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Aereo CARGO 777Il 5 dicembre è la data dirimente, quella che determinerà se l’aeroporto Verdi vive o muore. Una classe di industriali locale ridicola si riunirà per dare vita alla solita, periodica, pantomima ( LEGGI DELLA PRECEDENTE ), quella relativa al ripianamento debitorio della società che gestiscono, la Sogeap.
Vogliono i vostri soldi ( LEGGI E VAI A RITROSO NEI LINK ), ma ancora di più sono indisponibili a separarsi dai propri: questo è in sintesi il quadro.
Interlocutore istituzionale di costoro, il sindaco Pizzarotti, che da anni fa e dice ciò che più gli conviene in quel momento: non ultimo l’alienazione di azioni di una partecipata in attivo di bilancio ( LEGGI DELLA VENDITA DELLE AZIONI DI FIERE DI PARMA ) per avere i fondi da buttare nelle attività di una società in perdita strutturale secca da anni.
Quelli che seguono sono i pensieri sul tema aeroporto di Rifondazione Comunista e Parma Protagonista.

PER APPROFONDIRE SU SOGEAP LEGGI E VAI A RITROSO NEI LINK

RIFONDAZIONE COMUNISTA::
AEROPORTO? NON A TUTTI I COSTI. NO AL PROGETTO DI AMPLIAMENTO E RICONVERSIONE CARGO
Martedì 5 dicembre si riunirà l’assemblea dei soci per discutere il futuro dell’Aeroporto di Parma e in particolare l’ipotesi di espansione e riconversione in aeroporto “cargo”.
Consideriamo questa una minaccia intollerabile: una nuova colata di asfalto e cemento sulla campagna, su un territorio che a breve distanza ha già subito la ferita della Tirreno-Brennero, monumento all’imbecillità la cui inutilità è pari soltanto al pesante danno ambientale.

Si aggiunga poi che, sempre a ridosso di Baganzola, è prevista la costruzione di un gigantesco centro commerciale, tra i più grandi della regione: 500.000 metri quadri tra il centro commerciale e l’ampliamento/riconversione dell’ aeroporto con le conseguenti strutture di stoccaggio delle merci.
Il traffico di automobili e camion sarebbe massacrante.

Inoltre la pista dell’aeroporto si avvicinerebbe ulteriormente al centro abitato di Baganzola, mentre già ora si guarda con preoccupazione agli aerei che in fase di atterraggio sorvolano le case a distanza di poche decine di metri.
E la fascia oraria dei decolli e degli atterraggi si estenderebbe alle ore notturne.

Comune e Regione non possono finanziare un simile scempio.
Invece il Sindaco Pizzarotti ha già assicurato investimenti per 5 milioni di euro destinati ad infrastrutture (per cementificare, appunto...) e la Regione intende contribuire direttamente al progetto con 12 milioni di euro.

Se i bilanci dell’aeroporto sono in perdita costante non è ammissibile risolvere il problema con dissennate operazioni che compromettono un territorio e le condizioni di vita dei numerosi cittadini che lo abitano.
Si trovino altre soluzioni.

E tali soluzioni, a nostro giudizio, non devono comportare finanziamenti pubblici. Riteniamo infatti che l’aeroporto non rientri tra i servizi che Comune e Regione devono garantire prioritariamente, mentre vengono trascurati servizi di importanza essenziale. Anche perché esistono altri aeroporti a distanza adeguata in relazione alla frequenza con cui questo servizio viene utilizzato.

