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ZFoto schema bagno disabiliPremessa necessaria: a finire sul banco degli imputati non deve essere la ditta fornitrice, che ha tutto il diritto di fare i prezzi che preferisce per i prodotti che offre al mercato. Ci mancherebbe altro. A finire sul banco degli imputati è un Comune di Parma che si comporta in maniera cinica ed incivile, del tutto inadeguata alla storia e all’educazione della nostra collettività.

Cosa è successo? Qualche tempo fa l’amministrazione Pizzarotti decide di dare il via ad una serie di ristrutturazioni inerenti l’Ostello della Cittadella, un rudere ereditato e mai completato visibile alla sinistra dell’entrata principale. Per fare ciò ha stanziato un pacco di soldi (vostri) in buona parte finiti ai Canali ( Guido e Francesco ). Una parte dei lavori è consistita nella demolizione del vecchio bagno pubblico, contiguo all’edificio. I geniacci che gestiscono la faccenda, ed intendiamo sia l’assessore Michele Alinovi che gli insensibili dirigenti comunali che non hanno evidentemente considerato rilevante la questione, l’hanno sostituito con un box della Berenato e Garro snc, azienda di Roncopascolo, che è stato noleggiato per 3 mesi alla cifra di 1.350 euro più iva (al 22%).
Il bagno, suddiviso per genere (maschi e femmine), non ha previsto l’accessibilità per i disabili. Anzi, posto in una zona impervia e dotato di entrate e spazi strettissimi, è proprio inaccessibile a chi non sia in accettabili condizioni atletiche. Occorre essere chiari: non è che nel parco ci sia un altro bagno accessibile ai disabili e semplicemente questo non lo preveda. E’ che proprio non c’è neanche un bagno per disabili in tutta la Cittadella, che è il principale parco cittadino (assieme al Ducale, dall’altra parte della Parma).

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ZFoto Parco cittadella lavori INon pago di tutto ciò il Comune di Parma...lo ha anche acquistato, il dannato bagno chimico! E’ il contenuto della determina dirigenziale 2100, a firma Silvano Carcelli: in essa il Comune di Parma richiede all’azienda fornitrice una valutazione del prezzo del box “venduto nello stato in cui si trova”, recita il preventivo in allegato. Il prezzo proposto è stato di 2.440 euro iva inclusa, la determina ne sancisce l’acquisto.
In altre parole il Comune di Parma, gli assessori Michele Alinovi (urbanistica) e Laura Rossi (welfare) principali protagonisti, decidono non solo di perpetuare la inaccettabile forma di discriminazione delle persone disabili messa in atto alcuni mesi fa con la scelta iniziale, ma addirittura di renderla “di proprietà”.
Siccome il tema è piuttosto inconsueto, abbiamo deciso di compiere una normalissima ricerca su internet su box bagni accessibili a disabili o, ancora meglio (ci pare che quegli esseri umani lo meritino), pensati proprio per disabili. Una sfilza di aziende si è profilata davanti ai nostri occhi, comprese alcune note marche del nostro territorio (una termina per -house, ed è la più nota in termini di creazioni box): il prezzo di un bagno nuovo di zecca accessibile anche ai disabili parte dai 2 mila euro iva inclusa, cioé 400 euro in meno di quanto abbiamo pagato quello usato oggetto della determina. Peraltro: siamo convinti che la stessa azienda di Roncopascolo lo saprebbe realizzare, pagandola. I listini prezzi sono molti, arrivano a quelli coibentati per disabili, sui 6 mila euro: le soluzioni non sarebbero mancate.
E’ quindi questa, Parma? Una città nella quale si possono spendere centinaia di migliaia di euro per fare un buco che passi sotto via Mazzini ma non si trovano 2 mila dannati euro affinché un disabile o una persona molto anziana o semplicemente obesa possano recarsi nel principale parco cittadino senza cagarsi o pisciarsi addosso? Che razza di sensibilità (o meglio, di insensibilità) occorre avere per non provvedere per mesi a sanare giustizie tanto plateali e anzi per formalizzarne la prosecuzione? Ecco che quindi la determina 2100 racconta del rapporto di questa amministrazione con i disabili, ma anche forse del nostro, visto che glielo lasciamo fare.
Soluzione: potremmo ideare una pagina “Non sapevo fosse minorenne” e poi proditoriamente modificarne il nome in “non sapevo fosse disabile”, quindi sostituire le foto di procaci ragazze nude e/o seminude con materiale informativo riguardante i presidi sanitari necessari ad una persona disabile, tipo i sollevatori, le pedane, i doccini per l’igiene personale delle zone intime e via dicendo. Se questo è il livello etico e morale dei nostri amministratori occorrerà pure trovare degli escamotages per indurli a riflessioni e a provvedimenti adeguati nei confronti delle nostre sorelle e dei nostri fratelli con fragilità. Perché così non si può continuare, è evidente.

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