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Colorno municipio e bandiereUna storia surreale a qualunque livello la si voglia leggere, quella accaduta a Colorno. E spesso, nei paesi di provincia, si sfocia ben presto nella versione parody di sé stessi.
L’assessore della giunta Canova Stefano Mori, socialista (almeno così lo definiscono da quelle parti) ha messo il “mi piace” ad una pagina dai contenuti decisamente inequivocabili: “Benito Mussolini duce d’Italia”. La sindaca di Colorno, Michela Canova, ha come conseguenza chiesto le sue dimissioni, e sarebbe il caso di ricordare che il gesto non è necessario: un sindaco può limitarsi a ritirare le deleghe, mandando sommessamente a cagare un proprio assessore, senza stare lì tanto a targiversare.
Anzi, a ben guardare è un atto politico molto più definito, che implica un “questo tizio non mi/ci rappresenta” grosso come una casa.
Stefano Mori ha oltretutto deleghe non cruciali sul piano economico ma certo sul piano valoriale: Protezione Civile, dialogo con le Frazioni (che per Colorno sono una fetta consistente dei cittadini), Verde Pubblico, Arredo Urbano, Comunicazione, Innovazione Tecnologica e, rullo di tamburi, Partecipazione. Ora: in una collettività plurale (la componente migrante è significativa) come quella colornese un tizio si occupi di partecipazione, stimando un tizio che ha contribuito allo sterminio di ebrei, omosessuali, rom e oppositori politici...è quantomeno inopportuno. Non parliamo poi della Protezione Civile, da non molto uscita dall’ “incubo Salamandra”, piuttosto malconcia.
Eh già, perché Stefano Mori non si è nemmeno scusato, anzi: ha dichiarato di non essere fascista, ma che Mussolini ha fatto anche cose buone.
Appare almeno inconsueto che di uno che sta in giunta dal 2009 (8 anni, mica noccioline) si scoprano certe simpatie oggi, ma anche accettando il fatto che la Canova caschi dal pero (è una sua peculiarità, a guardarne il percorso) è ora importante che la stessa dimostri coerenza e si assuma la responsabilità di liquidare un assessore per motivi etici. Vale a dire per il semplice fatto che il fascismo e la sua apologia sono incompatibili con il luogo e l’istituzione in cui opera Michela Canova. Altrimenti è una pagliacciata e poco di più.

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