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ZFoto Schermata del 2017 11 07 17 12 26Si è tenuta come annunciato la Commissione Affari Istituzionali del “post Consiglio” ( LEGGI DEL CONSIGLIO ). Cos’è la Commissione Affari Istituzionali? Chi la compone? Su cosa decide?
Non è dato a sapersi: il sito del Comune di Parma non ne fa menzione, e in effetti non è citata nemmeno dal Regolamento comunale, che elenca le sette permanenti e accenna vagamente a Commissioni “speciali”. La stessa pagina che il Comune di Parma dedica ad esse si presta ad un minimo di ironia, recitando “accedi agli atti delle otto commissioni del Comune di Parma”, ed elencandone sotto sette.
La “Affari Istituzionali”, si evince dallo Statuto che il Comune ha depositato in Anci “ha competenza sull'attività statutaria sui regolamenti attuativi dello statuto e sulle altre materie indicate nello statuto medesimo e può formulare proposte o osservazioni su medesimi oggetti al Consiglio, alla Giunta e al Sindaco. Alla stessa commissione sono affidati i compiti di elaborare proposte e formulare valutazioni in ordine ai problemi inerenti la trasparenza delle procedure e dei meccanismi di funzionamento della Pubblica Amministrazione, con specifico riferimento alla definizione di regolamento o normative e procedure in ordine a tutta l'attività comunale”.

Commissione2017 Non Permanente Affari Costituzionali IDetto ciò non è dato a sapersi chi ne faccia parte, chi abbia beccato ieri un gettone di presenza pagato dai cittadini di Parma e a che titolo. Pessimo modo di fare le cose.
Nell’ordine del giorno vengono annunciati punti ad alta intensità politica, come la discussione della della riforma della nuova figura del Consigliere delegato, quella sulla mozione a sostegno dello Ius Soli, quella di sostegno alla proposta di autonomia della Regione Emilia-Romagna, una in merito agli orari di convocazione dei Consigli comunali e soprattutto quella relativa all’uso dei simboli comunisti nel Comune di Parma, notoriamente presentata in fotocopia dalla Lega Nord in un po’ tutti i territori. La Laura Cavandoli ne uscirà con una figura delle sue.
A) PROPOSTA DELLA MODIFICA DI DELLO STATUTO PER IL CONSIGLIERE DELEGATO: il dibattito ha riguardato l’introduzione della figura del Consigliere Delegato, che è essenzialmente un cittadino volontario che partecipa ai lavori del Comune di Parma mediando tra CCV e sindaco. Sulla questione ha agito il Tar, con due sentenze che “fanno giurisprudenza”, per così dire.
Il primo ad intervenire su questo punto è stato Pier Paolo Eramo, che ha contestato alla giunta come il testo dalla prima discussione a quella attuale fosse stato modificato. “In particolare mi pare sia sparita – ha affermato il Capogruppo di Parma Protagonista – la parte per la quale il Consigliere Delegato può partecipare alle riunioni di Giunta: siccome è un tema, questo, che riteniamo importante...”.
Alessandro Tassi Carboni lo interrompe per confermare la variazione.
“La seconda questione che viene sollevata dal Tar – prosegue Eramo – riguarda il rapporto con gli assessori ed i consiglieri, dato che la sentenza emessa impone che sia molto chiaro il fatto che il Consigliere Delegato non debba avere alcun potere. Noi crediamo che questi aspetti vadano richiamati nel testo: non so dove, ma vanno richiamati”. Eramo propone, proprio a rimarcare la mancanza di poteri della nuova figura, un cambio di nomenclatura da “Delegato” ad “Incaricato”.
Lorenzo Lavagetto, da avvocato, eccepisce sul testo da licenziare rispetto alla confusione che può ingenerare il termine “Consigliere” applicato ad una figura che poco c’entra con quello comunale. Anche questo aspetto era stato stigmatizzato dal Tar, in effetti.
Il dibattito si è poi spostato sul numero di questi nuovi rappresentanti, che per alcuni Consiglieri deve essere in numero di 3, mentre Effetto Parma lo fisserebbe a 4.
