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Filippo Fritelli Federico PizzarottiFiere di Parma come ennesimo atto di sudditanza del “compagno” Pizzarotti all’Unione Parmense degli Industriali. La denuncia precede la protesta dell’altro “compagno”, l’ex Udc Giuseppe Pellacini ( LEGGI  ma è mai possibile che la svendita di tutti i beni comuni siano avvallati dal silenzio complice della sinistra e osteggiati da un ex Udc???), e ha già trovato una propria spiegazione in seno ad un recente Consiglio comunale ( LEGGI ).

La sua prosecuzione pare definire piuttosto bene quali siano i reali livelli di questa amministrazione comunale, passata la quale di bene comune non rimarrà praticamente nulla.
Il gioco consiste, ma non si può dire apertamente perciò fate finta sia un discorso ipotetito, nel far arrivare a Crédite Agricole, colosso bancario francese da tempo gestore di Cariparma, una quota di azioni sufficiente per fargli avere il controllo (assieme al “giro” della stessa UPI : a Paolo Pizzarotti serve che venga eretta l'ex Salvarani...il resto del ragionamento completatelo da soli) dell’ente, senza superare alcuni vincoli piuttosto impegnativi compresi nell’atto che regola il rapporto tra le parti: in essi si specifica che la quota Comune-Provincia non può scendere sotto la soglia del 26%. Per contro, un azionariato di Cariparma che prevarichi le condizioni di patto determinerebbe anche un passaggio legale da “gestione pubblica” a “gestione privata”, che determinerebbe tutto un altro giro di valzer.
Così il duo Pizzarotti-Fritelli ( GIÀ PROTAGONISTA DELLA MORTE DI TEP ) cosa ha pensato? Di dismettere le quote spalmandole sui privati “gestiti” dalle banche, proprio per lasciare Crédit Agricole al di sotto della soglia. E vi è già oggi già parecchio vicina, eh? Fiere di Parma, società per azioni costituita nel luglio 2002 e avente un capitale da 25,4 milioni di euro, ha un azionariato detenuto per il 5% dalla Regione, per il 6,73% dall’Upi, per il 10,28 dalla Camera di Commercio, per il 3% da soci privati minori e per il 18,85% da Crédit Agricole.
Filippo Fritelli e Federico Pizzarotti sono talmente affezionati al bene dei propri concittadini che l’unica vera preoccupazione che li attanaglia pare essere il far arrivare quote pubbliche ai potentati economico/finanziari senza farsi linciare dalla Corte dei Conti: l’intenzione di Marco Ferretti, assessore al Bilancio del Comune di Parma, è far scendere la quota del Comune dal 28% ereditato dai tanti predecessori al 12% che lascerà dopo il proprio infausto passaggio. Il tutto per incassare 7 milioni di euro, chissà poi per inaugurare cosa.
Il disegno, chicca finale, obbedisce alla voglia bolognese-bonacciniana di creare un polo fieristico regionale. Dov’è la fregatura nella proposta di Boni (presidente di Fiere Bologna)? Che loro hanno le pezze al culo, rispetto a noi, e che quindi si pappano, come al solito, un nostro gioiellino per risanare le proprie strutture, “diversamente di successo”, per così dire.
Da sottolineare, un po’ già come per le azioni Iren, che Fiere di Parma non ha bilanci in rosso o problemi economici particolari: è un’azienda sanissima che dà dividendi sostanziosi a tutti i soci, Comune di Parma su tutti. In pratica,una volta dismesse le quote, quei soldi che prima andavano a bilancio di fine anno si trasformeranno in tassazione a carico dei cittadini di Parma: è l’effetto Parma.
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