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Consiglio Comunale2017 giunta Pizzarotti bisIl tema sicurezza, il tema delle politiche migratorie. Da un lato un sindaco che si dice da solo che Parma è un modello da esportare, dall’altro una città che non ne può letteralmente più. Nel mezzo una serie di parassiti che usano i migranti e i giovani o per ottenere sovvenzioni, in immobili e/o denaro, o per ottenere i voti dei parmigiani più stanchi ed insofferenti.

Perché avviene tutto ciò? Per precise colpe politiche. Ed è ora di cominciare a dirlo con chiarezza. Il contesto sociale che viviamo in città, l’odio che lo impregna, la violenza che si manifesta nei luoghi del vivere comune, non si creano dal nulla. Non esiste nessuna strega cattiva che cosparge di incantesimi maligni la città, nessun agente della Cia che getta componenti chimiche nei pozzi dell’acquedotto al fine di renderci tutti aggressivi ed intolleranti. Esiste solo una classe politica inadeguata e superficiale sostenuta da una minoranza di persone prezzolate ed interessate. E questi possono agire indisturbati per la noncuranza disillusa della quasi totalità dei nostri concittadini.
La maggioranza dei problemi legati alla sicurezza si possono ricondurre alla categoria anagrafica degli under 25, che sono in parte autoctoni ed in parte conseguenti ai flussi migratori in atto da alcuni anni.
Politiche giovanili messe in campo? Zero. Ma scrivendo zero intendiamo l’espressione nel senso letterale del termine.
La città, come dicevamo, vive dinamiche di una violenza mai vista nella propria storia: rapine, furti nei negozi, baby gang in azione e quant’altro. La delega alle politiche giovanili è passata dall’inutile Giovanni Marani (ex assessore allo Sport, con i risultati che i parmigiani hanno sotto gli occhi) all’altrettanto inutile Michele Guerra (attuale assessore alla Cultura).

PER APPROFONDIRE LEGGI  LEGGI


Adolescenti scritta ma non vedi che“Le solite carogne di Rosso Parma”?
Ma non scherziamo, per cortesia: la “linea” seguita da una città non è figlia dell’aria da bravo ragazzo, dalla nomea di essere preparato in questo o in quello, o dalla simpatia più o meno esplicita alla redazione di questo o quel giornale.

