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Consiglio comunale streming“Passiamo ora alla proposta successiva, la numero 678 del 2017 – annuncia il presidente del Consiglio comunale Marco Vagnozzi - : approvazione del Regolamento in materia di accesso documentale e accesso civico semplice e generalizzato”. Una delibera tecnica con cui fondamentalmente si modifica la possibilità dei Consiglieri comunali o dei semplici cittadini di accedere agli atti.
Attenzione, perché dietro ad una anonima e apparentemente insignificante formuletta “accesso agli atti” c’è una delle più alte forme di democrazia che questo malconcio Paese possa offrire ai propri abitanti: con l’accesso agli atti un cittadino X può esclamare “ehi, quella variante urbanistica non mi convince per nulla: mi stanno costruendo una tangenziale in giardino per servire l’azienda sponsor del primo cittadino...fammi dare un’occhiata!”, e assieme al suo avvocato può approfondire la questione.
Oppure chi fa informazione può pensare “uhm, ho capito che quell’architetto dà da mangiare allo studio di quell’assessore, nel quale lavora quella parente dell’assessore stesso...fammi verificare quell’affidamento diretto”. Cose così, insomma.
Lo Stato italiano ha considerato questa pratica tanto rilevante nel processo di trasparenza e controllo delle amministrazioni da dedicare ad esso una legge ad hoc, peraltro modificata un decennio fa circa:
“L’attività amministrativa persegue i fini determinati dalla legge ed è retta da criteri di economicità, di efficacia e di pubblicità e di trasparenza, secondo le modalità previste dalla Legge nonchè dai principi dell’ordinamento comunitario’’ recita l’art. 1 legge 241/90 (modificata e integrata dalla Legge 15/2005).
L’accesso agli atti è a discrezione dell’ente pubblico solo in caso di segreti di Stato (ahinoi), nonché nei casi in cui venga valutato necessario un segreto di divulgazione. In passato casi rarissimi, con Pizzarotti sono state molto più frequenti le occasioni di “secretazione”, spesso utilizzando come scusa la privacy di soggetti terzi coinvolti. Quest’ultima, a ben ricordare, fu anche il motivo addotto dal primo cittadino come scusante per non aver comunicato i propri avvisi di garanzia.

PER APPROFONDIRE LEGGI
Schermata del 2017 04 10 22 17 58“Con questa proposta di delibera – annuncia in aula Donatella Signifredi, dirigente comunale – la volontà dei tecnici è di abrogare il Regolamento vigente in materia di accesso documentale, in modo che ci sia un unico Regolamento che disciplina tutte le ipotesi di accesso”. Ok, niente di male: i Consiglieri di opposizione cominciano a leggere il testo e a formarsi un’idea. A detta della dottoressa Signifredi con esso si incorporano anche gli aggiornamenti in materia di privacy, per l’appunto, che si sono accumulati sulla 241 dal ‘90 ad oggi.
Ad un certo momento il Consigliere Paolo Pizzigoni prende la parola: “io qui vedo una contrapposizione fra l’articolo 9, che dice il sindaco può impedire l’accesso agli atti, e quindi questa trasparenza, questa apertura, viene inibita dal fatto che oltre alla legge, anche il sindaco può dichiarare riservati certi documenti e quindi negarne l’accesso. Questo si scontra, secondo me, con l’articolo 10 del Testo Unico degli Enti Locali (il famoso TUEL), che detta che non solo tutti gli atti dell’amministrazione comunale sono pubblici ma che addirittura il Regolamento del comune deve assicurare il diritto dei cittadini di accedere alle informazioni di cui è in possesso l’amministrazione, e quindi non solo documenti. Perché anche il sindaco ha il diritto di dichiarare riservati gli atti?”.
Donatella Signifredi: “è previsto dal 267 che il sindaco possa dichiarare riservati gli atti, anche se non ricordo esattamente l’articolo, è tra le prerogative del sindaco”.
Alla faccia del “Comune casa di vetro” promesso ai parmigiani nel 2012! Quindi cosa succede? Che se per caso un cittadino sospetta che uno degli assessori o il sindaco stesso “mangino” o coltivino interessi particolari e diretti rispetto a dei beni comuni (tipo dare un palazzo storico di piazza Garibaldi all’azienda in cui lavora la moglie, un Consigliere comunale e la tua principale sostenitrice e finanziatrice, per esempio) non può verificare la cosa, e quindi magari recarsi in Procura per una denuncia, perché il sindaco stesso ha il potere di veto rispetto alla fornitura del documento che comproverebbe tutto. Non ci siamo inventati nulla: è tutto nella registrazione del Consiglio comunale, parola per parola.
La potenziale pericolosità di questa approvazione è evidente: in un quadro di disaffezione profonda, nel quale lo streaming si attesta sui 10 spettatori (essendo 12 le testate on line di Parma è verosimile non siano esattamente parmigiani della strada, quelli collegati), con uno o due spettatori nell’area riservata al pubblico durante le sedute consiliari (a loro volta candidati alle prossime elezioni) e zero cittadini nelle Commissioni, una norma del genere apre le porte ad un maneggiare di denaro pubblico inquietante e nessuna possibilità di controllo dall’esterno.
Ed è potentemente compromesso anche quello interno: basta che Federico Pizzarotti, o chi gli succederà, faccia applicare la fascetta rossa tipica dell’atto riservato e che decida, in modo assolutamente autoreferenziale, di fornire solo parzialmente i documenti, che anche il potere di verifica e controllo dei Consiglieri di opposizione andrà a farsi benedire. Se a ciò aggiungiamo l'inasprimento dei divieti, sempre voluti dalla giunta Pizzarotti, ai dipendenti comunali rispetto al narrare ciò che capita in Comune (a giornalisti o ad altri) potremmo dire... che la frittata è fatta!
E’ dunque diventata questa la democrazia a Parma? Una serie di addetti stampa che passano materiale a giornalisti considerati amici e nessuna possibilità di controllo sui documenti scottanti, quelli che potrebbero inchiodare un politico disonesto, nella più assoluta indifferenza della società civile? E’ abbastanza inquietante, se ci pensate bene.

(La seconda fotografia si riferisce all'ultima convocazione arrivata in redazione. E' possibile che venga secretata in alcune parti: ma sì! In fondo si parla soltanto di variazioni di Bilancio, perché rendere conto ai cittadini? Mamma mia, che tempi!)

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