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Social bufalaNon un euro in più, esattamente come sostenevano Pezzuto ed Eramo nel loro comunicato di ieri mattina: è questo quanto è emerso dalla discussione della delibera su questo tema ( PER APPROFONDIRE LEGGI E VAI A RITROSO NEI LINK ).

Ad essere precisi ci sarebbe anche un secondo aspetto politico da sottolineare, e cioè che i Consiglieri PD hanno esibito la dirittura morale di tanti criceti: hanno passato l’intera campagna elettorale a schernire l’iniziativa promessa da Effetto Parma, l’hanno attaccata anche dopo le elezioni e criticata in seno all’assemblea di ieri...ma hanno votato con Effetto Parma. Sarà splendido vederli archiviati da Lega e M5S alle prossime Regionali: gente di tale autonomia interiore merita giusto questo e null’altro. E d’altronde è il PD di Renzi, Bonaccini e Del Rio: stupido attendersi etiche differenti.

Tornando al provvedimento discusso, ciò che è emerso con chiarezza dalle parole di Laura Rossi è che effettivamente il Reddito Minimo altro non è che la sommatoria aritmetica di provvedimenti di assistenza alla persona in difficoltà provenienti dal governo Gentiloni, dalla Regione e da iniziative di aiuto già presenti nel Comune di Parma da moltissimi anni. L’amministrazione Pizzarotti non ci mette un euro in più.
“Partiamo dal fatto che il Comune di Parma ha storicamente una serie di misure di sostegno alla povertà”, esordisce Laura Rossi, assessore ai Servizi Sociali. Sciorinata una serie di iniziative in realtà frutto di “travasi” economici, la Rossi è passata ad analizzare quanto accaduto negli ultimi due anni, “nei quali si sono mosse un sacco di cose: a livello nazionale è stata attivata, all’inizio a livello embrionale con il SIA (acronimo di Sostegno per l’Inclusione Attiva, ndr) rivolto prevalentemente alle famiglie, nel frattempo la Regione si è attivata istituendo una misura che si chiama RES, Reddito di Solidarietà regionale, che è andata ad allargare la platea dei beneficiari rispetto al Sia e quindi tenendo dentro anche le persone singole senza figli. Ha esteso riducendo però il contributo. Lo Stato è però andato avanti, introducendo una misura più completa e più articolata che è il REI, Reddito di Inclusione, che prevede degli aiuti più alti ma di nuovo le restrizioni ai nuclei famigliari”.
Abbiamo riportato il virgolettato proprio per evidenziare come l’incipit dell’articolo non fosse con una nostra interpretazione: era il riassunto di quanto detto in aula.
Perché cambiare Regolamento? E’ sempre Laura Rossi a spiegarcelo: “per evitare che su uno stesso nucleo famigliare si concentri un cumulo di aiuti”, afferma. Eh bé, sì dai: fosse mai che a chi non ha niente salti fuori una banconota da cento euro in più!
“L’altro obiettivo – prosegue – è di far fronte alle aspettative legittime che gli strumenti regionali e nazionali hanno creato”: tradotto significa che il settore dei Servizi Sociali valuta la richiesta di aiuti e si fa mediatore con altri organismi, tipo l’Inps. Cosa che però accade dalla notte dei tempi, mica da oggi.
Misure concrete? Lo sconto sui consumi, una misura che viene dedicata a nuclei con Isee fino a 7 mila e 500 euro dato per sostenere il costo delle utenze. Come dite? C’era anche in passato attraverso il “minimo garantito”? Eh, già...ma guarda un po’! Era pari al 20%. Col nuovo Regolamento viene introdotto un aiuto sulla bolletta del 40% per quei nuclei che siano potenzialmente beneficiari di RES o di REI (lo ha detto testualmente sempre al Rossi).
Successivamente all’esposizione della Rossi si è passati alla questione dei 10 emendamenti 10 presentati su questa modifica regolamentaria, in massima parte presentati da quei politicamente defunti del PD, la seduta è stata sospesa.
