua alla gola!

Proseguiamo il nostro viaggio nel mondo degli strumenti musicali. Oggi parliamo degli archi, in particolare del violino.
Fra gli strumenti musicali, quella degli archi è probabilmente la mia famiglia preferita. Amo la chitarra, e ne posseggo la tecnica in maniera più profonda di quella del violino. Ma fra me e la chitarra in realtà non c'è stata la scintilla. Semplicemente, ce n'era una in casa, e verso i 10-11 anni ho iniziato a suonarla. Invece amavo il suono del violino, mi accendeva gli occhi il suo aspetto, mi emozionava l'armonia di un'orchestra. Per avvicinarmi al violino, però, nonostante la fortissima attrazione, aspettai molto. Il mio primo violino me lo comprai a 21 anni, in un negozietto in centro che ora non c'è più. Lo strumento era di fabbricazione cinese e costava veramente poco, ma era uno strumento perfetto per lo studio – infatti poi, per suonare dal vivo, dovetti cambiarlo. Me ne rimane comunque la custodia, che è quella che uso ancora oggi e che tiene il mio strumento al riparo da pioggia, vento e botte con efficacia.
Anche il violino, come il mandolino, ha un'origine mediorientale. Il suo più remoto antenato è il rebab, strumento ad arco dalla cassa circolare che dall'Afghanistan si è diffuso in tutto il mondo arabo. Come avvenne per il liuto, gli europei vollero fare una loro versione dello strumento, e così nacque la ribeca. Si tratta di uno strumento ad arco la cui cassa è a forma di pera. Veniva con ogni probabilità suonato tenendolo premuto contro la spalla, e non sotto il mento come è prerogativa dell'odierno violino, e della viola.
Evolvendosi dalla ribeca, il violino arriva a prendere la forma che noi conosciamo nel corso del '500. La sua estensione è quella del soprano, e nella famiglia degli archi è il solista per eccellenza. La cassa è molto piccola, il suono esce da due buche a forma di f poste ai lati del ponticello. Il ponticello, su cui passano le corde, è di forma curva, e consente di suonare al massimo due corde contemporaneamente. La natura del violino è quella di uno strumento monodico. Le corde sono quattro, accordate per quinte esattamente come quelle del mandolino (di cui abbiamo già parlato): sol-re-la-mi. Vibrano strofinate da uno strumento detto “archetto”, che alle sue origini era molto più simile a un arco da caccia di quanto non lo sia oggi. L'archetto ha una parte in legno flessibile su cui è tesa una serie di crini di cavallo o altro materiale sintetico. Per esercitare un attrito sulle corde, i crini vengono strofinati su una resina dura, detta pece.
La tecnica violinistica è molto complessa. Il principiante si trova a dover assumere posture poco naturali, e per assimilarle sono necessarie molte ore di studio. Anche l'archetto, che fa vibrare le corde strofinandole, ha bisogno di essere approfondito con molte, molte ore di pratica; bisogna imparare a sentire la pressione che si esercita sulle corde, a portarlo parallelamente al ponticello, a cambiarne la direzione con dolcezza, legando il più possibile la nota che si produce a quella che l'ha preceduta. L'archetto inoltre va impeciato, ed è facile impeciare assieme all'archetto anche le dita, e di conseguenza tutto lo strumento, comprese corde e tastiera. E anche la propria stessa persona, se si sbaglia a muovere l'archetto, o lo si poggia incautamente sulle gambe. Inoltre, la tastiera del violino, a dispetto del nome “tastiera” non ha tasti: per chi inizia lo studio della musica spesso non è così immediato comprendere l'esatta distanza tra una nota e l'altra, figuriamoci produrla posizionando correttamente le dita...
Ovviamente ogni strumento musicale è difficile, se lo si vuol suonare bene; certamente però la famiglia degli archi pone così tante problematiche al momento dell'approccio, che è facile che un principiante non troppo motivato si lasci scoraggiare. Se infatti con una chitarra in mano dopo un paio di settimane si riesce già a tessere armonie su cui cantare sguaiatamente (i famosi “tre accordi” di cui tutti parlano), con il violino (ma anche con la viola, il violoncello, il contrabbasso) qualsiasi cosa fatta con approssimazione rischia di suonare come il lamento di un animale sofferente. Ciò produce problemi individuali di autostima ma anche sociali di convivenza, perché oltretutto il volume degli strumenti ad arco è tutt'altro che discreto, e chi ci sente studiare non sempre gradisce. Io, quando iniziai a suonare il violino, ero ancora all'università, e avevo tempi di studio che mi occupavano l'intera giornata. Il violino è impietoso, e se non lo suoni con continuità perdi facilmente ciò che hai imparato. Allora che feci? Mi comprai per pochi spiccioli (veramente troppo pochi) un orrendo violinaccio elettrico, e con quello studiavo la notte indossando le cuffie. Ciò mi permise di portare avanti in parallelo la preparazione degli esami e la mia formazione musicale.
Il violino non ha solamente una tradizione colta. È uno strumento molto diffuso anche in molte tradizioni popolari: e proprio di queste vi racconterò nel prossimo appuntamento con Cromatismi.

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