Il pericolo paventato da alcuni consiglieri è da un lato di ritrovarsi nei medesimi empasse regolamentari vissuti per il Consigliere Aggiunto e dall’altro di avere figure fin troppo differenti in termini di partecipazione e ruoli in un medesimo Consiglio comunale.
Alla fine, per quanto riguarda il numero di Consiglieri, è stato deciso di adottare la formula dell’ “un ottavo” rispetto ai presenti nell’istituzione, quindi allo stato attuale di 4. Ultimo botta e risposta ha riguardato l’individuazione di punti fermi sul tema delle incompatibilità, che ha visto Effetto Parma riottosa, e orientata eventualmente a stabilire delle inopportunità.
LE MOZIONI:
Fabrizio Pezzuto interviene in linea generale per dichiarare la propria contrarietà a portare in aula la mozione sullo Ius Soli, ma anche le altre due mozioni: ad avviso del Consigliere di Parma Unita i tre argomenti sono poco attinenti ai lavori e alle funzioni del Consiglio comunale, ma soprattutto rischiano di trasformare l’aula in una bolgia quando si affrontassero certe tematiche a ridosso delle elezioni politiche. Pezzuto ha probabilmente ragione su un piano ideale, ma forse sopravvaluta non poco l’importanza che ormai dà il parmigiano medio alle cose che vengono dette dall’assise democratica cittadina. Lo sottolinea lui stesso in un passaggio del proprio ragionamento. Se ciò racconti dello spessore politico dei Consiglieri e degli assessori in carica o di una superficialità del cittadino stesso, bé questa è domanda che lasciamo volentieri ai rappresentanti di Effetto Parma, Pd, Parma Unita, Parma Protagonista e Lega Nord.
MOZIONE SULLO IUS SOLI: “abbiamo ritenuto di proporre al Comune di Parma il sostegno a questo disegno di legge – ha dichiarato Eramo esponendo le motivazioni della presentazione della mozione da parte di Parma Protagonista e Pd – perché lo stesso provvedimento è uscito ben presto dalle parlamento per andare nelle piazze e nelle strade, suscitando parecchie prese di posizione. L’ultima che ricordo è quella di Renzo Piano, che ha fatto una bellissima riflessione su un tema che è diventato tema della società civile italiana, che ha detto “noi pretendiamo doveri, ma riconosciamo anche diritti”.
Il tema viene poi spostato sulle modalità di presentazione: se la mozione venisse ritirata si potrebbe riprensentare un testo comprensivo delle istanze di altre forze politiche, nello specifico Effetto Parma, altrimenti viene portata questa e poi in aula si dibatte. Il tema “deprimente” lo sforzo verso la condivisione è l’esistenza della Lega Nord, nel senso che tanto, a prescindere da quale che sia il testo, la Lega non lo appoggerebbe certo: ai Consiglieri è stato ordinato di fare in un certo modo e state tranquilli che faranno in quel determinato modo. La mozione viene comunque licenziata, l’assemblea decide di demandare ai successivi livelli dibattimentali (Capigruppo e via dicendo) la limatura delle differenze tra le intelligenze non leghiste.

MOZIONE SU AUTONOMIA EMILIA-ROMAGNA E MOZIONE SU SIMBOLI COMUNISTI: Laura Cavandoli nuovamente imbarazzante. Fondamentalmente la Capogruppo della Lega Nord si produce in una sequenza abbastanza nutrita di frasi sconnesse l’una dalle altre nelle quali inserisce (esordio dell’intervento) ipotesi di caduta del governo Gentiloni a breve, nella quale cerca di coinvolgere Lorenzo Lavagetto che la tratta con una certa incredulità (la tizia non ha capito di non essere da Provinciali a farsi un cappuccino), per poi passare ad altre ipotesi sul ritiro del provvedimento Fiano che è, parole esplicite sue, alla base delle richieste del Carroccio di condanna per chi espone simboli comunisti. E’ tutto registrato in files audio, come nostra abitudine. Quindi capiamoci: la Lega chiede o non chiede la condanna di un’ideologia, quella comunista, non sulla base di una profonda convinzione, ma di una condanna probabilmente non condivisa di un’altra ideologia, quella fascista. Non c’è molto da aggiungere: la questione descrive etica e spessore intellettuale di Laura Cavandoli ed altri esponenti leghisti in modo esaustivo.
