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ZFoto Carlo Giuliani lapideQuindici anni fa a Genova la storia del ventunesimo secolo ha ricevuto un'impronta grave e inequivocabile. Il raduno dei G8 che si tenne in quella città nel luglio del 2001 fu contestato con decisa fermezza da un movimento composto di molte anime. Quel movimento ricevette in quei giorni una sconfitta irrecuperabile.

Una sconfitta inflitta dalle forze armate del paese, che oltre ad attaccare senza motivo manifestanti pacifici si abbandonò a eccessi ingiustificabili e difficilmente comprensibili, come il massacro della scuola Diaz – che negli anni è stato definito come una “macelleria messicana”, e per il quale i processi si sono conclusi con un sostanziale nulla di fatto, per l'impossibilità di identificare i poliziotti implicati e per la sopraggiunta prescrizione dei crimini a loro attribuiti. Ricordiamo che in Italia ancora oggi non esiste il reato di tortura.
In questo panorama desolante, assunse un alto valore simbolico la tragica vicenda di Carlo Giuliani, ventitreenne che durante gli scontri a margine del G8 perse la vita. Piazza Alimonda è il luogo della sua morte, ultimo atto di una serie convulsa di avvenimenti che sono stati oggetto di molte ricostruzioni contrastanti, che iniziano con una carica da parte dei carabinieri e finiscono con un Land Rover intrappolato, da cui parte il fatidico colpo di pistola. Si può stare a lungo a disquisire sull'estintore che Carlo Giuliani brandiva al momento della sua morte, e che stava per lanciare contro il Defender dei carabinieri.

 

ZFoto compagni vari genericaC'è chi difende Giuliani e chi Placanica, l'allora giovane carabiniere che sparò. Ed entrambe le parti possono avere ragioni valide. Quello che è certo è che la vicenda trascende la sua particolarità e si erge a paradigma di quanto accadde in quei giorni. Una generazione venne “amputata della sua internazionale volontà”, come canta l'amico Davide Giromini. Oppure, per usare le parole di un bellissimo articolo di Andrea Coccia, uscito su Linkiesta il 27 novembre 2015, “noi non siamo la generazione che si è svegliata il 13 novembre dal bel sogno della felicità perpetua e delle birrette il venerdì sera. Noi siamo la generazione che vi aveva avvertiti 15 anni fa. E all'epoca non ci avete solo ignorato, ci avete irriso, ci avete persino sparato.”
É verissimo che la storia non si fa coi se e con i ma. È pur vero che a Genova nel 2001 è stata affossata definitivamente la possibilità di un modello di crescita economica che non fosse improntato al liberismo più sfrenato e autoassolutorio, e che il filo che partendo da una polizia che si fa carnefice della popolazione che dovrebbe proteggere porta a un'ansia socioeconomica che decide di seminare terrore con un pretesto di stampo religioso è più diretto di quanto possa sembrare.
Per questo commemorare Carlo Giuliani va ben oltre il suo episodio individuale. Commemorare Carlo Giuliani è guardare la ferita aperta di una nazione che non può dimenticare ciò che le è stato fatto in quel luglio lontano.
Ritrovarmi ieri in Piazza Alimonda, sul palco con Alessio Lega, Davide Giromini, Marco Rovelli, Guido Baldoni e Roberto Zamagna, mi ha riempito di un forte orgoglio. Le parole dei genitori di Carlo Giuliani, e l'accoglienza della sorella Elena, lasciano trasparire un dolore incessante e fiero. Lungi dal suscitare pena, col loro solo modo di essere sanno spronare alla presa di coscienza anche chi, come me, dal dolore di quei giorni non è stato toccato direttamente. Il pubblico era naturalmente estremamente coinvolto. Alle spalle del palco, un ampio tavolo da lavoro ospitava una squadra di fumettisti di prim'ordine, tra cui anche Michele Rech, in arte Zerocalcare, che forse oggi è il fumettista più famoso in Italia. Lui in quel luglio 2001, giovanissimo, era a Genova. Non ha mai nascosto come la pensa, e da che parte si schiera. Per questa sua partecipazione alla commemorazione di Carlo Giuliani la sua pagina facebook ha subito numerose segnalazioni (naturalmente anonime) che hanno portato il popolare social network alla discutibile decisione di sospenderla ( LEGGI ).
Dopo la commemorazione, musicisti e fumettisti si sono spostati al circolo di Rifondazione Comunista Bianchini, dove sono stati omaggiati di un'abbondante cena, naturalmente a base di trofie al pesto. Il Circolo Bianchini è stato un importante luogo di rifugio per i tanti manifestanti che in quell'estate lontana subivano le cariche ingiustificate delle forze dell'ordine, e da allora è rimasto vicino alla famiglia Giuliani, e a tutte le realtà che vogliono testimoniare che la storia iniziata nel 2001 non si è ancora conclusa, e ancora oggi riguarda tutti noi.

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