La “linea” viene dettata da atti concreti (o #atticoncretini , volendo rispolverare una vecchia presa per i fondelli a Pizzarotti), che possono essere essenzialmente di due tipi: delibere di giunta, con proponente l’assessore ricoprente carica, o determine dirigenziali, con protagonista l’apparato burocratico comunale, e quindi gli uffici del Duc.
E cosa ti ha combinato, ad oggi, questo trust di cervelli, a fronte di un’ emergenza sociale che tanto spazio occupa nelle pagine dei giornali e nei discorsi dei nostri concittadini?
Bé, Michele Guerra in oltre due mesi di attività, a duemila e rotti euro di stipendio mensile (cioé più o meno il doppio di quanto guadagnate voi), ha trovato il tempo di proporre 3 delibere, la 264, la 281 e la 282. Praticamente una delibera di giunta ogni tre settimane di lavoro. Una era di carattere tecnico, riguardando un accordo di tipo artistico tra il Comune di Parma ed alcuni istituti superiori cittadini, le altre due mere prese d’atto di adesioni al sistema bibliotecario cittadino.
Fissate bene i ragazzi che fanno avanti ed indietro con la bici su via dei Mille alla ricerca di qualche cliente cui vendere erba, o i gruppi di giovani sbragati sui gradini del Regio, e chiedetevi: “ma quanto può essere utile a questi “under” un’azione politica di questo genere?”. E poi magari chiedetevi anche: “ma che cacchio di priorità ha un assessore che si preoccupa di cavolate del genere con una Parma che va a fuoco per le fiaccolate fasciste e per un clima mai così rovente sul tema degrado?”.
Va detto che un assessore viene affiancato nel proprio incedere dai cosiddetti “uffici”, cioé da quei dirigenti che, in via del tutto teorica, conoscono la materia dal lato “tecnico”. E vediamo cosa ci hanno sfornato, ‘sti fenomeni della dinamica giovanile, in due mesi di lavoro quotidiano.
Il “Settore Cultura, Giovani e Sviluppo Strategico del territorio” ha prodotto dalla rielezione di Federico Pizzarotti 13 determine dirigenziali. Esse hanno riguardato essenzialmente patrocini di ambito culturale, tranche di pagamento al Regio o alla Fondazione Toscanini, o vantaggi economici a questa o quella organizzazione culturale.
Iniziative o progetti dedicati al settore giovanile? Nada de nada, nemmeno uno.
Quelli del settore Welfare? Già la domanda evidenzia un non sense che in passato abbiamo voluto rimarcare, e cioé che il disagio e il benessere giovanile non siano ad appannaggio del settore Sport o di quello Cultura, bensì di quello dei Servizi Sociali. Ma Federico Pizzarotti, come già Pietro Vignali prima di lui, non condividono questa nostra opinione e sbolognano i nostri ragazzi ad assessorati piuttosto lontani dalla tematica vera e propria.
Anche volendo includere i Servizi Sociali, comunque, delibere e determine alla mano, ci confrontiamo con “robetta”, cioé con progetti di impatto risibile, riguardanti una infinitesimale quota dei giovani nel nostro territorio.
Siamo chiari: qui non è questione di mettere in croce una cooperativa di educatori in particolare, nel senso che le stesse sono popolate da lavoratori in molti casi in gamba (anche da parassiti politici, è vero, gente che è on o off a seconda della convenienza...ma sono una sparuta minoranza): rimarcare l’inadeguatezza del modello “centro giovani” implica semplicemente il prendere atto che quell’approccio da solo non basta. Che serve parallelamente incentivare la “caccia” nelle strade, come un tempo si faceva quando le Unità di Strada erano per Parma un fiore all’occhiello.
Neanche la constatazione che gli appartamenti misti di universitari e profughi siano assolutamente inadeguati significa “fare il culo” al Ciac, ma prendere atto che per ogni giovanissimo migrante incluso in un progetto intelligente ce ne sono un migliaio per le strade che vivono di stenti.

Alla fine non è nemmeno questione di essere contro a Guerra, in senso stretto, perché il tema della sua inutilità è dettato dall'inerzia, non dal valore intrinseco.
Ma chi amministra Parma che cosa fa? Bé, ieri sera era alla festa dei condomini Acer di San Pancrazio, sorriso di ordinanza per l’obiettivo della Gazzetta di Parma e tante mani strette. Procedono così di default da anni: zero progetti degni di questo nome, tanta Gazza e tanti tagli di nastro.
Se questo quadro è verosimile (e lo è!) la domanda che ci dobbiamo porre è la seguente: il razzismo che si sta diffondendo in misura crescente è figlio di una retorica leghista o della colpevole inconsistenza di chi dirige la baracca? Se certe tensioni si sviluppano a Parma più che altrove è per una ragione cabalistica o perché qui basta dare la colpa a Roma per poi correre alla corte di Bonaccini?
Ecco quindi che la soluzione diventa abbastanza semplice ed intuitiva: non servono tante Capigruppo condivise, quanto una sequenza intelligente e strutturata di iniziative che abbiano come obiettivo i nostri giovani, quelli arrivati da terre sfortunate in primis. Servirebbe solo che chi viene mantenuto dai contribuenti lavori per guadagnarsi quel denaro, e che se non è “in bolla” tolga il disturbo.
Siamo una città che trova i soldi per ripianare i debiti di Sogeap ( LEGGI DEL PASSIVO DELL'AEROPORTO VERDI ), società degli industriali parmigiani, e non ne trova per stabilizzare la condizione di chi vive il degrado, provocandone a sua volta. Partiamo da questo, volendo distribuire colpe e trovare soluzioni.

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