Al rientro Fabrizio Pezzuto ha sottolineato alcuni tratti salienti della questione: “questo provvedimento – ha dichiarato Pezzuto riferendosi ad una buffonata in sala stampa di Nadia Buetto, Laura Rossi e altre amiche – è stato presentato come una rivoluzione, e si era connotata di un’importanza quasi nazionale per un Regolamento che va in una continuità su una modalità che c’è da anni. Un’iniziativa che peraltro si innesta su aiuti regionali e nazionali che sono importanti.
Dopodiché ci sono le perplessità: una fondamentale è sulle risorse. Noi continuiamo a parlare di risorse che sono fondamentalmente sempre le medesime. La coperta, alla fine, è sempre la stessa. Si parlava di 2 milioni e 200 mila, che è la stessa cifra che negli anni scorsi era allocata in quelli che erano definiti contributi di sussistenza del minimo vitale, vengono inserite nuove categorie: alla fine si lavora sempre con gli soldi. Non vorrei che allargando a nuove categorie, mantenendo la cifra uguale, non si scopra che alcune categorie erano meglio assistite prima”.
Fabrizio Pezzuto fa poi una riflessione: in Commissione Bilancio Ferretti ebbe a dire che sono circa 34 mila le persone a Parma con reddito attorno ai 10 mila euro ( PER APPROFONDIRE LEGGI ). Da 7.500 a 10mila il salto non è larghissimo, e questo ci suggerisce ci sia un bel pezzo di Parma in difficoltà magari non dichiarata espressamente.
Da queste riflessioni parte Pier Paolo Eramo, che ha iniziato l’intervento rimarcando come questa tanto decantata rivoluzione sia alla fine un giochino a somma zero, “nel senso che non ci sono finanziamenti rispetto all’anno scorso, per cui ciò che veniva erogato come Reddito Minimo Garantito sarà erogato sotto altre forme. Quello che è difficile capire è come sia possibile ampliare il numero dei beneficiari in un gioco a somma zero”.
Un altro punto di analisi toccato da Eramo ha riguardato la “sostenibilità” da parte degli uffici dei Servizi Sociali: “chiunque li frquenti si rende conto benissimo come per essi sia difficilissimo reggere il peso dei bisogni crescenti. Credo sia sotto gli occhi di tutti, negli ultimi anni, l’affanno della Struttura. Una riflessione conclusiva la vorrei fare sulla lettura dei bisogni stessi: la sensazione è che il Comune di Parma non sappia quali essi siano, che ne abbia una impressione generale ma che non ci siano i dati. Ho provato a guardare il DUP, ho provato a guardare il documento, e non mi sembra che ci sia un dato da analizzare, su cui ragionare. Gli unici sono quelli della Caritas, e non c’è nessuno che sappia rispondere alla domanda “quanti sono i beneficiari potenziali dell’approvazione di questo Regolamento?”. Non mi pare casuale che il 40% degli utenti dell’ Emporio di Solidarietà di Parma non è conosciuto ai Servizi Sociali. Ultima riflessione: io ho sentito una grande differenza nei toni e nei contenuti tra l’esposizione che ha fatto oggi l’assessore Rossi e quello usato nella presentazione in conferenza stampa del Reddito Comunale Garantito”.
In fase di dibattito Eramo ha anche fatto una conta delle persone dei Servizi Sociali in maternità e/o comunque “quiescenti”, conta con saldo negativo, e ci ha piazzato un velenoso: “magari sarebbe meglio meno dirigenti e più assistenti sociali”.
L’aula ha votato poi il Regolamento, che è passato con il voto congiunto PD – Effetto Parma.

A parte le considerazioni fatte dai Consiglieri citati (Pezzuto ed Eramo), la discussione ha evidenziato un altro aspetto politico: non esiste sullo scenario politico un esponente PD degno di stima o considerabile come integro moralmente. I voti a favore del provvedimento di Jacopozzi, Lavagetto e Campanini raccontano essenzialmente questo. Una volta archiviati questi tizi, cosa che i parmigiani si preparano a fare, sarà probabilmente possibile ricominciare a sinistra una narrazione che faccia dell’intransigenza morale un punto cardine ineludibile. Ripartire da questo sarà bellissimo, non ricordarne neanche i nomi anche di più.

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