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Rocco Rosignoli chitarra classicaCome promesso, eccoci qui ad analizzare gli stili chitarristici di alcuni dei cantautori più significativi. Cominciamo con due grandi artisti, i cantautori per antonomasia: Fabrizio De André e Francesco Guccini, universi distanti sia come autori che come chitarristi.
Fabrizio De André è spesso descritto come un poeta rivoluzionario (ma anche su questo si potrebbe discutere a lungo), ma come musicista è in definitiva di stampo “classico”. E quella classica è anche la chitarra con cui sceglie di accompagnarsi. Il suo chitarrismo è di puro accompagnamento e tende a non far più delle necessarie armonie di base (benché nel famoso concerto del '98 al Brancaccio lo si veda svolgere anche alcune rare parti soliste). Anche se non ha svolto studi musicali canonici usa una tecnica di arpeggio da manuale, con l'uso del pollice sulle corde basse e di indice, medio e anulare sui cantini. Il suono che produce è generalmente pulito e bello, anche se alle volte nelle esecuzioni dal vivo si sente un pollice un po' pesante sui bassi, e il suono si macchia di qualche “ronzio” prodotto dalla mano sinistra sui capotasti. Ma più della tecnica è l'atteggiamento stesso di De André a essere riconducibile a una modalità esecutiva che possiamo chiamare “classica”: una modalità cioè fedele a quello che è stato messo su carta, che tende a riprodurlo in maniera esatta introducendo come variabile la sola interpretazione del musicista (che comunque non è poca cosa).
Diverso è l'approccio di Francesco Guccini. Pur quasi coetanei, i due prendono le mosse da maestri molto diversi: Brassens da un lato per De André, Bob Dylan dall'altro per Guccini. E dylaniano è l'intento che Guccini cerca di inserire nelle prime canzoni che pubblica, non solo per quello che riguarda i testi ma anche per quello che riguarda le musiche. In particolare, Guccini rimane colpito dall'arpeggio fingerpicking con cui Dylan si accompagna. Si tratta di un arpeggio particolare, col quale la chitarra cerca di emulare il piano del ragtime. Il pollice esegue sia il battere che il levare, mentre indice e anulare possono eseguire parti melodiche o riempire l'armonia. È un arpeggio statunitense, che ha come strumento d'elezione la chitarra che abbiamo definito “folk”. Guccini lo padroneggia con una certa disinvoltura, ma non si rapporta mai alla chitarra da musicista. Il suo suono è sempre un po' sporco e non del tutto bilanciato, e il Nostro ne è ben consapevole – tanto che è molto raro, anche nei filmati più datati, vederlo esibirsi da solo. Dapprima Deborah Kooperman, poi Flaco Biondini, lo affiancano quasi sempre, dandogli l'appoggio necessario. Col tempo, Guccini abbandonerà progressivamente la chitarra, dapprima in studio, poi anche dal vivo; i suoi concerti hanno un margine ampio di improvvisazione, sia nella loro parte “teatrale” (nella quale Guccini tendeva a dialogare col pubblico anche a lungo) sia in quella musicale, complice una band di musicisti avvezzi al jazz e al rock. Due concerti di Guccini vicini nel tempo potevano anche essere molto diversi tra loro.
Stando alle loro biografie, né De André né Guccini progettavano nella vita di diventare musicisti. È qualcosa che capita a entrambi, ed entrambi raggiungono risultati artistici molto elevati nello stesso campo. Chi invece è un musicista in tutto e per tutto è Ivan Graziani. La sua carriera, iniziata negli anni '60 nel piccolo complesso “Anonima sound”, ha una prima svolta quando dalla band Ivan passa a lavorare come sessionman. Incide per Lauzi, Battisti, De Gregori. È un chitarrista completo, molto versatile ma dotato di personalità. Il suo strumento prediletto è la chitarra elettrica, ma usa molto bene anche la folk. Valido sia come solista che come chitarrista d'accompagnamento, Graziani innesta un immaginario (anche musicale) di provincia su sonorità pop-rock, condite da un istinto melodico di forte presa e intensità.
Sempre rock è l'immaginario cui si ispira Edoardo Bennato. Bennato è un chitarrista istintivo, ma pulito. Votato alla chitarra folk, a volte lo vediamo posare con chitarre elettriche, ma di rado lo vediamo suonarle. Pochi accenni solisti, una forte componente dylaniana che si esplicita in un fingerpicking pulito e preciso, oltre che nella prassi esecutoria da one-man-band con chitarra, armonica e tamburello a pedale. Spesso lo vediamo usare una chitarra a 12 corde, srumento a corde doppie in coppia di ottava (tranne i due cantini, unisoni) che dà alle ritmiche una sonorità più piena e ricca di armonici. Bennato è capace di tessere armonie interessanti e tutt'altro che scontate; ma il suo più grande pregio come chitarrista è di sicuro “il tiro”. “Il tiro” è una dote indefinibile del musicista, che rende ritmicamente gradevole e carico tutto ciò che suona. Per dirla con le parole di un amico: “Il tiro è quello che quando lo senti ti fa muovere il culo anche se non vuoi”. Non so dire se sia innato, ma di certo non è qualcosa che si acquisisce, non è qualcosa che si può spiegare. E Bennato ce l'ha.
Chiudo questa piccola rassegna di cantautori chitarristi parlando di quello che è in assoluto il mio preferito: Max Manfredi. Max si accompagna con la chitarra classica, e la sua tecnica è classicheggiante anche nella postura: il chitarrista classico suona seduto, con un panchetto sotto il piede sinistro, tenendo lo strumento in diagonale. La cassa è poggiata al ventre e la paletta all'altezza della testa. Max ci tiene sempre a precisare che i veri chitarristi sono altri, ma le sue capacità sono evidenti: è un chitarrista veloce e preciso, in grado di eseguire al contempo armonie e melodie complesse. Non si limita quasi mai ad accompagnarsi, ma intesse una vera e propria orchestrazione tra il suo canto e le corde della chitarra. Padroneggia le dinamiche con apparente disinvoltura, e a seconda dello strumento che imbraccia (suo o altrui, microfonato o elettrificato, acustico o silent) sa trovare il modo migliore per esaltarne le caratteristiche positive e funzionali alla sua esecuzione. Pesca da numerosi generi musicali, e li rimescola condendoli con l'ingrediente del proprio stile. Nella sua composizione si affacciano elementi ritmici, armonici, melodici, poco presenti nella canzone leggera italiana. Il suo chitarrismo è adeguato alla sua proposta: vario, funambolico, scenografico, emozionante. Si tratta di un cantautore che è a tutti gli effetti anche un chitarrista.

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