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Parma Unita Roberto Ghiretti sede nuovaUn candidato sindaco chiamato Paolo Scarpa, è questo l’augurio che faccio ai parmigiani e a me stesso per la mattina del 6 marzo.

Il suo programma elettorale così attento all’ambiente, all’accoglienza dell’altro, alle famiglie, al dialogo con i cittadini, ridisegna il concetto di democrazia cittadina, messa a dura prova da questi anni di oligarchia targata Pizzarotti. Questi si è rivelato il capo di un gruppo di affamati di poltrona, e per tutto il proprio mandato amministrativo ha evitato di confrontarsi con i parmigiani, sovente in dispregio di quanto promesso loro.
Colgo l’occasione offerta da queste righe per sottolineare che la decisione di appoggiare Paolo non è giunta per sola volontà personale, ma come frutto di una serie nutrita di incontri di tutto il gruppo di Parma Unita, che ha scelto le linee politiche in modo corale: se in un gruppo di un centinaio di esseri intelligenti alcune persone scelgono altri percorsi non vi è nulla di male, fa parte del novero delle possibilità. Avranno trovato soluzioni più confacenti alle proprie aspettative, non mi scompongo per questo: solo sia chiaro che lo fanno perché in difficoltà con le regole di democrazia interna di un gruppo politico. A loro va però il mio sincero “grazie” per tutta la fatica ed il tempo donati a Parma Unita in questi anni.
Proprio in ossequio alle regole di democrazia confermo il mio appoggio a Gentian Alimadhi o a Dario Costi, nel caso dovessero prevalere nella contesa: mi auguro che tutte le persone coinvolte a vario titolo nel mio o in altri schieramenti faranno lo stesso.
Rispetto a Dario Costi non posso non commentare in punta di sorriso le critiche del senatore Pagliari, molto duro rispetto alla mia esperienza assessorile: devo confessare che non ho avuto l’impressione avesse un tale concetto di me né durante i due anni del mio impegno, che non lo ha visto sollevare alcuna eccezione nei miei confronti, né nelle molte volte in cui ha chiesto ed ottenuto un incontro, e non ritengo sia ipotizzabile sia venuto nel mio Studio per la bontà del caffè del distributore automatico posto nel corridoio. Forse è una ritorsione per il mio smarcarmi dalle sue offerte, non lo so: ciò che so è che un senatore costato 1 milione di euro ai parmigiani in 4 anni di emolumenti, che in cambio ha portato in città poco o nulla, dovrebbe riflettere in modo più umile rispetto alle proprie uscite pubbliche.
Tutte queste considerazioni non sono avulse e dettate dal livore, ma la pietra angolare di una scelta che mi riporta a Paolo Scarpa: sono un 60enne parmigiano stanco di quel modo di fare politica, degli inciuci tra persone diversissime tra loro, unite solo dalla brama di incarichi e di stipendi. Sono stanco di un modo di concepire la città che il regista Francesco Rosi aveva definito già 54 anni fa, e che ritengo abbia impoverito Parma anche sul piano dei rapporti umani, oltre su quello del benessere materiale. Sono stanco soprattutto che vengano elette le persone sbagliate al posto sbagliato come frutto di dinamiche salottiere da provincia della provincia: è ora che il nostro territorio torni a pensare “da grande”, e a pensarsi con orgoglio.
Eleggere Paolo o votare Dario e Gentian non è la stessa cosa, perché non è la stessa cosa volere un nuovo inquinante svincolo autostradale alle porte della città o prefigurare Parma come snodo di un trasporto su rotaia ecologico ed economicamente conveniente. Più in generale è tutto il programma di Paolo a risultare umano e attento al cittadino della strada: le cinque soluzioni concrete sono un braccio sulla spalla a chi è stato ingiustamente aggredito e derubato, le proposte per una Parma dei bambini sono anche un modo di dire ai nostri concittadini che possono ricominciare a concentrarsi sull’amore per il proprio partner e sui frutti dello stesso, senza angosciarsi per il portafoglio. Amministrare una città non può e non deve tornare ad essere il risultato dell’accordo di svariati “capobastone” di ambito politico o economico, modalità così simile ad un summit di ben altra natura, ma un pranzo in famiglia tra persone che si vogliono bene, con una sedia pronta da aggiungere per chi arriva in città affamato e stanco.
Mio padre Gaetano, falegname in via Casa per tutta la vita e sopravvissuto al campo di prigionia in Germania, mi ha insegnato che Parma è soprattutto questa, e intendo concludere il mio percorso umano consegnando a mia figlia l’intero bagaglio di valori ricevuti. Per tutti questi motivi: forza Paolo, Parma Unita è con te!

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