La stessa prosegue poi dicendo: “ma possiamo anche discuterla dopo le elezioni, eh? Non mi va di stare qui fino a notte fonda a polemizzare su questo punto”.
In aula fanno notare alla Cavandoli che Parma è Medaglia d’Oro alla Resistenza, e che in quanto tale è difficile mettere su uno stesso piano un gerarca fascista ed un segretario del Partito Comunista italiano. Le fanno notare anche che la discussione la sta facendo in un’aula che il Comune di Parma ha dedicato a Laura “Mirka” Polizzi, che era parecchio comunista, e per molti è essa stessa un simbolo comunista. Tutte annotazioni che arrivano fino ad un certo punto, perché da un lato, come detto, la Cavandoli ha poca voglia di dedicare tempo alla discussione su questo tema ed è concentrata sul finire in fretta, dall’altro l’ordine di scuderia per lei e per gli altri è di presentare la mozione, per cui anche tanti discorsi hanno senso solo fino ad un certo punto. Dopo dieci minuti di ascolto della Cavandoli può capitare di scoprirsi a rimpiangere gli interventi di Matteo Agoletti.
Commissione2017 Non Permanente Affari CostituzionaliMOZIONE ORARIO CONSIGLI COMUNALI: la mozione è stata presentata da Bruno Agnetti, che ha trovato non congruo l’orario, che sovente costringe ad interrompere il lavoro. A perorare la causa della questione è Alessandro Tassi Carboni, talmente verboso e invadente nell’esercitare il proprio ruolo da lasciare pochissimo spazio alle considerazioni altrui. Tra le motivazioni addotte dal tizio in questione per il mantenimento dell’orario delle 15, peraltro storico e al massimo anticipato da Ubaldi alle 14 e 30, in alcune situazioni, quelle che vogliono i Consiglieri tornare ai propri figli di sera e quelli relativi al personale del Comune, costretto a rimanere in orari oltre quello della chiusura del Comune. In realtà il problema di Agnetti è di essere un medico, di avere reperibilità e casi urgenti, e quindi di non potersi a volte permettere un “sono in Consiglio, scusa” come per altre categorie professionali. Si condanna a corse fuori dall’aula per rispondere al cellulare sulla falsariga di quanto fatto prima di lui da Vescovi e Volta, a loro volta preceduti da tanti altri colleghi.
IL RUOLO DEL CONSIGLIERE AGGIUNTO: un’appendice della Commissione ha riguardato il dibattito sul ruolo del Consigliere e sulle tante incongruenze segnalate dai vari partiti politici in Consiglio comunale. Questa parte della discussione ha raccontato benissimo quanto poco contino gli stranieri agli occhi del Comune di Parma. Perché? Perché non esiste nemmeno una Commissione che abbia la delega a trattare questa figura in maniera specifica. Così ecco che il presidente del Consiglio Tassi Carboni sostiene che a suo modo di vedere la discussione non vada affrontata nella Commissione Affari Istituzionali, mentre la Buetto butta lì un Pari Opportunità come se fosse una questione di opinioni. Altri propongono la Commissione sul “Personale”. Voi ve lo immaginate se doveste andare in Comune per chiedere di costruire un muro sul confine della vostra proprietà e si scatenasse in esso un dibattito sul dove dovete andare a presentare la domanda di edificazione? “Per me è ai Servizi sociali, perché dietro a quel muro c’è una famiglia”. “No, ti sbagli: è da ambiente, perché il muro certamente influirà sul livello di smog interno alla proprietà”. Ecco, il livello del dibattito riguardante il rappresentante della Consulta dei Popoli è stato questo. Vedete un po’ voi se è accettabile.

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