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Marco Ablondi in casa suaPizzigoni, uno che non si è mai capito bene come sia riuscito a passare da Tommasini alla Guarnieri (ma questo è un altro discorso), si è l’altroieri alzato in piedi in Consiglio comunale ( LEGGI ) e ha detto, rivolgendosi a Pizzarotti, una delle cose più intelligenti udite in questi ultimi quattro superficiali e vagamente surreali anni di amministrazione della res publica: “non so cosa accada, quando ci si siede su quella poltrona... ma la gente cambia e comincia a ritenersi indispensabile per la città”. Niente di più vero, a nostro avviso.
E non si può pensare ad altro, vedendo il sindaco ex grillino magnificare, e anzi difendere dalle ambizioni piacentine ( LEGGI ), il progetto per la parte nord-ovest della città firmato Vignali-Buzzi.

Uno lo guarda e pensa: “ma come? Con i due marron glacé che ci hai fatto venire con la decrescita, lo stop al consumo del suolo, il cemento zero e via dicendo, vai a devastare tutta la campagna compresa tra strada dei Mercati ed il cavalcavia dell’autostrada?”.
Ebbene sì. Con il consenso dell’ogni giorno più ridicolo Pd parmense (di ieri e di oggi), che quando c’è da scodinzolare attorno a ponte Caprazzucca provvede a non arrivare secondo ( LEGGI ).
A suo tempo, però, ci fu chi si oppose. No, non Massimo Iotti o Giorgio Pagliari, facce diverse di una medesima necessità poltronaia: ci riferiamo a Marco Ablondi, “indipendente” per Rifondazione Comunista.
Le sue analisi di allora, i suoi botta e risposta con quell’anima candida di Cesare Azzali ( chissà se i due Pizzarotti lo proporranno per il prossimo Sant’Ilario, a questo punto), pubblicati da Polis e da altri giornali, diventarono nel loro piccolo una pagina di storia contemporanea.
Era una Parma che cominciava a ribellarsi allo strapotere del disegno ubaldo-vignaliano, una città che credeva addirittura che chi rubava potesse finire in galera. Poi fu eletto Federico Pizzarotti, e la situazione è quella che avete sotto gli occhi ( LEGGI ).
“ Il progetto del Mall? Non stava in piedi – ricorda Marco Ablondi, accogliendoci in casa sua, nel cuore del Montanara -. Innanzitutto perché ci hanno invitato ad una riunione sulla Fiera, e quando siamo stati in Fiera abbiamo trovato delle presenze che non avevano alcuno interesse con lo sviluppo della Fiera stessa”.
Un po’ come oggi, anche nella Parma di allora chi era al potere faceva le sue cene, i suoi incontri riservati, i cui esiti poi venivano comunicati a chi, obbedendo, doveva votare in aula. In tal senso, tanto per dire, c’è un monte pieno di vigne che oggi detta la “lista della spesa” agli onesti che andranno di moda. Erede spirituale, se vogliamo, del ruolo ricoperto da una sorta di castello dalle parti di Felino in passato.
“ C’era un progetto – sottolinea su questo versante l’avvocato – che intendeva utilizzare quasi totalmente l’area dalla Fiera alla ferrovia, e quindi alla città, con spazi per negozi, si può dire un grande supermercato disposto in modi diversi che occupava gran parte di quel territorio”.


Ex Salvarani modificataChi ha avuto la sciagura di vedere il progetto vignaliano e quello pizzarottiano sa che i due sono fondamentalmente identici, fatto salvo che il secondo prevede la vocazione cargo del Verdi e quindi un allungamento della pista. Essenzialmente il progetto di Federico Pizzarotti è la versione inquinante di quello di Pietro Vignali.
La reazione degli allora Consiglieri comunali?
“ La cosa ci sorprese – ci dice Ablondi -, perché eravamo stati convocati per visionare quale fosse il terreno di sviluppo della Fiera e invece questa era semplicemente un’appendice rispetto ad un progetto sul quale abbiamo poi espresso parere contrario “.
Marco Ablondi, nei propri interventi di quel tempo, rimarcò moltissimo quanto quei progetti fossero impattanti sul tessuto sociale ed economico cittadino: “ quello che mi ha spinto, in sostanza, a dire “no!” era anche la preoccupazione per le conseguenze che ne sarebbero derivate nella nostra città, perché un centro commerciale di quella dimensione avrebbe creato grandi difficoltà per il commercio locale. Io amo la mia città, e ho pensato che bisognasse difendere le attività presenti, e non lasciare che intervenissero dei progetti che snaturassero Parma. Per l’amore della mia città, io mi sono opposto”.
Tra l’altro il progetto, che mutua un tantino il disegno di Bergamo con fiere, centro commerciale ed aeroporto relativamente (ma non fino a questo punto) vicini, fa riflettere anche rispetto alle norme di sicurezza: chi lo sta approvando si assume anche la responsabilità di aumentare esponenzialmente il rischio di una strage, in caso di incidente aereo.

Per capirci: alcuni anni fa un piper è caduto nei pressi di Baganzola, e ha trovato sotto a sé dei campi, domani invece cadrebbe un trasporto cargo, e sotto a sé ci sarebbe il più grosso centro commerciale in regione (confermandosi le previsioni edificatorie, peraltro in costante aumento).
“ C’è anche questo aspetto – concorda Marco Ablondi – e mi chiedo: è compatibile un centro commerciale che si estende su un’area territoriale molto ampia a ridosso di un aeroporto, in uno spazio così ristretto? E dobbiamo anche considerare, a questo punto, che le dimensioni di Parma non potranno mai essere competitive con città come Bologna o Milano. Noi siamo completamente diversi. Lunardi ci ha messo un sacco di soldi e gli uomini chiave, ma la cosa è stata un completo fallimento, e non poteva essere diversamente”.
Il tema è poi quello, se vogliamo: come rendere funzionale un piccolo aeroporto? Devastando l’economia di un’intera città ( LEGGI DELLA PRESENTAZIONE BONACCINI-PIZZAROTTI )? Non pare essere la strada più intelligente, e le recenti defezioni di Ryanair e voli isolani questo raccontano, cioé che al netto della consueta grandeur politico-economica ciò che abbiamo è una visione di città distante dalla natura, dall’anima stessa, di Parma. Ci stiamo smarrendo nello stato stuporoso di una leadership ormai sganciata dalla realtà. Marco Ablondi lo intravvide allora, Cassandra inascoltata di un sistema che si autoalimenta. E’ piuttosto triste.

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