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Tribunale toga di spalleAl netto delle chiacchiere e a dispetto di anni di scelte politiche imposte alla città, una fetta rilevante dell'imprenditoria ducale è composta da gente che non sa fare una O col bicchiere. Hanno ereditato il malloppo, hanno cazzeggiato qualche anno e poi finalmente svaccato, mettendo nei guai una marea di lavoratori. Il tutto, chiaramente, dandosi un tono.
Su Rocco Bormioli sorvoliamo: i problemi personali di un tizio che ha aspirato con maggiore accuratezza di un Folletto Vorkwerk e che le donne le ha dovute pagare rappresentano certamente uno spaccato di imprenditoria parmense, ma è nel contempo anche un modo alquanto bieco di analizzare politicamente lo scenario cittadino. Come questo genere di leadership abbia influito nella degenerazione amministrativa delle aziende...ecco, quello invece merita un momento di riflessione da sinistra (ma anche da semplici cittadini, se vogliamo).
La tignosa e quasi eroica (visto che alla fine le grane se le “ciuccia” tutte lei) pm Paola Dal Monte a suo tempo ha iscritto nel registro degli indagati 12 tra amministratori e sindaci della Bormioli Rocco, per i reati di aggiotaggio e false comunicazioni sociali, per i bilanci (badate bene) non dei tempi “vivaci” del titolare, ma dell'altr'anno, quello del 2014.
Il giudice Alessandro Conti aveva rigettato la proposta della pm Dal Monte di sequestrare l'azienda e le quote azionarie, ma la Procura ha impugnato il provvedimento e, di questa parte ci informa un bell'articolo di Maria Chiara Perri su Repubblica, nelle scorse settimane si è discussa l'impugnazione. La sentenza dovrebbe arrivare a metà settembre.
Dopo la vicenda della Parmacotto di quella bella persona di Rosi ( LEGGI ), anche la Bormioli finisce nel mirino del Tribunale di Parma, con che esiti resta da vedere.
A prescindere da come finirà, però, la lente d'ingrandimento andrebbe posta su quegli studi di commercialisti e legali che, de facto, certificano da sempre qualunque gosinata (sdoganandola). Nel farlo, è evidente, dettano nel vero senso della parola i ritmi economici e politici ad un'intera città.

Parma non si può più permettere un neoliberismo da hinterland panamense: pare davvero essere giunta l'ora di sbarazzarsi dei dottori “magna cum laude”, soprattutto considerando che “magna” è voce del verbo “magnare” (dialettale romano, “mangiare”). Con gente del genere, chi ci sta è colluso.

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