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Provincia di Parma OML teamE’ stato illustrato stamattina in Provincia il Rapporto congiunturale sull’andamento del mercato del lavoro in provincia di Parma nel primo trimestre 2016 con i dati al 31 marzo 2016, da Pier Giacomo Ghirardini e Monica Pellinghelli dell’OML, alla presenza degli esponenti di istituzioni, associazioni di categoria, mondo del lavoro e della formazione.
Ne emerge un dato positivo sul piano dell’occupazione, con la tenuta totale dei notevoli risultati conseguiti a fine 2015 e un ulteriore incremento dei rapporti di lavoro a tempo indeterminato a tutele crescenti.

I DATI

L’ANDAMENTO DELL’ECONOMIA. Nel primo trimestre 2016 l’economia italiana ha continuato a crescere a un ritmo moderato, caratterizzato dal consolidamento del contributo positivo della domanda interna: il Pil è cresciuto infatti dello 0,3% rispetto al trimestre precedente e dell’1,0% nei confronti del primo trimestre del 2015. La crescita del valore aggiunto totale, per la provincia di Parma, nel 2016, è prevista all’1,4%, un valore superiore alla media regionale (1,2%) e nazionale (1,0%). Ciò sarebbe dovuto alla migliore performance dell’industria parmense (prevista in crescita del 2,4%) che, già nel primo trimestre 2016, ha risentito meno del deludente andamento dell’export rilevato a livello regionale e nazionale: le esportazioni sono infatti cresciute in valore dell’1,5% rispetto al primo trimestre 2015, a fronte di una crescita nulla in Emilia-Romagna e di una crescita negativa (-0,4%) in Italia.

IL JOBS ACT E L’AUMENTO DELL’OCCUPAZIONE. Nel quarto trimestre 2015 l’impatto del Jobs Act e della decontribuzione consentita dalla legge di stabilità 2015 aveva fatto registrare una variazione congiunturale e tendenziale anomala delle assunzioni (del 17,1% e del 27,3%, rispettivamente); ciò concorreva a determinare, su base annua, un incremento delle posizioni di lavoro dipendente pari a ben 4.119 unità, portandole ad un livello superiore a quello che si registrava prima della crisi. Alla fine del 2015, infatti, le imprese parmensi hanno sfruttato l’ultima finestra di piena decontribuzione per dar corpo, in un’unica soluzione, alle necessarie azioni di reclutamento rinviate a causa della crisi. A fronte di tale picco era logico aspettarsi un rimbalzo tecnico: infatti, nel primo trimestre 2016 le assunzioni hanno conosciuto un drastico ridimensionamento, sia in termini congiunturali (-19,5%) che tendenziali (-11,3%), di entità eguale e contraria. Tale variazione non riflette però ancora un eventuale deterioramento congiunturale, dal momento che il livello assoluto delle assunzioni (17.249, come dato destagionalizzato) resta decisamente superiore ai valori riscontrati nelle due precedenti fasi recessive.

CRESCONO ANCORA I TEMPI INDETERMINATI. Sebbene la legge di stabilità 2016 abbia ridotto l’importo della decontribuzione (al massimo 3.250 euro, ossia il 40% circa rispetto ai rapporti instaurati o trasformati nel corso del 2015) e la durata (ora biennale), nel primo trimestre 2016 è continuata la crescita dei rapporti di lavoro con contratto a tempo indeterminato (per 674 unità, come dato destagionalizzato, che si aggiungono alle 6.823 create lo scorso anno), a spese del lavoro a tempo determinato (-376 unità) e del lavoro intermittente (-149 unità). Il nuovo incremento dei rapporti a tempo indeterminato è avvenuto per effetto di trasformazioni di preesistenti rapporti a tempo determinato, come segnala il significativo calo congiunturale (-3,8%) e tendenziale (-9,7%) delle cessazioni dei rapporti di lavoro: le cessazioni «mancanti all’appello» sono riferite a rapporti a termine che invece di troncarsi sono stati trasformati. Pertanto, il saldo fra assunzioni e cessazioni dei rapporti di lavoro, al netto dei fenomeni di stagionalità, nel primo trimestre 2016, è risultato ancora positivo, anche se per sole 149 unità, di modo che lo stock delle posizioni di lavoro dipendente al 31 marzo 2016, è rimasto sostanzialmente invariato sul nuovo elevato livello raggiunto alla fine dello scorso anno. La notizia è quindi quella di una tenuta completa dei notevoli risultati occupazionali conseguiti nel 2015 – e la continuazione del processo di stabilizzazione dei rapporti di lavoro.

CRESCE PERO’ LA DISOCCUPAZIONE TRA I PIU’ GIOVANI. La resistenza della disoccupazione ai progressi occupazionali registrati nel 2015, fenomeno che trova purtroppo riscontro a livello nazionale, ha il suo punto dolente nella componente più giovane delle forze di lavoro, enfatizzato a livello locale dal dato della forte crescita del tasso di disoccupazione per i giovani di 15-24 anni, la cui performance valutata sulle assunzioni resta ancora deludente (29,3%). Tali giovani si sarebbero infatti trovati spiazzati dai colleghi della classe di età immediatamente successiva (25-34 anni): nell’inedita e anomala campagna di reclutamento e stabilizzazione innescata dalla leva fiscale, rivelatasi efficacissima, le imprese, a parità di condizioni al contorno, hanno preferito assumere lavoratori dotati di maggiore capitale umano – con più elevato livello medio di istruzione e con esperienze professionali mediamente più significative, ancorché maturate in carriere flessibili. Infatti, il tasso di disoccupazione per la classe di età 25-34 anni ha conosciuto, fra il 2014 e il 2015, una forte diminuzione a livello locale, passando dall’11,6% al 9,0%. Ma la disoccupazione totale è stata solo marginalmente intaccata dal recente anomalo recupero occupazionale, come mostrano anche i dati riferiti all’utenza dei Centri per l’impiego, che è cresciuta anche nel primo trimestre 2016 .

DIMINUISCONO LE ORE DI CASSA INTEGRAZIONE. Nel primo trimestre 2016 le ore di cassa integrazione guadagni complessivamente autorizzate sono di nuovo diminuite tendenzialmente (-14,7%) e così pure i lavoratori posti in mobilità in forma collettiva (-8,5%), verosimilmente al loro minimo storico (solo 50 unità). Invece i patti di servizio dei Centri per l’impiego provinciali, stipulati a favore di cittadini disoccupati o precariamente occupati, sono ulteriormente cresciuti tendenzialmente del 14,5%: i patti attivi al 31 marzo 2016 ammontano a 26.491 unità, evidenziando le difficoltà della ripresa ad andare ad erodere i livelli di disoccupazione. I più recenti elementi di fragilità congiunturale registrati a livello locale (dinamica dell’export ancora positiva ma a rilento, variazioni contenute ma di segno negativo per fatturato e ordinativi nell’industria, una situazione ancora pesante nelle costruzioni ed una demografia di impresa che presenta un nuovo saldo negativo) non paiono invece ancora riflettersi sull’andamento del mercato del lavoro.

Nota: La “variazione congiunturale” misura la variazione percentuale nel trimestre corrente rispetto al trimestre precedente: viene calcolata su dati destagionalizzati. La “variazione tendenziale” misura la variazione percentuale nel trimestre corrente rispetto al corrispondente trimestre del precedente anno: viene calcola su dati grezzi.

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