0
0
0
s2smodern

Rocco Rosignoli mandolino Stefano MontagnaContinuiamo il nostro piccolo viaggio nel mondo degli strumenti musicali. Ho scelto di parlare in particolare degli strumenti che caratterizzano il mondo della canzone d'autore, di cui mi occupo. E la canzone d'autore, che deriva da molte fonti diverse, ha uno dei suoi antenati illustri nella canzone napoletana di fine '800 – primo '900. A questo genere di canzone è legato a doppio filo uno strumento musicale magnifico: il mandolino.
Il mandolino è uno strumento a corda di piccole dimensioni. La sua estensione è identica a quella di un violino, col quale condivide anche l'accordatura per quinte sol-re-la-mi. Le corde del mandolino sono otto, ma si tratta di uno strumento a corde doppie, per cui è più corretto parlare di quattro cori di corde doppie.
Perché le corde doppie? Questa è una caratteristica che il mandolino fa derivare dal liuto medievale, di cui è discendente. Il liuto, a sua volta, prende l'uso delle corde doppie dall'oud arabo, strumento di cui è una copia occidentalizzata. Che cosa offrono le corde doppie che la corda singola non dà? È presto detto: offrono volume, danno corpo al suono, e introducono anche un lieve battimento (due corde, per quanto si possa essere precisi, non saranno mai accordate all'esatto unisono, perché l'esattezza non è di questo mondo) che rende il suono più dinamico.
Lo si suona con l'ausilio del plettro, un sottile oggetto che si stringe tra il pollice e l'indice della mano destra e che pone le corde in vibrazione grazie al movimento dello strumentista. Può essere di vari materiali; oggi i plettri più diffusi sono in plastica, ma ne esistono anche di legno, di metallo, d'osso. Il caratteristico tremolo del mandolino si ottiene colpendo la coppia di corde con il plettro prima verso il basso e poi verso l'alto, di continuo e in velocità.
Quando noi diciamo “mandolino”, probabilmente visualizziamo il classico mandolino napoletano: collo corto, cassa piriforme, fondo bombato a doghe. Non è l'unico tipo di mandolino esistente: in Italia esistono molte varianti regionali di questo strumento, che in genere conserva il fondo a doghe, come nel caso del mandolino lombardo, molto simile al liuto nell'aspetto. Inoltre in molti paesi sono state create versioni differenti del mandolino, che spesso diventano a fondo piatto: è il caso del mandolino portoghese, ma anche di quello irlandese e di quello americano, caratteristico nel genere popolare del bluegrass.
Il mandolino “bluegrass” ha inoltre un'altra particolarità, quella cioè di far uscire il suono dalla sua cassa non tramite una buca circolare al di sotto delle corde, ma tramite due buche a forma di f ai lati del ponticello, ispirate a quelle degli strumenti ad arco. Il mandolino bluegrass ha sviluppato una tecnica tutta sua, molto diversa da quella del mandolino napoletano. Ha anche alcuni aspetti pratici che lo rendono in alcune situazioni preferibile al mandolino napoletano: è meno ingombrante, prima di tutto; è tendenzialmente più economico, dal momento che la sua fabbricazione non contempla la lunga e laboriosa piegatura delle doghe; e inoltre è molto più facile da amplificare, quando non esce già amplificato dalla fabbrica. Io dal vivo suono sempre il mandolino bluegrass, ma la mia tecnica, pur ibrida, è impostata su quella classica. Il mio mandolino napoletano, più ingombrante e di grande valore affettivo (lo costruì per me mio zio, che oggi non c'è più) resta sempre al sicuro in casa.
Il mandolino ha dei parenti molto stretti, che possono suonare insieme a lui in varie formazioni, dal quartetto a plettri fino all'orchestra vera e propria. C'è la mandola (con l'accento sulla “o”, mandòla), che storicamente pare sia nata prima del mandolino: è molto simile, ma di dimensioni più grandi. Può essere tenore o contralto: la mandola tenore è accordata un'ottava sotto il mandolino, mentre la contralto si accorda una quinta sotto al mandolino, pertanto do-sol-re-la, esattamente come una viola. Esiste poi il mandoloncello, delle dimensioni di una chitarra, anche lui accordato do-sol-re-la ma un'ottava sotto alla mandola contralto. È la stessa accordatura del violoncello, di cui il mandoloncello richiama il nome e occupa il ruolo nelle formazioni a plettro.
Il mandolino è uno strumento di largo impiego nelle tradizioni popolari, ma è stato spesso impiegato anche da compositori colti: Vivaldi, Mozart e Beethoven hanno scritto per il mandolino. Il mandolino in Italia viene insegnato in conservatorio; il primo titolare di una cattedra, assegnata dal conservatorio Pollini di Padova nel 1975, fu Giuseppe Anedda, musicista straordinario, che eseguì anche delle favolose trascrizioni dal repertorio violinistico. Un esempio mirabile di tecnica e interpretazione è la sua esecuzione della “Ciaccona” di Bach, che si può trovare senza fatica su youtube in un affascinante filmato rai in bianco e nero.
Nel prossimo appuntamento con Cromatismi esamineremo alcune canzoni italiane in cui il mandolino gioca un ruolo da protagonista.

(la splendida foto è stata scippata dall'editore all'ottimo Stefano Montagna, che ne è l'autore)

Sostieni Rossoparma con una donazione