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ZFoto Froneri La7 II“ A conclusione del Tavolo istituzionale dedicato al sito di Froneri a Parma che si è tenuto questa mattina presso il Municipio, la società tiene a confermare la decisione di chiudere il sito produttivo di Parma in quanto condizione necessaria per rendere sostenibile il business del Gruppo in Italia ”
Questo è l’inizio del comunicato rilasciato dall’amministrazione della società il 12 ottobre: 120 lavoratori fissi più decine di stagionali dovrebbero rendere sostenibile il business del Gruppo rimanendo a casa o trasferendosi a Frosinone dove verrà trasferita la produzione Froneri dello stabilimento di Parma.
I lavoratori dovrebbero sacrificarsi per permettere alle multinazionali di mantenere sufficientemente alti i loro profitti, una dinamica già vista negli ultimi anni anche qui a Parma quando i lavoratori di Intercast , di Tecnopali (solo per citare le vertenze più recenti) lottarono contro lo smantellamento delle aziende nelle quali lavoravano.
E il copione è sempre lo stesso. La join-venture Froneri è controllata da due multinazionali: la Nestlè (oltre 7 miliardi di euro di utile netto l’anno scorso) e la R&R ice cream (leader europeo del gelato industriale). Sul sito della Froneri si può leggere che nei primi sei mesi del 2017 le performances dell’azienda sono state soddisfacenti e i risultati finanziari migliori di quanto preventivato sia in termine di vendite che di profitto.
Lo stabilimento produttivo di Parma, esattamente come gli altri siti produttivi di Frosinone o Terni, per manager e amministratori delegati altro non sono che strumenti per far macinare guadagni agli azionisti Nestlè o agli investitori che controllano R&R.
D’altra parte, se nessuna credibilità va data a questi dirigenti di società pagati proprio sulla base delle loro performances economiche fatte sulla pelle dei lavoratori, nessuna illusione può essere riposta in quel ceto politico e in quelle istituzioni che legiferano, governano e operano secondo gli interessi di questo sistema, completamente al servizio di multinazionali, proprietari d’aziende e mondo finanziario.
La lotta intrapresa deve vedere in campo tutta la forza della classe lavoratrice, trovando l’appoggio dei lavoratori dell’intera città. Va ribadito che al primo posto ci deve essere la tutela del lavoro e dell’occupazione, non il mantenimento di certi livelli di profitto per gli azionisti. I macchinari e la produzione della Froneri devono rimanere a Parma. Sono i lavoratori ad aver a cuore l’azienda e sono gli unici che possono salvarla giungendo, se necessario, a riappropriarsi del loro luogo di lavoro impedendone qualsiasi dismissione.

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