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Federico Pizzarotti Procura di ParmaDa anni a Parma è soprannominato “Vignalotti”, per la spregiudicata concenzione delle leggi italiane e dei vincoli normativi entro cui è costretto (nei regimi autoritari neoliberisti sarebbe certamente più a suo agio) a muoversi.

Federico Pizzarotti andrà a giudizio per delle accuse che riflettono, paradosso della politica, il dibattito consigliare di allora, e in effetti gli interventi di Maria Teresa Guarnieri (fu la più esplicita, disse chiaramente “guardate che a votare certa roba poi si risponde alla magistratura” ai colleghi del votatoio di maggioranza), Roberto Ghiretti ed esponenti del Pd di allora.
Federico Pizzarotti, l’A Seventh of Mayor, decise di svendere le quote di Stu Pasubio, una nostra partecipata proprietaria di un pezzo del quartiere San Leonardo, per una misura del 52% a Remilia, l’azienda costruttrice. Il tutto in barba al fatto che la stessa Remilia stesse per portare i libri in tribunale (per modo di dire: una coop non può fallire, può presentare un piano concordatario) e quindi che si palesasse concretamente la possibilità che quelle stesse quote finissero alle banche creditrici. Lo sapeva, lo ha fatto ugualmente. Federico Pizzarotti non è più “avvisato”: se la Procura deciderà di procedere (e sarà così, possiamo esserne sicuri) andrà alla sbarra come imputato. Con lui, in realtà, dovrebbero, secondo norma, andare tutti coloro che hanno votato quella delibera, ma su questo aspetto normalmente i magistrati sono più morbidi. In effetti pare stiano analizzando più le delibere di giunta di luglio ed ottobre 2012 che le delibere consigliari che ne sono scaturite: forse chi votò rimarrà incensurato per questo. E così accadrà ai dirigenti comunali di allora, settori contratti e urbanistica, che correttamente segnalarono gli illeciti al sindaco Pizzarotti, inascoltati. Segnalarono anche, è bene sottolinearlo, come Pizzarotti avrebbe potuto operare diversamente senza incorrere in penali, ma anche su questo aspetto furono "sfanculati" dalla componente politica della macchina amministrativa. Gli accordi con gli architetti e con i costruttori erano stati conclusi, ed erano propedeutici a ciò che è Parma oggi.
Federico Pizzarotti e Pietro Vignali fotoSul registro degli indagati sono finiti invece gli ex membri del consigli di amministrazione Andrea Dalledonne, Enrico Degl’Incerti Tocci, Maurizio Carboni, Stefano Bussolati, Pietro Spada, Massimiliano Vento e Maurizio Barbieri.
Andrea Dalledonne è lo stesso che la Fir ha piazzato sulla poltrona più alta dell’organigramma di Zebre ed è stato il deus ex machina (in tutti i sensi del termine machina) della Millemiglia.

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La Procura di Parma, che venne imbeccata da un esposto di Arrigo Allegri e dall'inchiesta della Commissione Audit, sostiene una violazione dell’articolo 353 bis del codice penale, e quindi il reato di turbata libertà di scelta del contraente. Quell’accordo, in altre parole, ha bypassato la possibilità di ricercare sul mercato altri offerenti: Pizzarotti ha stabilito che Remilia fosse la migliore possibilità, che la fosse o meno.

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I Consigli comunali inerenti al tema furono tra i più pesanti di sempre, e non risparmiarono offese né ai giornalisti né ai consiglieri di opposizione critici.
I Magistrati, nel loro j’accuse, scrivono che Remilia (una società di Unieco, la ditta costruttrice dell’inceneritore, guarda il caso) avrebbe incassato “oltre all’evidente vantaggio della rinuncia in favore della stessa Pasubio da parte del Comune a un credito di 5.335.000 euro, anche il pagamento di 3.831.873 euro, subordinato all’approvazione di varianti urbanistiche a priori irrealizzabili, nonchè un aumento di 1.600 metri quadrati di superficie lorda utile rispetto all’originario progetto e non destinati, come previsto, ad uso esclusivamente pubblico”.
Un altro capo di imputazione della Procura riguarda la mancata convocazione della conferenza dei servizi, a dispetto dell’indicazione della Regione: andiamo a memoria, quella fu obiezione sollevata da Massimo Iotti, su tutti.
Nella questione Stu Pasubio tutta una fase storica: in virtù di un passato becero, che alcuni hanno voluto votato all’affarismo bancario si è agevolato un presente becero, che alcuni hanno voluto votato all’affarismo bancario. In virtù di un passato che alcuni hanno voluto vergognosamente indifferente alle leggi dello Stato italiano, alcuni hanno imposto un presente vergognosamente indifferente alle leggi dello Stato italiano. In virtù di un passato che alcuni hanno voluto sordo alle più intelligenti istanze delle opposizioni, alcuni hanno imposto un presente vergognosamente sordo alle più intelligenti istanze delle opposizioni. Ieri come oggi sta sistemando le cose la Procura di Parma, ed è questo il “vergognosamente” più pesante da digerire.

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