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ZFoto Froneri La7 IIEra il 7 novembre, e già avevamo scritto come sarebbe finito, il caso Froneri. Eh già, siamo un tantinello stronzi, è vero. Ma è altrettanto vero che dopo molti anni passati a narrare le battaglie dei lavoratori ci basta annotare quali sigle sindacali scendano in campo e quali politici sfilino accanto a loro, per capire come andrà a finire.

Vedi quella bella persona della Patrizia Maestri, che ha licenziato in quanto componente della Commissione Lavoro il Jobs Act di Matteo Renzi e poi lo ha votato, con tutto il codazzo di cigliellini (da lei a suo tempo nominati nelle svariate poltrone in quanto allora segretaria provinciale della Cgil), accanto a Pizzarotti, Romanini e il resto della truppa Pd, e fai 2+2.
Davanti a tale impostazione, scrivere “Pizzarotti si indigna per gli ammortizzatori sociali, che sono stati anche il tema toccato in apertura da alcuni sindacalisti intervenuti nella seduta in aula consiliare la settimana scorsa: pare evidente che ormai loro giochino non tanto per la prosecuzione delle attività produttive quanto per dare copertura economica a chi viene “cioccato” a casa. L’hanno buttata in soldi, come tante volte in passato”, non è stato tanto arduo.

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E così è andata, sostanzialmente: la Froneri può annunciare trionfante "l’erogazione di un sostegno di natura economica e un percorso a fini di outplacement a beneficio di tutti i 120 dipendenti interessati dalla chiusura del sito di Parma" e contestualmente la chiusura dello stabilimento di via Bernini 32. I sindacati, stucchevolmente, si dichiarano soddisfatti, per questa sorta di “esodo” che di fatto mette 120 famiglie in una condizione di grande precarietà.
ZFoto Froneri cartelli ingresso fabbricaPer quanto ci riguarda il paragone con il vergognoso caso della Tecnopali si è dimostrato piuttosto azzeccato: a questo punto non possiamo che augurare ai lavoratori Froneri il medesimo destino nel medio periodo, e cioè che la ditta venga rilevata da un altro operatore del mercato (in Tecnopali subentrarono un annetto dopo dei vecchi dipendenti che avevano fondato una loro azienda), e che questi rispetti il loro diritto di “prelazione” sui posti di lavoro.
Per il resto, che dire? Che Pizzarotti ed i parlamentari hanno fatto la loro bella sfilata, ma che alla fine dei conti, spenti i riflettori, una multinazionale ha potuto agire come meglio ha creduto avvalendosi di quelle leggi che i vari governi (quello Renzi su tutti) hanno fatto approvare.
Boicottare i prodotti Nestlè, tanto per dimostrare fattivamente cosa se ne pensa, di questa vicenda, sarebbe poi tanto sbagliato? Riflettiamoci.
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