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ZFoto scritte su muralesVerrebbe da indirizzare un sentito grazie a questi anonimi ragazzi, latori di una ribellione sincera alla Parma imposta ed artificiale di Federico Pizzarotti. Il cosidetto “decoro”, che in altre città (a differenza di Parma) consiste nel togliere le strade agli spacciatori o ravvivare il commercio, usato come strumento di propaganda politica istituzionale e modalità di distribuzione di soldini ai giri “amici”.
Il tema sollevato di fronte al Toschi è tutt’altro che banale: nella vicina Bologna (ma è l’esempio più recente di una lista lunghissima), non più tardi di un paio di giorni fa, si sono confrontati Fabio Roversi Monaco, presidente del Genus Bononiae, lo storico dell’arte Luca Ciancabilla e Dado, uno dei writer più conosciuti in Italia. Il nocciolo della discussione ha riguardato e riguarda la definizione stessa di street art, ma in subordine anche quale funzione debba essa svolgere nella società contemporanea: nata come espressione spontanea e ribelle, è giusto che risulti omologata proprio da quel sistema che esigeva di contestare?
PER APPROFONDIRE LEGGI “BLU CANCELLA LE SUE OPERE”
Anche Parma è oggi investita da questa polemica, che come accennavamo è già scoppiata in un po’ tutte le altre città: Federico Pizzarotti ha sostenuto materialmente il progetto che ha visto all’opera il noto milanese Pao e alcuni ragazzi dei centri giovani del Comune, patrocinando anche in Galleria San Ludovico la mostra "Trick-Or-Treat" , curata da Chiara Canali (già Parma 360, “Terzo Paradiso” e tutto ciò che ne consegue).
Un “giro giusto”, sostenuto dalla coppia Pizzarotti-Ferraris, che ha avuto la possibilità di fare e disfare a proprio piacimento, all’interno dei paletti determinati dall’amministrazione. Con la quale, chiaramente, è scattata immancabile la foto da sventolare in campagna elettorale.
A volerla proprio riassumere, da un lato abbiamo delle persone che scrivono su dei muri senza il permesso dell’amministrazione comunale, e senza subirne il dettame politico, che sono perciò delinquenziali, “vandali” o “deficienti”, a seconda di quanto sia imbufalito il primo cittadino, dall’altro lato abbiamo i figli di una borghesia locale, acculturati e ben inseriti che presentano il loro bel progettino all’amministrazione di “Federico” e possono andare di bomboletta sui medesimi muri. I secondi sono incensati, foraggiati e finiscono sulla pagina del Comune di Parma.
Fanno riflettere anche aspetti ulteriori, di questa vicenda: i nostri concittadini sono abituati da una cinquantina d’anni circa a ricordare i propri eroi grazie ad una “scritta sui muri” (che probabilmente dai Pizzarotti di allora venne considerata un vandalismo) “Balbo t'è pasè l'Atlantic ma miga la Pèrma”, e non per la parata di sederi da poltrona che di anno in anno si portano in piazzale Picelli. Una scritta sola, questa, ha un valore di memoria incredibile, nella nostra città.
L’altra considerazione riguarda sempre la medesima scritta: quando essa si è trasformata in “Berna t'è pasè l'Atlantic ma miga la Pèrma”, all’indomani della vittoria del M5S sul PD, curiosamente il neoeletto sindaco non ebbe nulla da eccepire, e si guardò bene dal rimuoverla. Come se in effetti le scritte a suo favore fossero testimoni di passaggi politici epocali, e quelle tipo “Pizzarotti, adesso pulisci nador” invece atti di incivile vandalismo. Curioso, non trovate?
Anche la scritta in sé stessa rappresenta uno spunto di riflessione importante: “non puoi ammanettare quello che diciamo: è come mettere un preservativo sulla lingua” racconta tutta una indisponibilità a far catalogare ed incasellare la rabbia, il senso di ribellione. La refrattarietà a consentire che anche i moti spontanei siano ad appannaggio di gente prezzolata da questo o quel politico.
In fondo racconta, anche in modo maldestro, una parmigianità stanca di una narrazione wonder bras e siliconata, grazie alla quale la giunta del Mulino Bianco ci impone una città che è bellissima e ben tenuta solo nella sua mente.
Una riprova? Pizzarotti ha annunciato che pubblicherà i volti dei responsabili: metà di coloro che stanno leggendo questo articolo staranno pensando “perché non pubblichi quelli degli spacciatori di strada San Leonardo, nador?”, e una seconda quota piuttosto significativa starà pensando “giusto!”.
Sono segnali che un amministratore, in carica o desideroso di esserlo, dovrebbe cogliere, anche solo per ridurre il canyon che lo separa dalla gente comune. Siamo a Parma, e c’è da credere che ciò quindi non avverrà. Grazie a quegli anonimi imbrattatori di muri: così poche righe, così tanti temi politici sollevati.

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