PARMA PROTAGONISTA:
La crisi dell’aeroporto di Parma è un fatto preoccupante per il futuro di una città che sta smarrendo da tempo la propria vocazione europea. L’aeroporto rappresenta uno dei nostri asset strategici residui e auspichiamo quindi un suo piano di rilancio, sulla base di presupposti sostenibili: non bastano certo proclami o retoriche chiamate di correo, perché Parma non può permettersi di ignorare il precipizio di una situazione di peggioramento continuativo, che dura da anni.
Alla vigilia dell’assemblea dei soci di Sogeap, esprimiamo la convinzione che questa crisi posa essere affrontata attraverso progetti industriali seri e concreti, ma certamente non iniettando ulteriore denaro pubblico o privato in quella che oggi, se non si cambia rotta, appare come una caduta libera.
L’aeroporto di Parma aveva conosciuto una crescita importante dal 2005 sino al 2008/2010, passando da cinquantamila passeggeri/anno, sino a quasi trecentomila, con incrementi addirittura del 100 % su base annua per due anni. Il nostro aeroporto era riuscito a creare collegamenti con voli diretti per Malpensa, Roma, Londra, la Sicilia tutta, la Sardegna e alcuni paesi dell’Est europeo. Le difficoltà di bilancio erano compensate da prospettive di sviluppo e dalla presenza di compagnie internazionali. Poi nell’ultimo quinquennio è sopraggiunto un veloce declino: l’aeroporto nel 2016 ha segnato un minimo di passeggeri con 193.00 passeggeri/anno per mete quasi tutte marginali e il bilancio della Società di gestione Sogeap, già in deficit da tempo, è stato chiuso con un passivo di quasi tremilioni e cinquecentomila Euro. Se Parma cala, vicino a noi abbiamo aeroporti che continuano a macinare crescita, come Bologna che segna quasi otto milioni di passeggeri/anno, oppure Orio al Serio che ha raggiunto 11 milioni. L’accordo con Etihad sui cargo sembrava avere aperto nuove prospettive per il G. Verdi, ma la situazione è rimasta drammatica.
In questo quadro si inserisce il progetto di riconversione infrastrutturale, un progetto carico di suggestioni, poiché l’aeroporto possiede potenzialità di attrazione, trovandosi al centro di un bacino, che va da Spezia, alla bassa Lombardia, all’Emilia occidentale. Ma gli interrogativi su quel progetto sono molteplici. Ad oggi infatti non è dato sapere quanto esso sia supportato da certezze di sostenibilità, intese come valutazioni concrete di attrazione di linee e voli esistenti o futuri. L’impegno della Regione Emilia Romagna per 12 milioni di Euro nel quadro del Fondo nazionale Sviluppo e Coesione, la contestuale intenzione del Comune di Parma di immettere altri 5 Milioni di Euro, l’eventuale ingresso tra i soci di Fiere di Parma S.p.A. con aumento (per ora indefinito) di capitale, sembrerebbero comunque ampiamente insufficienti a garantire la fattibilità di un piano economico stimato in circa trenta Milioni di Euro. Ma, anche ammettendo un impegno dei soci privati a coprire ciò che manca, il problema è capire se, una volta realizzato quel progetto, potranno essere garantiti voli sufficienti per l’obiettivo di sopravvivenza, portando a regime i trasporti Cargo e raggiungendo un limite minimo di passeggeri stimato in almeno un milione/anno (oltre cinque volte più di oggi), preso atto che in questi anni la crisi non si è affatto convertita in segni positivi, ma invece ha continuato a segnare passivi crescenti. Quali compagnie saranno disposte a utilizzare il nostro scalo? Vi sono accordi in divenire con altri aeroporti per la cessione di voli? Le mete raggiungibili future saranno attrattive e non più marginali? La quota Cargo permetterà all’aeroporto di “decollare”? E, ci chiediamo, è stato correttamente valutato l’impatto ambientale, sia per la popolazione di Baganzola, relativamente all’allungamento della pista a margine dell’abitato, sia per tutto il territorio, per quanto concerne il trasporto su terra delle merci? Queste domande attendono una risposta e il Comune di Parma, attore pubblico fondamentale insieme alla Regione, deve fornire i chiarimenti necessari, prima di avventurarsi in un percorso che oggi si prefigura molto incerto.
Bruno Agnetti, Pier Paolo Eramo, Paolo Scarpa (Gruppo Consigliare di Parma Protagonista)

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