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Commissione Urbanistica I 2017Siamo amministrati da un gruppo di fighette medio-borghesi convinte di avere potere di vita o di morte sui propri concittadini? E’ il dubbio che assale l’ascoltatore quando partecipi alle riunioni della Commissione Urbanistica, chiamata a discutere le osservazioni al Psc.
LEGGI DELLE COMMISSIONI PRECEDENTI

Come funziona? E’ presto detto: il Comune di Parma ha dato mandato ad una società privata (chissà poi perché non ha affidato il compito ai propri tecnici) di approntare la “linea di indirizzo” della nostra collettività . Qualcosa del tipo “quì ci facciamo questo”, “qui sviluppiamo quello”, per capirci. Una sprta di bussola per i 20 anni successivi di vita urbanistica del territorio. A quel punto i cittadini hanno un lasso di tempo per presentare le proprie “osservazioni”, e quindi per spiegare le proprie ragioni all’ente.
Fin qui tutto normale.

Il problema una collettività ce l’ha quando in una Commissione, invece di prendersi il tempo per valutare caso per caso, si sente ripetere soprattutto “accelleriamo?”. E badate bene, in molti casi ci riferiamo ad aziende, quindi a situazioni che danno da lavorare a della gente.
Anche in quest’ambito il quadro è quantomeno opinabile, ma tendente al vergognoso: aziende “fighe” come la Coppini Olearia hanno presentato domande per variare la natura del proprio sito (in zona Fiere), per espanderlo e renderlo produttivo (con un termine vago che non implica necessariamente in senso agro-alimentare di eccellenza) e vengono appoggiate. Badate bene: senza il minimo approfondimento inerente alla natura della propria richiesta, e grazie alla “copertura” di un Michele Alinovi che pressa su Effetto Parma (ha citato una variante della prima tornata amministrativa LEGGI ). I rottamai invece devono stare un po’ sui cosiddetti, dato che verranno respinte entrambe le richieste analizzate. I due siti sono storici, esistono da che esiste la marmitta da comprare a buon prezzo. Il primo di essi si trova tra via Vicopò e via Beneceto: in sala si è eccepito come sia inopportuno che un tipo di azienda del genere si collochi in un’area che si auspica in futuro totalmente agricola. Veramente risibile, come parametro per decidere se un gruppo di lavoro debba vivere o morire, ma che apre anche a due domande. La prima: questi tizi l’hanno mai visto, un rottamaio? La seconda: dove riterrebbero fosse congruo, il collocamento di un rottamaio? Zona Cittadella? Area parco Ducale? Di qui la riflessione all’incipit dell’articolo, rispetto alla natura decisamente non proletaria e vagamente classista di chi ci amministra. Ancora peggio quando si è giunti alla seconda richiesta di variazione urbanistica, quella del rottamaio di strada Cremonese. Anch’egli in attività da una vita. Il sito è, rispetto al primo, in un’area espressamente produttiva, circondato da altre aziende, alcune delle quali, trattando profilati, parecchio più inquinanti. Niente, non andava bene neanche il secondo rottamaio: l’orientamento è stato di votare contro la richiesta di espansione in un campo limitrofo e di variazione della natura dello stabile perché sospettato di voler edificare in modo poco lecito. Hanno approfondito? Giammai! Hanno lanciato una monetina, interpretando le scartoffie. Perciò in effetti non sapremo mai chi aveva ragione, se il rottamaio in questione intendesse imbrogliare o semplicemente espandere la propria attività (neanche fosse la vicina Coppini Olearia!). Che modo becero di fare le cose.
Commissione Urbanistica2017Stante il livello di “profondità” del dibattito ( di cui abbiamo tenuto il file audio, perché noi con le querele ci puliamo una definita parte anatomica) è importante specificare che alla seduta hanno partecipato Maurizio Campari (quello più insistente rispetto a velocizzare le analisi delle singole osservazioni), Lorenzo Lavagetto (in tutta onestà l’unico ad eccepire, con toni blandi, nella forma e nella sostanza delle scelte), Sebastiano Pizzigalli, Paolo Scarpa (che ha chiesto e approfondito anch'egli), Roberto Schiaretti ed Elisabetta Quaranta.
Concludendo: chi scrive segue la politica locale da parecchi anni, e da tre sindaci differenti. Questo livello di sciatteria nell’affrontare il caso del singolo cittadino (chiunque egli sia) è una vergognosa novità che ci saremmo volentieri risparmiati. Pretendere un migliore atteggiamento e un maggiore impegno è il minimo.

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