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ZFoto Iren andamento azionarioPenultimo tassello di un faticoso ed ininterrotto lavorio di consegna dei “gioielli di famiglia” ai grandi gruppi bancari da parte dell’amministrazione Pizzarotti: è questo, in estrema sintesi, ciò che è successo anche ieri alle azioni Iren, che un tempo furono vostre.

Penultimo perché il commiato avverrà con le azioni di Fiere di Parma, che andrà in discussione in Commissione tra pochi giorni, nonostante sia ormai concluso il periodo di legittimità politica di questo mandato (lo scioglimento del Consiglio è previsto tra dieci giorni).

LEGGI DI FIERE DI PARMA
Il primo cittadino Federico Pizzarotti (Credem) e il Capogruppo di Effetto Parma Marco Bosi (CheBanca!) in effetti per un gruppo bancario ci lavorano anche, ma chiaramente questo non c’entra nulla, ne siamo certi. Voi pure, immaginiamo.
Nonostante i conti delle Partecipate siano in equilibrio da tempo, Luigi Bussolati, amministratore unico di STT ha chiesto ed a suo tempo ottenuto l’approvazione di un piano finanziario che prevedesse la messa in vendita di 52,2 milioni di azioni Iren, che nel 2011 garantivano un controvalore da 65 milioni di euro circa. Con tale cifra la “madre di tutte le Partecipate” contava di ripianare il debito bancario delle sue controllate, e quindi di STT Holding, STU Area Stazione SPA, Parma Sviluppo, Casadesso SPA, STU Authority SPA, Città delle Scienze, Alfa, Metro Parma Srl.
Da quando Pizzarotti e soci hanno deciso di vendere Iren non ha fatto che produrre utili e dividendi, ma questo non sembra aver indotto nessuno, tra gli amministratori, ad alcuna riflessione rispetto all’opportunità di quella vendita di azioni. Anzi: proprio perché non sono mai andate tanto bene la convinzione sull’opportunità di venderle pare essere stata rafforzata. Un po’ come se in un matrimonio mai andato tanto bene il marito presentasse richiesta di divorzio, in effetti.
Il risultato? Ripianare debiti che nessuno sta sollecitando a saldare utilizzando fondi che una volta perduti non riavremo mai più. Quelle che Marco Bosi, che se non ha cambiato recentemente lavora in CheBanca! del gruppo Mediobanca, definisce “scelte impopolari” in definitiva si sono tradotte in un bacio d’addio del Comune di Parma rispetto alla possibilità di influenzare le linee di indirizzo della multiutility con sede in strada Santa Margherita. Perso il trasporto pubblico (Tep chiuderà, visto che a vincere la gara è stata Busitalia LEGGI E VAI A RITROSO NEI LINK ), vendute le azioni dell’azienda che si occupa di gas, acqua, rifiuti, energia elettrica e via discorrendo, regalate a Bologna le peculiarità fieristiche della nostra città, ciò che resta è un sistema economico-finanziario pasciuto e grato all’ex pupillo di Grillo. Poi chiediamoci perché a Ponte Caprazzucca appoggiano Pizzarotti con un’energia mai vista nemmeno per Vignali.
Non casualmente il piano finanziario per la chiusura di tre controllate ( Casadesso, Alfa e Metroparma ) è stato approvato con i voti della maggioranza pizzarottiana, l’astensione di 8 consiglieri di opposizione e il voto contrario di altri 3.
Speriamo chi arriverà da giugno riesca a fermare questo immondo meccanismo, anche se a dire il vero l’impressione è che le cose siano ormai troppo avanti per riuscire a fare alcunché.

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